Terrorismo in Italia: come difenderci?

Un nuovo modello di coordinamento organizzativo che coinvolga non solo la Polizia ma l’intera società: ecco come si combatte il terrorismo in Italia




Hawaii-convoy2003-12-17La lotta al terrorismo in Italia ha buone misure di sicurezza, ma non è sufficiente: la strategia del terrore è cambiata e richiede una collaborazione attiva di tutta la società. Quanto successo a Parigi ha evidenziato una trasformazione delle modalità operative dei terroristi: uomini armati di kalashnikov e kamikaze uniti in un progetto comune. Anche i target sono cambiati, colpendo luoghi di vita quotidiana. Terroristi come questi non preparano un attacco da soli (come i “lupi solitari”) ma vengono prima formati separatamente e poi uniti a un gruppo d’attacco. I terroristi di Parigi erano noti singolarmente alle forze di sicurezza che però non sono riuscite a individuare i progetti comuni. Gli esperti calcolano che per realizzare gli attentati di Parigi, oltre alle tre squadre in azione, ci siano state almeno altre 30-50 persone che a vario titolo hanno collaborato a organizzare e realizzare gli attentati. È impossibile credere che in Francia non ci siano stati segnali d’allarme: un assalto di questo tipo ha bisogno oltre alle molte persone coinvolte, di armi, denaro e una conoscenza precisa del territorio. Tutti questi elementi separati avrebbero dovuto essere monitorati e collegati.




DardoPertanto, ora è necessario un nuovo modello di coordinamento organizzativo che coinvolga non solo le forze di Polizia ma l’intera società: solo così si combatte il terrorismo in Italia. I cittadini dovrebbero essere incoraggiati a osservare ciò che accade intorno a loro e collaborare con le Forze dell’ordine se notano qualcosa di sospetto. Il coinvolgimento della società è parte fondamentale nella lotta contro il terrorismo in Italia e non solo: dobbiamo ritrovare quel senso di collaborazione per il bene comune che negli ultimi anni si è perso. Oggi, migliaia di appartenenti alle forze di Polizia e militari sono stati dispiegati a Roma, in città e nei luoghi considerati a più alto rischio per pattugliare non solo potenziali obiettivi ma anche tutti gli eventi di assembramento collettivo con maggiori controlli e presenza delle Forze dell’ordine anche sugli autobus e nelle metropolitane. Tuttavia, prevenire attacchi è sempre più difficile perché i terroristi fanno sicuramente un’analisi delle misure di sicurezza e sui tempi di reazione delle forze di Polizia e se dovessero pianificare degli attacchi, colpirebbero obiettivi meno prevedibili. Dopo gli attacchi di Parigi, l’ISIS ha utilizzato i social media per annunciare che i prossimi attentati si concentrerebbero su Roma, insieme a Londra e Washington. Se nel mirino di al Qaeda ci sono soprattutto gli Stati Uniti, l’Isis ha una connotazione più anti-cristiana che fa aumentare il pericolo anche per noi. Il rischio in Italia è quindi molto alto, non c’è dubbio (come in tutta Europa del resto) ma è poco probabile che un attacco terrorista avvenga durante le fasi iniziali del Giubileo, quando l’attenzione degli apparati di sicurezza è estremamente alta. Inoltre, i miliziani dell’Isis sono fanatici assassini, ma non sono stupidi. La loro strategia è creare un clima di terrore e insicurezza: tenere tutti nell’angoscia per poi colpire a sorpresa dove meno appare probabile. È vero che un attentato nei luoghi del Giubileo avrebbe un forte effetto simbolico, però sarebbe anche fra quelli che più facilmente potrebbe fallire. Il che sarebbe un colpo insopportabile per chi deve continuamente alimentare la sensazione di paura negli altri e la certezza dell’infallibilità tra i suoi.




0I Servizi hanno avuto successo finora nella lotta al terrorismo in Italia e lo dimostrano le recenti operazioni: Jacopo Ben Salem, 24 anni, padre tunisino e madre italiana, che in tv aveva giustificato la strage di Charlie Hebdo è stato arrestato. L’ultimo dei 62 estremisti islamici espulsi dall’Italia, il 26 novembre, è un marocchino di Milano. Il giorno prima la stessa sorte era toccata ad un tunisino residente a Vimercate, Kamel Ben Hamida, che sosteneva: «Odio l’Italia e aspiro al martirio». Il 13 novembre, sono stati arrestati altri sette sospetti jihadisti. Solo in Lombardia vengono monitorati 160 posti a rischio di infiltrazioni terroristiche compresi scantinati e garage dove gruppi di musulmani si ritrovano a pregare. E altri 120 sono sotto controllo in Veneto. Anche a Merano sono stati effettuati alcuni arresti. Fra questi il kosovaro Eldin Hozda, che lo scorso anno è stato inviato in Siria dalla rete di mullah Krekar. I nostri servizi lo monitoravano e sapevano che era stato radicalizzato dall’imam Sead Bajraktar. Abbiamo poi il bosniaco Bilal Bosnic, condannato il 5 novembre a Sarajevo a 7 anni di carcere per aver reclutato mujiaheddin anche in Italia. Bosnic ha “predicato” a Bergamo, Motta Baluffi, in provincia di Cremona e Pordenone, tutti centri islamici sotto osservazione. Dalla zona di Belluno sono partiti per la Siria il bosniaco Ismar Mesinovic, poi ucciso in battaglia e il macedone Munifer Karamaleski: lo sloveno, Rok Zavbi, veterano del Califfato, li ha addestrati nelle Dolomiti. A Renate, vicino a Monza, Costa Masnaga, in provincia di Lecco, Cinisello Balsamo e nella moschea di Como ha predicato il kosovaro Idriz Idrizovic. Oggi è riparato in Germania, ma secondo il maggiore Fatos Makolli, dell’antiterrorismo di Pristina, è uno «degli imam che propugnano un Islam radicale e radicalizzano i giovani». Il 2 ottobre, da Schio, in provincia di Vicenza, è stato espulso il tunisino Sofiane Mezzereg: ai bambini islamici insegnava che «la musica è peccato» aizzandoli all’ostilità contro il mondo occidentale. Come possiamo vedere, i servizi segreti in Italia funzionano, ma per combattere il terrorismo servono ancora più controlli alle frontiere, il pieno coordinamento tra le diverse Intelligence, un rapido scambio di informazioni e, soprattutto, il coinvolgimento di tutta la società: questi sono gli unici strumenti che possono aiutare a intercettare le mosse che precedono un attacco terrorista e neutralizzarlo. Siamo all’interno di una grave minaccia, siamo spaventati, ma questo non ci deve indurre a un atteggiamento di paura: sarebbe la vittoria concreta, tangibile, evidente della strategia del terrore dell’Isis.

 

articolo di Nia Guaita @NiaGuaita

 

Terrorismo in Italia: come difenderci? ultima modifica: 2015-12-16T16:19:45+00:00 da info@cronacaedossier.it

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