Vaticano, ‘Ndrangheta e malaffare: un intreccio finito nel nulla

Un prete intercettato nei contatti con il Vaticano, mandanti ed esecutori per l’uccisione di Inzitari. A gennaio scorso l’arresto dei presunti assassini

 

 




 

 

00L’uccisione a Taurianova nel 2009 di Francesco Inzitari, 18 anni, figlio di Pasquale Inzitari, ha assunto sin da subito contorni assai complessi. Molti personaggi gravitano intorno a questa morte, ancora senza colpevole, a partire dal padre della vittima Pasquale Inzitari (ex esponente dell’Udc), arrestato e condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, cognato di Nino Princi, imprenditore morto nel maggio del 2008 in seguito all’esplosione della sua auto. Princi, a sua volta,  genero del boss della ‘Ndrangheta Domenico Rugolo.
Oggi spuntano anche le ombre del Vaticano e dei servizi segreti grazie ad alcune intercettazioni. Il giovane Francesco già nel 2006 era stato accoltellato da un altro minorenne, imparentato con il presunto boss Teodoro Crea, in pieno centro paese, in circostanze che l’allora procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, aveva definito «molto poco chiare». Teodoro Crea, 69 anni, era stato arrestato pochi giorni prima, il 3 luglio, dopo una latitanza durata una decina d’anni. Crea era stato poi successivamente catturato mentre era in compagnia di Domenico Rugolo, 63 anni, suocero di Nino Princi, anch’egli sospettato di essere un boss della ‘Ndrangheta. Nel 2009, invece, il figlio di Pasquale Inzitari viene raggiunto da numerosi colpi di pistola calibro 9 scendendo dalla propria auto mentre si recava in un locale per partecipare ad una festa di compleanno: il tipico proiettile da esecuzione di matrice mafiosa.

 




 

 

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Nessun testimone, ma nomi che ricorrono. Inzitari padre era stato arrestato una prima volta, proprio insieme al presunto boss Domenico Rugolo, nel 2008 quando era un esponente politico dell’Udc; poi ancora nel 2011 per scontare un residuo pena di 9 mesi di reclusione, essendo diventata definitiva la condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione inflittagli dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria. Infine, e siamo ad ottobre 2013, la DIA di Reggio Calabria gli ha confiscato beni per 60 milioni di euro, ritenuto dalla DDA imprenditore di riferimento delle cosche della piana di Gioia Tauro, nell’ambito dell’“Operazione Saline” ed in particolare in relazione alla vicenda legata alla costruzione del mega centro commerciale il “Porto degli Ulivi”, ubicato nel Comune di Rizziconi, realizzato dalla società Devin S.p.a. e di cui Inzitari era il dominus. Pasquale Inzitari, secondo l’accusa, sarebbe la mente imprenditoriale. Approfittando del proprio ruolo di vice sindaco ed assessore, attraverso il Consiglio comunale di Rizziconi avrebbe deliberato il cambio di destinazione d’uso dei terreni su cui sarebbe poi sorto il centro commerciale, area già acquistata a prezzo agricolo dal prestanome della cosca Crea. I terreni sono passati quindi alla società Devin S.p.a., di cui Inzitari era socio, che vi ha costruito il “Porto degli Ulivi”.

 

(foto per box Crimine ai Raggi X)È a questo punto dell’intreccio che si inseriscono anche il Vaticano e lo Stato. Infatti, tra le numerose intercettazioni effettuate per cercare di far luce sulla morte di Francesco, ne spicca una a Don Francone, prete nella parrocchia di Rizziconi. In una conversazione al cellulare il prete afferma di «conoscere sia l’esecutore che i mandanti». E in un’altra successiva, fatta con la Segreteria di Stato del Vaticano, con i servizi segreti e tale «monsignore Lo Giudice», rivela che potrebbe esserci un  “potente” che interferisce con le indagini. In tutto ciò si inserisce pure un’accorata lettera aperta, indirizzata circa un anno fa alle più alte cariche dello Stato, da parte dei 68 dipendenti della “Nifral sviluppo” (al cui vertice c’è Maria Princi), una delle società finite nell’“Operazione Saline”.

 




 

 

«Si può giudicare ed emettere una sentenza sulla base di concetti meramente personali – si chiedono polemicamente i dipendenti – quasi dettati da un sentimento di invidia, da un desiderio di vedere il lento logorio di queste persone arse dal dolore e dalle frustrazioni personali? Può essere un’accusa quella di aver creato delle opportunità di lavoro e un futuro di certezze a tanta gente del luogo? Avere idee innovative per togliere questa ridicola etichetta di arretratezza della nostra terra? È un’accusa avere tutte queste idee per il solo fine di dare un futuro ai propri figli? Come fa la gente a non aver timore di collaborare? E questa la chiamate Giustizia?».

Polemiche, intercettazioni, malaffare, poteri forti: in questa storia sembra esserci di tutto. Eppure, c’è stata un’importante svolta. A gennaio scorso sono stati arrestati i latitanti Giuseppe Crea e Giuseppe Ferraro dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria, con il supporto della Prima Divisione del servizio centrale operativo. L’ipotesi è che possano proprio essere loro gli assassini di Inzitari, dietro la quale ci sarebbe in realtà una vendetta, una punizione di sangue del clan Crea nei confronti di Pasquale Inzitari che, con il cognato Nino Princi, avrebbe fatto sapere alla Polizia come catturare Teodoro Crea. La famiglia Crea dispone di relazioni romane molto forti, anche tra uomini dello Stato. Partono da qui i timori del prete e il susseguirsi di misteri attorno alla vicenda, sui quali però si attende ancora che venga fatta piena luce.

 

articolo di Paola Pagliari

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Vaticano, ‘Ndrangheta e malaffare: un intreccio finito nel nulla ultima modifica: 2016-03-13T16:29:39+00:00 da info@cronacaedossier.it

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