Turchia e petrolio: «A rischio accordi già siglati»

Il Presidente della FederPetroli Italia lancia l’allarme sulla questione Turchia e petrolio che sta facendo tremare il mondo


Turchia e petrolio
Michele Marsiglia

Le dichiarazioni di queste ore tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan stanno mettendo in ansia il mondo sul tema Turchia e petrolio. Sul tavolo non c’è “solo” l’abbattimento dell’aereo russo per avere sconfinato in territorio turco, a detta degli uomini di Erdogan. Il vero tema è il cancro che sta facendo lentamente degenerare il pianeta verso la morte, dapprima per ragioni affaristiche e ora anche per questioni ambientali: il petrolio. Turchia e petrolio è però una nota ancor più dolente perché potrebbe rappresentare il punto critico attorno al quale una guerra mondiale potrebbe sorgere. Dunque non più «guerra mondiale a pezzi», come affermato da Papa Bergoglio di recente.

Putin
Vladimir Putin

La questione Turchia e petrolio sta monopolizzando lo scacchiere internazionale e se una soluzione c’è, questa è negli equilibri della compravendita di petrolio. Ecco allora che pian piano il tema diventa sempre più scottante, a tal punto da impegnare in queste ore gli uffici stampa di alcune società petrolifere e di enti del settore. In particolare, un monito importante giunge dal presidente della FederPetroli Italia, Michele Marsiglia. «È di particolare importanza ‒ ha affermato il presidente Marsiglia come riportato in una nota della FederPetroli apparsa oggi ‒ la vicenda che vede la Turchia accusata di illeciti nel commercio petrolifero, questo potrebbe destabilizzare gli accordi commerciali consolidati e siglati già in passato». È questo il punto centrale. Se è vero che la Russia ha già in mente sanzioni (e non solo, a sentire le odierne parole di Putin) contro la Turchia, è pur vero che l’insieme degli accordi commerciali internazionali potrebbe risentirne, con ripercussioni non solo tra Russia e Turchia, bensì coinvolgendo anche altri Paesi attraverso la complessa trama affaristica che lega Paesi diversi in nome di interessi comuni.

WhatIsISIS«La situazione della geopolitica petrolifera e dei flussi di greggio non è mai stata così ben delineata come sta accadendo in questo periodo ‒ si legge nella nota ‒. Assistiamo a dei movimenti strategici di quote di mercato e politiche di territorio che condizionano non solo il Medio Oriente ma tutte le location che hanno l’idrocarburo come fonte principale di reddito».
Per quanto riguarda l’Italia, il presidente Marsiglia aveva già sottolineato il 18 novembre scorso in un’altra nota «che le fonti di approvvigionamento di prodotti petroliferi (greggio) e raffinati, nonché altri tipi di servizi ad uso dell’indotto energetico italiano e del comparto Oil & Gas, non sono assolutamente riconducibili a strutture del Califfato Islamico (ISIS), il tutto è documentato da operazioni bancarie, bolle di consegna, fonti di provenienza ed altra documentazione contabile ed amministrativa». A quelle importanti dichiarazioni si aggiungono quelle odierne, secondo le quali «sicuramente l’OPEC domani rimarrà su posizioni che non saranno tanto diverse dalle precedenti, anche in virtù che in questo momento è fortemente sconsigliata una politica economica che possa influenzare maggiormente i mercati internazionali e scoraggiare le politiche industriali di parte di paesi della Penisola Arabica».

Redazione Cronaca&Dossier
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Turchia e petrolio: «A rischio accordi già siglati» ultima modifica: 2015-12-03T23:26:25+00:00 da info@cronacaedossier.it

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