Teresa Costanza, i genitori: «Bisogna indagare dentro la caserma»

Parla il legale di Rosario e Carmelina Costanza: il movente dell’omicidio potrebbe non essere la gelosia

È passato quasi un anno dalla sera di quel 17 marzo 2015, quando i fidanzati Trifone Ragone e Teresa Costanza furono uccisi con cinque colpi di pistola di fronte al circolo sportivo che frequentavano a Pordenone.   Una vera esecuzione, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, premeditata ed eseguita con freddezza. Ma le indagini, ad oggi, non hanno ancora svelato il mistero che sembra non abbandonare questo feroce delitto: l’unico sospettato rimane Giosuè Ruotolo, 26enne collega e amico di Trifone, insieme alla fidanzata 24enne Rosaria Patrone, indagata per favoreggiamento. Mancano però prove schiaccianti che possano inchiodare la coppia, e nel frattempo spuntano nuovi indizi e voci contrastanti che potrebbero far evolvere l’indagine verso piste finora non battute.

omicidio-pordenone-2Dopo la consegna degli atti al Gip, avvenuta più di una settimana fa, l’assassinio di Trifone Ragone e Teresa Costanza resta ancora un rompicapo apparentemente senza soluzione. Secondo le ipotesi finora considerate, la ricostruzione più plausibile vedrebbe i due fidanzati, spregiudicati nel loro amore tanto da attirare l’invidia, forse perfino il rancore, di un amico, vittime di un delitto spinto dalla gelosia.

Ma in questi mesi sono emersi elementi sulle apparenti doppie vite di Trifone Ragone e Teresa Costanza: vite segrete, complesse, sconosciute anche agli amici e parenti più stretti. Mentre la lodigiana assumeva il nome di Greta quando lavorava come ragazza immagine o lapdancer a Milano o nei club friulani, il fidanzato militare si barcamenava tra locali notturni, serate da ballerino, modello o accompagnatore di donne mature in tutto in Nordest con lo pseudonimo di Luca Bari.

Beretta_mod_76
Beretta calibro 7.65

Misteri che vanno ad avvolgere anche i rapporti con alcuni colleghi e conoscenti, tra cui, appunto, Giosuè Ruotolo. Ad attirare l’attenzione sull’unico sospettato è soprattutto il rapporto in chiaroscuro instaurato negli anni con Trifone Ragone. I due frequentavano insieme la caserma a Pordenone con il sogno comune di entrare nelle Fiamme Gialle, e avevano anche condiviso un appartamento prima che Trifone si trasferisse insieme a Teresa Costanza, originaria di Zelo Buon Persico, comune in provincia di Lodi. Inoltre, Trifone e Teresa vennero assassinati di fronte alla palestra che frequentavano insieme allo stesso Ruotolo, che proprio quella sera del 15 marzo 2015 aveva dichiarato di essere rimasto a casa, prima di venire smentito dalle immagini delle telecamere. Costretto a ritrattare le proprie affermazioni, Ruotolo aveva successivamente ammesso di parcheggiato davanti al palasport, ma solo per fare jogging nel parco accanto all’edificio. Lo stesso parco dove però, alcuni mesi dopo l’omicidio, venne rinvenuta dagli inquirenti l’arma utilizzata dall’assassino: una pistola calibro 7,65.

omicidio pordenoneMa ci sono anche altri elementi che sembrano individuare in Ruotolo il profilo dell’assalitore della coppia: assumono oggi infatti un carattere inquietante quelle controverse chat tra il 26enne e Teresa, dove attraverso un falso profilo Facebook l’indagato avrebbe tentato di danneggiare la relazione del suo vecchio amico e commilitone, fingendo persino di essere una amante di Trifone decisa a confessare a Teresa i numerosi tradimenti del compagno.
L’avvocato di Ruotolo, Roberto Rigoni Stern, controbatte: «Mancano le prove, ma anche semplici indizi per parlare di colpevolezza». In aggiunta precisa che «Nel frattempo però Giosuè ha già perso tutto, compreso il sogno di entrare nelle fiamme gialle».

Ma sono soprattutto le affermazioni provenienti dai genitori di Teresa Costanza a gettare nuova benzina sul fuoco. Dopo la pista della mala dell’Est, rivalutata dopo l’autopsia sia per la freddezza che per le modalità dell’esecuzione, il legale dei genitori di Teresa ha dichiarato: «Non crediamo alla semplice invidia o alla gelosia come moventi. Pensiamo invece che qualcuno abbia armato la mano di Giosuè, forse per nascondere traffici illeciti in caserma».

 

Di Gianmarco Soldi

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Teresa Costanza, i genitori: «Bisogna indagare dentro la caserma» ultima modifica: 2016-03-01T16:39:39+00:00 da info@cronacaedossier.it

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