Suicidi in Italia: il dramma che nessuno vuole vedere

Un’indagine sugli adulti che pongono fine alla loro vita: ecco i dati che fanno rabbrividire sul fenomeno dei suicidi nel nostro Paese


Suicide of Cato the Younger, 1646
Suicide of Cato the Younger, 1646

Il suicidio è uno dei fenomeni più frequenti nella società odierna. Esso si presenta, anche se con diverse motivazioni, in tutte le varie fasi dell’esistenza. Questo triste gesto implica un rapporto profondo, seppur conflittuale, con la vita. Pur presentando delle cause diverse a seconda dei casi, esso ci riporta ad un elemento comune: il disagio dell’individuo.
Tale disagio può essere legato a diversi fattori: individuali, sociali, lavorativi, familiari e così via, ma un’azione così estrema mette  in evidenza un’insoddisfazione personale che annienta  tutto ciò che circonda l’individuo. Chi decide di porre fine alla sua esistenza non vede più una via d’uscita; è entrato in un profondo tunnel buio sicuramente per qualche motivo. La depressione che lo colpisce è un forte disagio che può essere curato ancor prima che l’individuo commetta un gesto così estremo. Negli ultimi anni, tra le motivazioni più comuni, c’è quella della crisi economica.

 

suicidioNon passa  giorno senza che i mezzi di comunicazione di massa ci riportino i casi di piccoli imprenditori o titolari di qualche attività che, non riuscendo più a far fronte ai debiti accumulati e alle difficoltà di sopravvivenza giornaliera, decidono di porre fine alla propria esistenza.

Un dramma che nell’ultimo periodo ha fatto riflettere un po’ tutti, ma a questi casi si aggiungono anche quelli legati ad altre problematiche individuali che si riflettono automaticamente in una società che non riesce più a fronteggiare il disagio. I dati dell’Osservatorio di Ricerca Sociale della Link Campus University ci riportano ad una realtà abbastanza critica. Solo nel primo semestre del 2016 sono stati registrati 81 casi di suicidio per motivazioni economiche in Italia. La Campania, seguita da Sicilia, Lombardia, Lazio e Marche è la regione con il maggior numero di vittime (13,6%) mentre per la prima volta il Veneto perde il triste primato, con un’incidenza passata dal 21,2% del 2015 al 7,4% di questo primo aggiornamento 2016 dell’Osservatorio.  I dati degli  anni precedenti, inoltre, ci riportano al  reale dramma del disagio generale.

 

suicidioI 628 casi di suicidi per crisi economica tra il 2012 e il 2015 fanno rabbrividire: 189 nel 2015 (12 episodi in meno rispetto al 2014). In più, i 135 tentati suicidi segnano nel 2015 il record negativo degli ultimi 4 anni. La fascia d’età in crescita riguarda gli adulti dai 35 ai 44 anni (25,4%). Tra il 2014 e il 2015 risale la percentuale degli imprenditori (da 40,3% a 46,1%), dei lavoratori dipendenti (da 5,5% al 14,8%) e dei pensionati (da 0,9% al 2,6%). In calo invece i disoccupati (dal 48,3% al 34,9%). L’Osservatorio mette in evidenza la dimensione prettamente maschile del fenomeno (92,6%), ma mostra sul lungo periodo l’aumento dell’incidenza anche nella popolazione femminile. Nel 2015, così come nel 2014, sono state 14 le donne che si sono tolte la vita per ragioni economiche, contro i 3 casi del 2012 e i 5 del 2013. Il dato appare ancor più significativo se si valuta anche la progressione dei tentati suicidi, che passano dai 10 del 2012 ai 14 del 2013 e 2014, fino ai 32 del 2015.

 

corda impiccato impiccagioneUna carrellata di dati che mettono in evidenza il problema  dal punto di vista numerico tralasciando, però, tutti gli aspetti personali, emozionali, relazionali e sociali di chi commette  un gesto così estremo. È necessario fermarsi un attimo, capire cosa si può fare per fronteggiare questo disastro e come si può intervenire in situazioni di rischio. A seconda del grado di difficoltà, i problemi vanno affrontati, ma è necessaria la capacità e la voglia di fronteggiarli senza giungere a gesti così estremi. Per consentire ciò, probabilmente, bisognerebbe investire di più su  azioni volte a garantire il benessere psicologico e sociale, prima che si giunga ad una conclusione così triste e assurda. Queste azioni di contrasto al malessere vanno inserite nelle principali agenzie di socializzazione cioè in quei gruppi o istituzioni che hanno sempre avuto un ruolo di primo piano nel processo di socializzazione, come la famiglia e  la scuola. Un’attenzione particolare ai contesti lavorativi sarebbe altrettanto utile. Spesso persone deboli e in crisi per motivi personali si ritrovano a lavorare in ambienti malsani, soprattutto dal punto di vista psicologico. Qui il burnout è  ancor più dietro l’angolo.

 

articolo di Gelsomina Napolitano

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Il numero 32 di Cronaca&Dossier dedicato al fenomeno dei suicidi in Italia:

 

Suicidi in Italia: il dramma che nessuno vuole vedere ultima modifica: 2016-12-15T18:01:13+00:00 da info@cronacaedossier.it

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