Ustica, quale verità? Le 4 piste e le morti sospette (parte seconda)

L’analisi di ipotesi, rilevamenti radar e ricostruzioni tra incongruenze e dettagli inquietanti sulla strage di Ustica

020902-N-4953E-005Dell’incidende aereo di Ustica l’unica cosa certa è che sono morte 81 persone, cioè tutti i passeggeri e i quattro membri dell’equipaggio. Quali sono le cause della strage di Ustica è uno di quei tanti misteri italiani ancora contornati da ombre, anche dopo trentaquattro anni. L’aereo è caduto perché c’è stato un guasto meccanico, dovuto alla scarsa manutenzione precedente al decollo. Anzi no, a bordo del velivolo c’era una bomba piazzata in bagno da un terrorista di estrema destra ed esplosa in volo. Ancora: l’aeroplano è stato toccato da un caccia che volava a velocità supersonica e la collisione lo ha fatto cadere nelle acque del Tirreno. Quarta ipotesi: un missile militare avrebbe centrato l’aereo italiano, scambiandolo per un bersaglio bellico. Quattro risposte – quattro – a un’unica domanda, una domanda semplice, quanto importante nel cercare di capire la verità: com’è avvenuta la strage di Ustica?

Eppure, ognuna delle quattro possibilità presenta sia punti a favore, sia incongruenze che non fanno altro che infittire il Radar_jammingmistero.
Il semplice guasto è la prima ipotesi a cascare. Come emerge dalle diverse inchieste sviluppatesi sin dai primi anni ’80, sui pochi resti ritrovati dopo l’incidente ci sono diverse tracce di esplosivo. Come se non bastasse, esistono intercettazioni audio e – soprattutto – le rilevazioni dei radar che testimoniano come, al momento del fatto, l’aereo di linea DC-9 non fosse l’unico a volare nel cielo tra Bologna e Palermo.
Anche la teoria dell’attentato fascista non resta in piedi per molto. In piena strategia della tensione, pensare al terrorismo nero non è per nulla azzardato e, per di più, tra i passeggeri dell’aereo figura anche un presunto membro dei Nar (Nuclei armati rivoluzionari), che subito rivendicano la strage di Ustica con una telefonata al Corriere della Sera.
Dopo interrogatori e smentite, il giudice incaricato chiude il caso: il volo parte con due ore di ritardo, non appare plausibile che la bomba sia stata piazzata in modo tale che esplodesse in volo, prevedendo che l’aeroplano sarebbe partito in un orario diverso da quello stabilito.

Trinity_explosion_(color)Le altre due ipotesi sono invece da tenere ben sotto controllo. Come testimoniano diversi rilevamenti radar, infatti, è certa la presenza di altri velivoli nell’area. Si tratta di caccia militari. In una registrazione, si sente addirittura un operatore radar di Marsala affermare: «Sta a vedere che quello mette la freccia e sorpassa». Uno dei caccia di passaggio potrebbe avere inavvertitamente colpito il DC-9 di linea, provocando la caduta fatale oppure, come credono in molti, l’aereo italiano viene scambiato per quello su cui viaggia Muhammar Gheddafi, leader libico. Secondo questa ipotesi, quella che avviene nel cielo di Ustica non è altro che un’operazione militare per eliminare il presidente dello Stato africano. Le forze belliche coinvolte, secondo alcuni storici, sarebbero quelle francesi e statunitensi.
C’è poi l’inquietante capitolo delle morti misteriose. «Troppe morti improvvise», dirà anni più tardi il magistrato Rosario Priore chiamato a indagare sulla strage. In effetti, già il 3 agosto del 1980 un incidente stradale stronca il colonnello Pierangelo Tedoldi, collega di Mario Alberto Dettori, quest’ultimo presente al centro radar di Poggio Ballone (GR) la sera Ustica_landscapedel disastro. Anche Dettori morirà, trovato impiccato a un albero il 31 marzo 1987. I loro nomi sono soltanto due tra i più importanti. Il 9 maggio 1981 un infarto uccide Maurizio Gari, capocontrollore della sala operativa della Difesa aerea a Poggio Ballone; il 23 gennaio 1983 “tocca” al sindaco di Grosseto,  Giovanni Battista Finetti; il 12 agosto 1988 il maresciallo Ugo Zammarelli, del Sios (Servizio segreto dell’aeronautica) di Cagliari, muore in un incidente stradale; nello stesso anno, 28 agosto, in Germania un incidente aereo uccide i colonnelli Mario Nardini e Ivo Nutarelli. Entrambi avevano dato l’allarme la notte del 27 giugno ma senza mai rivelarne la ragione.
Dal ’91 al ’95 si alternano altre quattro morti: sono quelle del maresciallo Itavia_DC-9_I-TIGIAntonio Muzio (1 febbraio ’91),  del maresciallo Antonio Pagliara (13 novembre ’92), del generale Roberto Boemio (12 gennaio 1993), del maresciallo Franco Parisi (21 dicembre 1995): tutti implicati direttamente o indirettamente ai fatti di Ustica.
Intanto, i processi per aver deviato le indagini si concludono in un nulla di fatto assolvendo tutti gli imputati nel 2007.
Il procedimento per strage, invece, in quanto tale non può cadere in prescrizione. Le ultime sentenze riguardano il risarcimento da parte dello Stato nei confronti dei familiari delle vittime: i ministeri della Difesa e dei Trasporti devono infatti pagare cento milioni di euro. Per il giudice, lo Stato non ha fatto abbastanza per prevenire la strage, in quanto non ha monitorato a dovere il cielo del territorio nazionale, altrimenti avrebbe saputo dei movimenti militari. Il 28 gennaio del 2013 la sentenza viene confermata in Cassazione, con l’aggiunta di alcuni particolari: il DC-9 cade dopo essere stato colpito da un missile o dopo una collisione con un mezzo militare, dopo essersi ritrovato coinvolto in un’azione bellica. Chi stesse conducendo le manovre di guerra, e per quali fini, è il prossimo passo da determinare nell’inchiesta su Ustica.

 

articolo di Luca Romeo

Vuoi leggere l’inchiesta completa sulla strage di Ustica? Trovi la prima parte qui e la terza qui, altrimenti puoi leggere il numero di maggio 2014 di Cronaca&Dossier.

Ustica, quale verità? Le 4 piste e le morti sospette (parte seconda) ultima modifica: 2015-04-15T18:02:48+00:00 da info@cronacaedossier.it

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