Wikileaks, i limiti della verità a tutti i costi

«L’autenticità dei documenti di Wikileaks non è mai stata accertata» (The New Yorker, 2010). Il caso che ha scosso il mondo

Julian Assange
Julian Assange

Partendo da Townsville, in Australia,  Julian Assange aveva sicuramente previsto di vivere in un luogo protetto, recluso per la difesa della sua incolumità. Almeno da quando nel 2006 decise di lanciare in rete i primi documenti che provavano il complotto internazionale per far assassinare membri del governo della Somalia, oltre ai tanti che vergavano i lati oscuri della guerra in Afghanistan. Ma certo non poteva immaginare che alla fine la reclusione diventasse una sua necessità, una sua iniziativa per salvarsi dal carcere. Non per spionaggio, non per attentato alla sicurezza dei paesi coinvolti e sbugiardati dai suoi lanci in rete, ma per un’accusa torbida e posticcia di violenza sessuale nella patria della libertà sessuale per eccellenza: la Svezia. WikiLeaks, ecco il nome scelto da Assange e dai suoi collaboratori per  la creazione di un sito che come una meteora ha attraversato l’informazione via web, cambiandola per sempre.

wikileaksUna raccolta di documenti e conversazioni tra i potenti e i faccendieri lanciate in rete senza commenti, carpita attraverso software protetti fanno tremare le banche, gli eserciti e i governanti del mondo occidentale. Questo perché la grande mole di file pubblicati in questi anni, catturati di nascosto (ma qualcuno sospetta anche regalati da avversari politici interni) ha sfregiato molte verità ufficiali riguardo alcuni controversi casi della storia recente. Come la gestione della prigione di Guantanamo e le atrocità compiute sui civili nei villaggi talebani in guerra.

Barack Obama
Barack Obama

Quella di WikiLeaks è informazione o spionaggio al soldo di qualcuno? Se lo sono chiesti in molti in questi anni, a partire dai giudici di un tribunale californiano che nel 2008 ne aveva decretato la chiusura. Rimangiata subito dopo, perché una regolamentazione di questo fenomeno non c’è. Der Spiegel, il New York Times e The Guardian negli ultimi anni hanno attinto a piene mani da questo contenitore infinito di notizie, alcune anche poco politiche e più pruriginose, come le esternazioni di Hillary Clinton riguardo a Berlusconi e alle sue lacrime offese. Ma di lacrime ne sono state versate tante, da chiunque sia stato a vario titolo coinvolto in quello che è soprattutto emerso sulle nefandezze perpetrate in nome della democrazia e della “Pax Populi”. Ma come funziona WikiLeaks? Il procedimento è semplice, chi ha un documento scottante e lo vuole render pubblico non deve far altro che cifrarlo e inviarlo attraverso un sistema anonimo al centro dove sono ospitati i server: il “Pionen White Mountains” di Stoccolma.

 

assangeUn ex rifugio anti atomico che Assange ha rilevato a questo scopo. Tali documenti sono valutati dal gruppo di lavoro responsabile del sito che quindi, arbitrariamente, se li ritiene validi li lancia in rete.

Il tutto gestito da Stoccolma. Tutto converge in questo raccordo di riservatezza e di segreti, segreti che portano per esempio nel 2010 all’arresto negli Stati Uniti di Chelsea Manning, soldatessa che aveva consegnato video riservati sulla guerra in Iraq. Ed anche insopportabili per l’opinione pubblica, come quel filmato di quindici minuti in cui si vedono elicotteri Apache statunitensi colpire civili iracheni e due giornalisti Reuter scambiati per terroristi. Collateral Murder il titolo del video pubblicato, che arriva al cuore del mondo se anche uno come Barack Obama è costretto a creare un organismo all’interno del Dipartimento di Stato denominato Interagency Policy Committee for Wikileaks per contrastare eventuali pubblicazioni di altri documenti trafugate dalle segrete stanze dell’intelligence americana.

Truppe americane in Afghanistan
Truppe americane in Afghanistan

Non basta però, perché altri ne usciranno da lì, documentando torture e violazioni internazionali sempre in quegli scenari, sempre legati al torbido rapporto tra potenze occidentali (non solo USA quindi) e governi arabi al soldo delle stesse, tanto che si può ragionevolmente dedurre, anche per stessa ammissione dei leader delle rivolte, che la “Primavera Araba” sia anche e soprattutto figlia di WikiLeaks, con tutte le conseguenze che sta comportando in questi ultimi anni.

Eppure, proprio il paese che ha dato una casa sicura a Julian Assange, è da anni il suo più acerrimo nemico. Una presenza troppo scomoda la sua? Può darsi, fatto sta che proprio nel 2010, nel momento più esplosivo delle rivelazioni il giornalista viene arrestato a Londra su mandato di cattura internazionale spiccato da un giudice svedese.

Hillary Clinton
Hillary Clinton

L’accusa è di stupro e di molestie sessuali contro due amanti di Assange, che avendo scoperto l’una dell’altra lo denunciano, accusandolo di aver avuto con loro rapporti non protetti, circostanza che basta per incriminarlo. E così, appena ottenuta la libertà condizionale Assange chiede asilo nell’Ambasciata dell’Ecuador, si nasconde lì per tutti questi anni, e di fatto la spinta distruttiva di WikiLeaks in nome della verità viene depotenziata.

Nel novembre del 2016, dopo sei anni in cui il procedimento è stato in bilico, senza proscioglimento né incriminazione ecco che finalmente da Stoccolma arriva un giudice a Londra per interrogarlo nella sede diplomatica dove si è autorecluso. I tempi misteriosi di una Giustizia che invece è la più veloce del mondo per procedimenti penali. Il procuratore Ingrid Isgren si è preparata ben sei anni per fare  alcune domande in riferimento al caso. Quale sviluppo potrà esserci per quei reati che rischiano di per sé già la prescrizione non è ancora dato saperlo e sono intanto passati altri quattro mesi. Nel frattempo altri documenti scottanti sono pronti alla pubblicazione. Ma è indubbio che questo limbo senza via d’uscita ha reso un favore enorme all’establishment mondiale che nel frattempo ha attivato anticorpi di segretezza.

 

articolo di Mauro Valentini

 

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Il numero di Cronaca&Dossier dedicato al Giornalismo investigativo 2.0:

Wikileaks, i limiti della verità a tutti i costi ultima modifica: 2017-02-15T20:38:21+00:00 da info@cronacaedossier.it

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