Università telematiche in Italia: indagine su docenti e atenei

L’intervista-confronto sul sistema degli atenei online in Spagna per capire cosa in Italia ancora non va nelle università telematiche






università«Le università telematiche stanno riscuotendo un grande successo e negli ultimi anni hanno avuto un boom di iscrizioni».
A parlare, purtroppo, non è uno studente italiano, bensì una studentessa spagnola, Cristina, di Granada. In Italia, infatti, gli atenei online sono ancora visti come fantascienza da una parte e come meri “creditifici” dall’altra, che permetterebbero di ottenere una laurea senza troppo sforzo.
Eppure, come insegna il modello iberico, questo strumento formativo potrebbe essere una risorsa in più anche per il nostro Paese.

Cristina, perché hai scelto un’università telematica?
«La Uned (Università Nazionale di Educazione a Distanza) qui in Spagna offre molte possibilità per gli studenti, soprattutto per quelli come me che sono anche lavoratori. Ci sono le lezioni virtuali, che puoi seguire quando vuoi».
Come funziona la tua vita accademica?
«Sono contenta perché riesco ad organizzarmi in base anche agli altri impegni. E quando ho avuto problemi, questi sono stati risolti subito e in modo molto semplice».




Quindi la comunicazione con i professori è universitàrapida?
«Certo, si possono tranquillamente chiamare al telefono durante le lezioni per porre domande. Rispondono con una certa velocità anche alle mail».

Questo dei professori, nelle università online italiane, è un argomento caldo. Secondo le indagini dell’Anvur (agenzia del governo che controlla gli atenei e la ricerca) e del Cnvsu (il comitato nazionale con gli stessi compiti), il reclutamento dei docenti non sarebbe in linea con gli standard previsti. Questo renderebbe le strutture poco professionali e con regole non sempre trasparenti. Ma non in Spagna. 
Come sono i professori?

«Come nelle università tradizionali: dipende dalla facoltà, alcuni sono ovviamente più interessanti di altri, però in generale sono attenti ai bisogni degli studenti».

Gli esami sono facili?
«Tutt’altro. Anche qui non ci sono grandi differenze con le università tradizionali: se non hai forza di volontà e costanza, non ti laurei».

computerE se dovessi dirmi qualcosa di negativo sull’Uned?
«Non c’è la possibilità di fare l’Erasmus, ci sono pochi posti e le borse di studio sono ridotte».

Che cosa ti manca rispetto a un’università tradizionale?
«Sicuramente l’interazione diretta con i compagni di corso, anche se esistono parecchi gruppi di studio virtuali, i quali sono molto importanti. Per esempio, se hai dubbi sull’argomento di una lezione, puoi parlarne su questi forum e ottenere pronte risposte, senza passare per il professore. Questo è un punto molto importante dell’Uned: c’è molto compañerismo».




Molta amicizia, molta complicità tra gli studenti iscritti, per lo più lavoratori. Il sistema spagnolo ci regala il dubbio che questo metodo di insegnamento potrebbe funzionare in maniera diversa e non essere visto come una perdita di tempo o una macchina da laurea facile. Basterebbe equipararlo a un’università tradizionale, composta da persone che semplicemente non hanno la possibilità di seguire le lezioni nelle ore stabilite. In Italia non va proprio così: qui abbiamo il maggior numero di università telematiche d’Europa, a fronte del record negativo di studenti iscritti. Le inchieste di Anvur e Cnsvu hanno fatto emergere numerose irregolarità, tra cui percorsi formativi inefficaci e strutture inadeguate, tanto da far rischiare agli atenei on-line il ritiro dell’accredito ministeriale.

Eppure le parole di Cristina non nascondono nulla di eclatante, nessuna formula magica di successo. Lucio Dalla cantava che «l’impresa eccezionale è essere normale» e, forse, è proprio questo il segreto per far funzionare bene un sistema di educazione: la normalità.

 

di Luca Romeo
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Università telematiche in Italia: indagine su docenti e atenei ultima modifica: 2014-03-17T20:11:27+00:00 da info@cronacaedossier.it

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