Via Fani, la strage ricostruita in 3D

Ecco le moderne tecnologie che la Scientifica ha adottato per capire la dinamica dei fatti di quanto accaduto in via Fani il 16 marzo 1978

 

La strage in via Fani

Roma 16 marzo 1978, in via Fani ha inizio quello che 55 giorni dopo si confermerà come il più grave delitto politico della storia della Repubblica Italiana, il rapimento e la successiva esecuzione del presidente della DC Aldo Moro e l’uccisione di tutti i membri della sua scorta. Una storia infame affrontata in svariati processi e numerose inchieste. Una vicenda dove la verità sembra ancora lontana, condita da depistaggi e reticenze, enigmi rimasti senza risposta: in pratica una storia di politici, di terroristi e di servizi segreti, attori frequenti in numerose “questioni” di Stato.

 

 

Aldo Moro

Nel maggio del 2014 il Parlamento italiano ha istituito una nuova Commissione speciale bicamerale, guidata dal deputato Giuseppe Fioroni per fare chiarezza sulla strage di via Fani e sul sequestro e l’uccisione dell’on. Moro, ed uno dei punti fondamentali sarà quello di fare chiarezza su chi e come effettivamente fece fuoco quel 16 marzo del 1978 contro la Fiat 130 sulla quale viaggiava Aldo Moro e contro l’Alfetta guidata dalla scorta. Sappiamo che la mattina dell’attentato un commando di brigatisti vestiti da avieri ed appostati in via Fani, servendosi di armi semiautomatiche e a raffica, alle ore 9:02 apre il fuoco sull’auto di Moro e su quella della scorta uccidendo tutti e cinque gli agenti e lasciando illeso il presidente della DC, che verrà prelevato e fatto salire su una Fiat 132 blu. Negli anni sono state fatte numerose ipotesi su come si sia effettivamente svolta la dinamica dell’attentato, spesso arrivando a risultati contrastanti. Per cercare di eliminare i vari dubbi e ricostruire la dinamica della scena del crimine la nuova Commissione parlamentare si è rivolta alla sede centrale della Polizia Scientifica di Roma, che ripartendo dai verbali di sopralluogo, dagli atti di indagine e dalle perizie balistiche che sono state prodotte negli anni ha tentato di rimettere insieme gli eventi, come tanti disordinati fotogrammi appartenuti ad un filmato ormai rotto 38 anni fa.

 

Laser scanner 3D
Laser scanner 3D

Per la ricostruzione della scena del crimine i poliziotti della Scientifica si sono serviti di appositi strumenti denominati Laser Scanner terrestri, ovvero apparati topografici che permettono di rilevare la geometria di un ambiente o di un oggetto, per poi ricostruirla virtualmente con un’altissima precisione dei dettagli. Di fatto con il laser scanner si evitano errori di distrazione e di misura che invece spesso si verificano a causa della componente umana. I poliziotti della Scientifica recandosi direttamente in via Fani armati di laser scanner, hanno potuto ricostruire in 3D l’ambiente dove avvenne la strage.

 

Sempre servendosi della tecnologia della scansione laser i militari hanno riprodotto virtualmente la Fiat 130 dove viaggiava l’on. Moro, l’Alfetta della scorta, le auto degli attentatori, ed altre due auto parcheggiate in via Fani, ma soprattutto la posizione esatta dei fori dei proiettili. Questo ha permesso di ipotizzare e ricostruire la modalità con cui l’attentato è stato condotto, evidenziando traiettorie di sparo e il numero di persone coinvolte.

 

Stampante 3D
Stampante 3D

Secondo gli operatori della Scientifica, l’auto di Moro sopraggiunta all’incrocio con via Stresa si trova di fronte ad un’auto con a bordo il brigatista Moretti. La Fiat 130 non tamponerà l’auto di Moretti, come invece è stato più volte ipotizzato e a quel punto, contro le autovetture ancora in movimento, vengono esplosi dai terroristi i primi colpi singoli che hanno la funzione di fermare le due auto della scorta. Cominciano quindi le raffiche di mitra nei confronti degli agenti; uno di questi morirà in ospedale, un altro agente riesce a portarsi fuori dall’auto ed esplode qualche colpo prima di venire ucciso. Secondo la ricostruzione della dinamica, a compiere l’attentato furono quattro persone, tutti brigatisti, che fecero fuoco dal lato sinistro di via Fani e in direzione da sinistra verso destra, ovvero dall’incrocio di via Stresa verso via Fani alta. Con questa ricostruzione si esclude quindi un pericolosissimo fuoco incrociato da entrambi i lati della strada, che avrebbe potuto colpire sia l’on. Moro che gli stessi terroristi.

 

 

via FaniLa ricostruzione 3D della strage di via Fani rappresenta sicuramente un passo avanti nella inestricabile vicenda Moro e fa comprendere come sempre più solido debba diventare il rapporto tra Scienze forensi e ambienti giuridici, nel comune obiettivo della ricerca della verità. La Commissione parlamentare dovrà comunque chiarire molti altri punti oscuri sempre in merito a via Fani.

Ad esempio perché sul lato destro e sul lato sinistro di via Fani erano parcheggiate due auto (una impedirà la fuga dell’auto di Moro, l’altra farà da nascondiglio agli attentatori) che poi si scoprirà essere collegate a personalità e società direttamente legate ai servizi segreti e a Gladio. Semplice caso o qualcosa di più?

 

articolo di Paolo Mugnai

Il numero 29 della rivista Cronaca&Dossier dedicato al caso Moro:

 

Via Fani, la strage ricostruita in 3D ultima modifica: 2016-09-15T20:09:43+00:00 da info@cronacaedossier.it

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