Yara, l’avvocato della famiglia: «Bossetti macellaio, confessi!»

Arringa accalorata dell’avvocato Andrea Pezzotta, che chiede 3 milioni di euro di risarcimento e invita Bossetti a confessare l’omicidio di Yara





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Yara Gambirasio

Udienza di fuoco nell’ultimo episodio del processo a carico di Massimo Bossetti, accusato di aver ucciso Yara Gambirasio, la 13enne ginnasta di Brembate scomparsa dopo un allenamento in palestra il 25 novembre 2010 e ritrovata morta in un campo il 25 febbraio 2011.

«Ci dica come sono andate veramente le cose. Lei è un uomo tormentato: liberi la propria coscienza, così potrà vivere meglio. Per la famiglia sarebbe importantissimo saperlo». Queste le accorate parole dell’avvocato Andrea Pezzotta, l’avvocato della madre di Yara Gambirasio. Durante l’arringa Pezzotta si è rivolto direttamente a Massimo Bossetti definendo l’uccisione della ragazzina «un’orribile operazione di macelleria».

 

Ma non è tutto. La famiglia di Yara ha chiesto a Massimo Bossetti tre milioni, 249 mila e 230 euro come risarcimento: questa la cifra che i legali dei Gambirasio hanno esposto, calcolata sulla base di tabelle del Tribunale di Milano relative nella fattispecie ai danni morali. La richiesta danni è arrivata al termine di un commosso appello dell’avvocato Pezzotta affinché Massimo Bossetti confessi: «Ci dica come sono andate veramente le cose. Lei è un uomo tormentato: liberi la propria coscienza, così potrà vivere meglio. È lei che deve decidere e non le resta molto tempo. Per la famiglia sarebbe importantissimo saperlo».

Non si tratta però dell’unica richiesta di risarcimento danni: centomila euro è stata la richiesta presentata dall’avvocato di Massimo Maggioni, collega di Bossetti che accusa il carpentiere di Mapello di calunnia per aver tentato di far ricadere la colpa dell’omicidio di Yara su di lui.

 

 

Massimo Bossetti
Massimo Bossetti

D’altro canto, non si è fatta attendere la reazione di massimo Bossetti, che ha sbottato nel momento in cui l’altro legale dei Gambirasio, l’avvocato Enrico Pelillo, ha ipotizzato una ricostruzione dei fatti che vedeva Bossetti artefice di un vero e proprio atto da macelleria . «Non è vero niente!», ha esclamato il muratore di Mapello, rompendo il silenzio. Proprio Pelillo ha fatto chiaro riferimento al DNA trovato sul cadavere di Yara, definendolo «una prova stoica, inossidabile, inconfutabile». Secondo l’avvocato, infatti, il DNA «è un macigno: è la firma di Massimo Bossetti al delitto di Yara». Pelillo ha inoltre invitato la Corte, una volta riunitasi in Camera di consiglio, a evitare ogni possibile condizionamento mediatico creatosi attorno al processo.

 




 

serena mollicone«L’assassino di Yara è una persona scaltra» ha affermato Pelillo. «Noi non abbiamo mai cercato un colpevole, ma il colpevole. Dopo la scomparsa di Yara anche la sua famiglia è stata oggetto di indagine da parte del pm, che ha fatto bene. Fulvio [padre di Yara, ndr] è stato letteralmente massacrato da alcuni esponenti della stampa. Quando poi è stato ritrovato il corpo, tre mesi dopo la scomparsa, sono stato contento per la famiglia, perché peggio di un figlio assassinato c’è solo un figlio scomparso. In tutto questo periodo la famiglia Gambirasio ha vissuto con dolore, riserbo, pudore e dignità».

«Il movente dell’omicidio di Yara è chiaro e limpido ed è di natura sessuale» ha aggiunto il legale, mentre Massimo Bossetti sorrideva ironicamente scuotendo il capo con disapprovazione. «Le lettere che Bossetti ha inviato a una detenuta sono indicative dei suoi gusti sessuali, in linea con le ricerche trovate nel computer della famiglia: in entrambi si parla di dettagli intimi simili. Bossetti è un mentitore seriale, la cui memoria va e viene a seconda della sua convenienza».

 

articolo di Gianmarco Soldi
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Yara, l’avvocato della famiglia: «Bossetti macellaio, confessi!» ultima modifica: 2016-05-21T14:25:41+00:00 da info@cronacaedossier.it

3 thoughts on “Yara, l’avvocato della famiglia: «Bossetti macellaio, confessi!»

  • 25 maggio 2016 at 10:28
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    Incredibile! Si chiede ad un imputato tenuto in carcere pretestuosamente e massacrato mediaticamente, di confessare un delitto che non ha commesso. L’ennesima riprova che la ricostruzione dell’accusa è debole, gli indizi labili, la cosiddetta prova del DNA assolutamente inconsistente. Ragioniamo: si è partiti da una microtraccia di DNA, distruggendo peraltro il campione originale, e non si è concesso alla difesa di far fare una perizia a terze parti sugli indumenti della vittima. Neanche i processi ai negri negli USA degli ann’ ’50 o i quelli nella Russia di Stalin erano così viziati ed anomali.

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  • 25 maggio 2016 at 14:45
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    Pelillo, che non si è mai distinto né per sagacia, né per onestà intellettuale, se ne esce con la fantasia che Bossetti sarebbe una persona scaltra. L’ennesima contraddizione. Uno scaltro non sarebbe caduto come un pollo nella trappola delle cosiddette lettere hot, ordita dalla pm con la complicità di una detenuta truffatrice che ha beneficiato di un grosso sconto di pena. Uno scaltro avrebbe saputo aggiustare la verità sulla frequentazione del centro estetico, al primo interrogatorio, perché un colpevole scaltro avrebbe capito che l’attinenza delle domande era sulla frequentazione di un luogo vicino, che negare non serviva a nulla, tanto meglio “aggiustare”. L’unica vera preoccupazione di un innocente (e poco scaltro) era invece quella di non far conoscere questa sua (costosa) debolezza per la cura del corpo alla moglie che faceva anche la contabilità di casa. Perché un innocente pensa “ok, sulle bagattelle posso anche non sputt…rmi, tanto non ho fatto nulla, e poi questa cosa che c’entra?” Questo è il più logico ragionamento di uno innocente e non molto sveglio.

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  • 25 maggio 2016 at 16:16
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    Sottoscrivo quanto dice Roberto, soprattutto per la questione TRAPPOLA. Riepilogando: una detenuta per truffa (sic!) inizia a scrivere lei a Bossetti, che è una persona in crisi come chiunque da un giorno all’altro viene strappato alla famiglia, al lavoro, alla vita quotidiana e sbattuto in cella (sulla base di un esame di laboratorio che non si vuol ripetere e di una ricerca bislacca fatta a tappeto sulla popolazione). Il fesso ci casca e le confidenze si fanno sempre più spinte, come si fa in chat, dove non ci si conosce ma ci si sfoga o si sogna. Poi la tipa la butta sul *come sei fatto? Mi piacerebbe incontrarti. Che mi faresti se…?* ed il fesso osa. La corrispondenza non è controllata, è privata, a meno che… una delle due parti non la consegni. E perché la detenuta Gina (truffatrice al seguito di giostrai, ed un giostraio era stato indagato per il caso Yara lontano dai riflettori) consegna le letterine? Perché teme che Bossetti voglia suicidarsi. Ma Bossetti, fino a quel momento, di suicidarsi non gli passava manco per la testa e non l’ha mai manco accennato. Se ci ricordiamo che il pm aveva già provato a pilotare due false testimonianze di detenuti (Busatta ed un altro che si è rifiutato), allora capiamo con quale pm abbiamo a che fare. Pelillo e Pezzotta hanno interesse solo a riscuotere la parcella. Scommettiamo che se Bossetti viene dichiarato innocente, questi due galantuomini la parcella milionaria la pretendono lo stesso dalla famiglia della vittima?

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