Strage di Erba, «ecco la nostra verità»

Un anno fa l’intervista che “assolse” i coniugi: «Dietro la strage di Erba potrebbe nascondersi un’organizzazione che ha ucciso per questioni di droga»

 

Prof. Gianfranco Marullo.
Il criminologo Gianfranco Marullo

Intervista al criminologo e docente Gianfranco Marullo, che con lo psichiatra forense Francesco Bruno ha lavorato al caso sulla strage di Erba. I due celebri criminologi entrano nell’indagine per uno studio sull’errore giudiziario in relazione alla complessa vicenda della strage di Erba. Il loro resoconto non lascia spazio ai dubbi: ecco il come e il perché di una strage che ancora appassiona l’opinione pubblica.

LE FERITE

Cosa suggeriscono le ferite sui cadaveri?   
«Sono tutte ferite da sgozzamento. Le vittime sono colpite alla gola nello stesso punto, tant’è che il bambino è attinto con un’unica coltellata. Tutto ciò fa pensare ad una persona pratica nell’uso dello sgozzamento».

 

I due coniugi ora in carcere hanno queste caratteristiche?
«Sono fisicamente inadatti a fare una cosa del genere se consideriamo che la strage può essere avvenuta in pochissimi minuti. Olindo Romano pesava circa 110 kg, quasi obeso, Rosa Bazzi è invece molto piccola di statura. Si consideri che le vittime sono state prima colpite con oggetti contundenti e i colpi sono stati diretti esclusivamente alla testa con uno strumento altamente lesivo, tanto da produrre lo sfondamento della scatola cranica. Poi sono state finite con una precisa coltellata alla gola. Nessuno di queste  armi è  stata trovata»


Quale importanza riveste l’incendio nella camera da letto?
«Secondo la nostra ricostruzione è un modo per non far ritrovare tracce, e riconduce ad un modus operandi tipico dei militari, laddove quest’ultimi appiccano l’incendio per distruggere i segni delle stragi compiute. Oppure in questo caso per eliminare qualche traccia che poteva ricondurre agli autori. Questo potrebbe far pensare che qualcuno degli assassini avesse dei precedenti. Nel caso della strage di Erba accade però un imprevisto: l’incendio divampa così rapidamente da mettere gli assassini nella condizione di non poter uscire senza rischiare di essere visti dalla Cherubini che scende per portare fuori il cane. Quindi sono costretti a rimanere nell’appartamento».

 

 

LE TRACCE

fuocoLe tracce sono state tutte cancellate o qualcosa è rimasto?           
«L’incendio ha distrutto praticamente tutto l’appartamento dei Castagna e dopo l’arrivo dei Vigili del fuoco è stato praticamente inutile cercare tracce. Sono state trovate numerose macchie di sangue lungo le scale verso l’appartamento dei Frigerio. Lì ci sono impronte di mani insanguinate della Cherubini, lasciate mentre è inseguita al piano superiore».

Da dove fuggono gli assassini?       
«È un punto che finora non è stato risolto. Non sono stati visti dai primi accorsi e dopo l’intervento dei Vigili del fuoco non è più possibile stabilire se le finestre fossero aperte o chiuse volendo ipotizzare che siano fuggiti da lì. Si consideri inoltre che, al momento dell’incendio, tutti i condomini erano affacciati e nessuno è stato visto uscire dalla casa dei Castagna. Paradossalmente l’accusa ha sostenuto che solo il coniugi Romano potevano uscire senza farsi vedere da nessuno».

A quale punto fermo è possibile approdare osservando tutte le tracce relative alla strage di Erba?
«Il lavoro che ho svolto con il professor Bruno porta alla conclusione che è stata una strage premeditata, studiata e con una capacità omicidiaria altamente tecnica. Tant’è che non sbagliano nulla: l’eventuale appostamento, l’aggressione letale, l’incendio e la fuga».

Spesso ci si imbatte in diversi errori da parte degli inquirenti. Ne abbiamo anche in questo caso? «In primo luogo la perizia medico-legale: è stata insufficiente, non svolgendo compiti che sono obbligatori, tipo il sollevamento del capilizio per verificare il tipo di lesione e non vengono fatte analisi istologiche sui tessuti. Questo vuol dire che non si capirà mai quali armi sono state utilizzate. Basti pensare che sono stati analizzati quattro cadaveri nell’arco di una sola giornata. Grazie al prof. Carlo Torre sappiamo però che sulla mano della Cherubini c’era della morchia, sostanza oleosa che si trova sotto le auto. Questo potrebbe ricondurre ad una sorta di semiasse, utilizzato per sfondare la scatola cranica. Anche la ricostruzione dell’aggressione alla Cherubini ha lasciato molti dubbi. I soccorritori dicono di sentire delle urla di aiuto, che si trasformano nella sentenza in “flebili lamenti”».

olindo e rosa
Olindo Romano e Rosa Bazzi

PERCHÉ OLINDO E ROSA?

Quali sono gli elementi a carico dei coniugi accusati della strage di Erba?          
«Il Ris non trova nulla a casa dei due coniugi. Questo è un processo che di prove scientifiche non ne ha nemmeno una. L’unica prova presunta è una piccola macchia di sangue (da contatto) ritrovata all’interno della macchina di Olindo Romano di cui, a parte la repertazione, non c’è nessuna traccia fotografica. Ma l’auto era stata presa dai Carabinieri già la notte stessa della strage che l’avevano gestita (da essa erano saliti, scesi, ecc.), inserito delle microspie e quindi può esserci stata contaminazione».

 

 

Come si concilia l’assenza di tracce a carico dei due coniugi con una strage così efferata?       
«Assolutamente non si concilia. Se si esce da una mattanza di quel tipo, anche se si cambiano gli indumenti in tempi record, e comunque ci vogliono sempre alcuni minuti, altre tracce restano, magari sul poggiatesta dell’auto, su un angolo della stessa, ecc. Ma l’assenza totale non è francamente possibile».

Sappiamo che gli attuali condannati per la strage di Erba sono stati osservati per 25 giorni dagli inquirenti. Cosa risulta da quel controllo?
«Semplicemente che hanno vissuto in tutta tranquillità. Addirittura, in un’intercettazione c’è Rosa Bazzi che dice: “Hai visto che Frigerio si è ripreso? Bisogna andare a trovarlo”. Tutto ciò è agli atti. Entrambi sono lontani dal credere che i Carabinieri hanno pensato a loro come i possibili assassini. C’è poi una testimonianza che riporta come la sera stessa della strage, al loro ritorno da Como dopo essere stati in un McDonald, un vicino abbia raccontato a Rosa Bazzi di quanto accaduto e che loro siano rimasti nella corte assieme a tutti gli altri. Nessuno nota comportamenti strani».

Però sappiamo che c’erano stati dei contrasti importanti fra la vittima e i due coniugi.
«Sì, è vero, ma c’erano stati anche contrasti tra la vittima e altri vicini. Tant’è che qualcuno addirittura aveva cambiato casa perché non sopportava i rumori dalle feste che dava Raffaella Castagna. Rosa Bazzi era un po’ più litigiosa, c’erano state denunce e querele ma erano classici litigi condominiali. Ma se anche fosse stata quella la ragione della mattanza, perché uccidere il bambino?».

Continua a leggere qui l’intervista per scoprire LA PROVA CHE MANCAVA e LA DINAMICA.

A cura di Pasquale Ragone

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Strage di Erba, «ecco la nostra verità» ultima modifica: 2015-12-09T17:24:03+00:00 da info@cronacaedossier.it

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