Vittime di terrorismo e mafia, quali destini per i figli?

 

Dal dolore privato subìto all’impegno pubblico per la ricerca della verità storica: ecco il destino dei piccoli a cui il terrorismo e la mafia hanno tolto i genitori, che non sono le uniche vittime

vittime terrorismoIl terrorismo da una parte con le sue stragi e i suoi assassinii, e la mafia dall’altra con la sua violenza intimidatrice e i suoi regolamenti di conti non hanno solo ucciso tanti uomini e tante donne coraggiose, votate al sacrificio e all’impegno, ma anche tanti civili che come unica colpa hanno avuto quella di stare al momento sbagliato nel posto sbagliato.

Ma le vittime di terrorismo e mafia da sole non bastano, ci sono altre vittime innocenti, vittime di cui quasi nessuno parla ‒ se non loro stessi in testimonianze e autobiografie ‒, vittime travolte dall’orrore di aver assistito a questi brutali omicidi, costrette a dover rivivere per anni tali esperienze traumatiche a causa della trasmissione mediatica di quegli avvenimenti che diventano, purtroppo, parte della storia italiana. Vittime che non sono sotto i riflettori, perché minorenni, ma proprio per questo più a rischio di subire traumi per il lutto sofferto in maniera improvvisa, senza avvertimenti, ma per di più con un atto violento e senza una causa “fisiologica”, come può essere una malattia o la vecchiaia.

Trasporto vittime della tragedia Itavia.Ma cosa succede a questi minori? Chi si occupa di loro? Come crescono? E come vivono? Oltre al danno si realizza la beffa. Sì, perché questi bambini non solo devono accettare e vivere la scomparsa di un loro genitore o, in casi davvero emblematici e gravi, la morte di entrambi, ma devono affrontare tutto un iter burocratico fatto di affidamenti, adozioni e tribunali vari.

Le loro storie diventano fascicoli giudiziari, i loro casi vengono trattati dai Magistrati per i minorenni alla stregua di qualsiasi altro orfano. Ma le loro vicende e i loro vissuti sono completamente diversi: il terrorismo e la mafia segnano nel profondo.

Fortunatamente, nella maggioranza dei casi vengono affidati ai parenti (nonni, zii), i quali però fino a poco tempo prima si prendevano cura di loro informalmente. Ma anche questa soluzione, che sembrerebbe quella ideale, nonostante tutto, a volte non è attuabile per l’età troppo avanzata o per le scarse possibilità economiche dei loro parenti prossimi, e così questi bambini sono costretti ad andare a vivere con altre persone che si occuperanno di loro, portandoli a distaccarsi dalla famiglia di origine.

Un altro dolore e un altro trauma si aggiungono a quelli già esistenti che mai li lasceranno per tutta la vita.

00Questi bambini rivivranno sempre, infatti, la perdita prematura del loro genitore e soffriranno molto e più volte: per il lutto ingiustamente subìto e molto probabilmente rimasto impunito, per l’incapacità di elaborare la scomparsa della figura genitoriale, per l’impossibilità o non volontà del sistema penale e politico di trovare i colpevoli e gli assassini, per l’allontanamento dalla propria famiglia o, se affidato all’altro genitore, per dover vivere una vita fatta di sofferenza e di stenti.

Molti di loro, per ricostruire la loro memoria e la loro identità, per elaborare il dolore e per recuperare quel rapporto interrotto, crescendo, troveranno sollievo nel ricercare notizie e nel capire cosa sia successo al loro padre o alla loro madre e lo restituiranno in forma scritta, esprimendo prima di tutto forti sentimenti: la sofferenza provata, il vuoto di un’assenza che gli altri familiari non sono riusciti purtroppo a colmare, ma anche l’amore per il genitore, finalmente conosciuto e ritrovato attraverso documenti, lettere, video, fotografie, testimonianze di amici e colleghi di allora, e anche tramite le stesse carte processuali. Con pudore e pacatezza, danno voce ad una sorta di bisogno interiore: cercare la verità; proprio perché spesso sentono l’esigenza di avere quella giustizia riguardo la responsabilità di così tanta violenza che le indagini giudiziarie non sempre riescono o vogliono trovare. Quasi mai, infatti, vengono individuati i mandanti e punite le organizzazioni terroristiche o mafiose, anzi a tutt’oggi vi sono documenti che continuano ad essere coperti dal segreto di Stato. E proprio i figli, vittime due volte – in primis della catastrofe privata e in secondo luogo per l’atteggiamento delle istituzioni ‒ chiedono di renderli accessibili.

000Il dolore personale si trasforma così in impegno pubblico, in quanto provano a sensibilizzare la società intera ad un problema di ordine pubblico troppo spesso trascurato dalla politica, e da vittime diventano promotori di una giustizia sociale, andando coraggiosamente a denunciare, in onore del ricordo del loro genitore e della memoria storica, le mancanze e gli errori dello Stato, soprattutto in campo legislativo e giudiziario. E le loro vite, le loro testimonianze, la loro ricerca spasmodica non rappresentano altro che un tentativo di vanificare i numerosi depistaggi istituzionali al fine di permettere a tutti noi, prima o poi, di poter avere una Storia italiana scevra da ombre e sotterfugi, libera da menzogne e da imbrogli politici.

 

articolo di Nicoletta Calizia

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Vittime di terrorismo e mafia, quali destini per i figli? ultima modifica: 2015-07-28T16:33:42+00:00 da info@cronacaedossier.it

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