Ylenia Carrisi, una storia senza fine

Nemmeno le ultime analisi del DNA hanno portato a una soluzione del caso Ylenia Carrisi: che fine ha fatto la figlia di Al Bano e Romina Power?




Ylenia CarrisiCi sono storie destinate a restare dei misteri e il caso della scomparsa e presunta morte di Ylenia Carrisi, figlia dei celebri cantanti Al Bano e Romina Power, è ancora oggi una vicenda da annoverare tra i casi irrisolti. Nel ricordare questa triste vicenda non vogliamo lanciarci in ipotesi che potrebbero essere viste come una qualche forma di speculazione sull’onda della notorietà del caso, ma offrire ai lettori una prospettiva più tecnica sui passaggi legati al DNA e alla mancata identificazione di Ylenia Carrisi nel corpo ritrovato il 15 settembre 1994 in Florida. Le ultime novità che hanno permesso una (illusoria e informale) riapertura del caso vengono dal camionista Keith Hunter Jesperson, responsabile dell’assassinio di una ragazza di nome Suzanne. A riferire il nome è stato lo stesso camionista e, destino vuole, che sia lo stesso con il quale pare Ylenia Carrisi si facesse chiamare nella sua nuova vita americana dopo avere lasciato l’Italia per vivere al seguito di un sassofonista, Alexander Masakela, 54enne di colore conosciuto nell’estate del 1993. Giunta dapprima nel Belize (America Centrale) e infine a New Orleans il 30 dicembre 1993, le notizie su di lei e sulla sua vita diventano via via più sporadiche. L’ultimo contatto che la famiglia ha con Ylenia risale al 1 gennaio 1994, telefonata fatta dal “LeDale Hotel” dove alloggia con il suo fidanzato. Le informazioni inerenti le sue ultime ore giungono invece a seguito delle prime indagini della Polizia. Il 6 gennaio la proprietaria dell’Hotel avrebbe visto Ylenia per l’ultima volta: la ragazza sarebbe uscita alle 12:00, senza valigie e non accompagnata.




Al Bano e Romina PowerQuasi dodici ore più tardi un uomo l’avrebbe vista gettarsi nel Missisipi. Ma il presunto testimone si scoprirà essere affetto da miopia e dunque ritenuto inattendibile. L’inchiesta non si ferma e attenzionato speciale è l’uomo che con Ylenia condivideva la camera dell’Hotel, ma anche questa pista svanisce nel nulla. Poi quel corpo e quelle dichiarazioni che riaccendono la “speranza”, almeno quella di ritrovarla e avere un corpo da seppellire. Invece pochi giorni fa l’ennesima pista che si risolve con un nulla di fatto: il cadavere rinvenuto lungo uno dei bordi della Interstate 10, zona periferica di Holt, aveva solo le fattezze che ricordavano Ylenia Carrisi, ma non era lei. A dirlo con certezza è il tanto agognato e citato DNA, prova che in questo caso può dirsi inoppugnabile. È stato lo stesso sceriffo di Palm Beach, Dennis Haley, a comunicarlo via e-mail alla trasmissione italiana Chi l’ha visto?. La prova del DNA è oggi una delle più utilizzate, laddove possibile, grazie alla capacità di fornire indicazioni con bassissima probabilità di errore, talvolta prossima allo zero. In casi del genere il primo passo da compiere è la valutazione della salma per comprendere lo stato di conservazione di un corpo e capire se esistano parti dello stesso in grado di fornire del DNA. Non sappiamo quali parti sono state usate per la comparazione, ma già i denti sono un’ottima fonte di DNA in grado di dare un esito sicuro perché la loro morfologia è poco variabile nel tempo. Il resto lo fanno i cosiddetti “loci”, brevi sequenze localizzate sul DNA, variabili al punto che la loro combinazione può ritenersi unica; parametri necessari per conoscere se l’esito del confronto può dirsi positivo o negativo (solitamente servono almeno 16 loci per dare giudizio di positività ad un accertamento).




Il LeDale Hotel, ultima residenza conosciuta di Ylenia Carrisi
Il LeDale Hotel, ultima residenza conosciuta di Ylenia Carrisi

Nasce da qui l’interrogativo di natura tecnica, ovvero perché si è scelto solo ora di verificare se il cadavere rinvenuto sulla Interstate 10 fosse davvero quello di Ylenia, tanto più in virtù della forte somiglianza tra le due ragazze. Già nel 2013, infatti, la madre Romina Power aveva depositato il proprio DNA in Texas presso un laboratorio al fine di compiere tutti gli esami necessari. Al di là della tempistica seguita, anche gli ultimi accertamenti hanno dato esito negativo e dunque serve ripartire da zero. Ylenia non fu uccisa dall’ex fidanzato, non si sarebbe gettata nel Missisipi, non sarebbe finita nel giro della tratta delle bianche. Ad oggi la “verità” sulla fine della ragazza è scritta in una sentenza del Tribunale di Brindisi che un anno fa (1 dicembre 2014) ha accolto la richiesta del padre Al Bano Carrisi e ha dichiarato che si tratta ormai di «morte presunta».

 

articolo di Pasquale Ragone @PasqualeRagone

Ylenia Carrisi, una storia senza fine ultima modifica: 2015-12-26T15:24:58+00:00 da info@cronacaedossier.it

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