Trattativa Stato-mafia: quelle pagine su Falcone, Giuliani, Riina

Le minacce a Rudolph Giuliani, nelle mire di Totò Riina per la sua collaborazione con Falcone. È quanto emerso nel processo sulla trattativa Stato-mafia






Non solo Sicilia, non solo Meridione, non solo Italia. Negli anni ’80 e ’90 le grinfie della mafia hanno sviluppato le branchie, si sono tuffate nell’Oceano Atlantico e hanno raggiunto l’America e gli Stati Uniti, la terra delle grandi opportunità, dove tutto è giusto e i cattivi esistono solo a Gotham City. Ma facciamo un passo indietro. Nel 1998 la sentenza della Corte d’Assise di Firenze certificò la validità dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia avviatasi in seguito alle dichiarazioni di alcuni pentiti (Giovanni Brusca, Salvatore Cancemini e Vito Ciancimino). Come ogni inchiesta italiana, subisce improvvise accelerazioni e lunghi periodi di torpore: giace latente l’idea che in seguito alle stragi del ’92 e del ’93, per far terminare la stagione sanguinaria, lo Stato avrebbe dovuto abolire la legge sui collaboratori di giustizia, oltre che attenuare le misure di detenzione previste dall’articolo 41 bis (il cosiddetto “carcere duro”, legiferato il 26 luglio 1975, Norme sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà).

 



Giovanni Falcone

A febbraio 2014 si registra una delle accelerate più importanti nell’inchiesta in seguito alla deposizione del pentito Rosario Naimo, membro della mafia siciliana e salito alla ribalta in seguito al traffico della cocaina negli anni ’80. Palermitano, classe ’45, Naimo è stato in seguito l’uomo di fiducia di Totò Riina nei rapporti tra la mafia italiana e quella americana, in particolar modo con il clan dei Gambino.
La deposizione di Naimo (detto “Saruzzo”) mette sotto nuova luce gli avvenimenti di quegli anni. Secondo il pentito, Totò Riina avrebbe ordinato l’omicidio di Rudolph Giuliani, che a metà anni ’80 era procuratore distrettuale di New York. Giuliani, da sempre impegnato nel combattere il crimine organizzato e il commercio di droga, sarebbe stato colpevole di avere collaborato con Paolo Borsellino e, soprattutto, con Giovanni Falcone. Naimo allora viveva negli USA e fece direttamente da tramite tra Riina e il clan dei Gambino, che avrebbero dovuto preoccuparsi della parte operativa dell’omicidio. Nonostante Naimo espresse alcune riserve, Riina fu abbastanza fermo sulla sua posizione, dicendo: «Loro vogliono così». Ora, cosa intendeva il boss corleonese con quel pronome «loro»: lo Stato? I servizi segreti?

Totò Riina

Così la pensa Naimo: «Dissi a Riina che non era una buona idea e che avremmo avuto contro tutta l’America. Lui insistette e mi spiegò che era un modo per isolare Falcone che era appoggiato da Giuliani e che comunque c’erano persone che volevano quell’omicidio. Non so a chi si riferisse Riina ma siccome in Cosa nostra nessuno contava più di Riina, non poteva che intendere politici o servizi segreti».
Giuliani è tuttora vivo, quindi non servono particolari deduzioni per capire che l’omicidio saltò. Fu lo stesso Naimo a riferire le stesse perplessità manifestate a Riina ai clan newyorchesi, in particolare a quello dei Gambino. Non solo la magistratura americana avrebbe annientato la mafia italiana, ma le cosiddette “Cinque Famiglie” non avrebbero mai accettato di pregiudicare in maniera così netta i propri affari, attirandosi le ire della giustizia USA solo per fare un favore ai “cugini” italiani.

Nel frattempo le indagini proseguono e vengono alla luce nuovi particolari. Sempre secondo Naimo la figura che avrebbe fatto da tramite tra Riina e lo Stato sarebbe stato Nino Cinà, un boss mafioso che avrebbe consegnato a Vito Ciancimino le richieste di Riina allo Stato per fare cessare le stragi. Anche in questo caso Naimo avrebbe espresso molte perplessità sulla figura di Cinà, sulle cui spalle sarebbero gravate enormi responsabilità. Anche in questo caso, i dubbi di Naimo ripagarono: Cinà cedette alla pressione, esprimendo il desiderio di espatriare oltreoceano. Fu lo stesso Naimo, sempre su richiesta di Riina, a farlo desistere dai piani di fuga visto che «i contatti politici dipendevano da lui». Insomma, più l’inchiesta prosegue, più emergono particolari che fanno pensare a un pesante connubio oggetto della possibile trattativa Stato-mafia. Quale sarà la prossima puntata?

articolo di Nicola Guarneri @specialguarns




 

 

 

Trattativa Stato-mafia: quelle pagine su Falcone, Giuliani, Riina ultima modifica: 2016-01-08T15:43:05+00:00 da info@cronacaedossier.it

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