Strage di Bologna: cosa ancora non sappiamo?

Dagli archivi di Cronaca&Dossier il servizio pubblicato nel numero dedicato al Lodo Moro su ombre e dubbi mai fugati sulla strage di Bologna del 1980 

 

 




 

 

Panoramica stazione di Bologna dopo l'esplosione.
Panoramica stazione di Bologna dopo l’esplosione.

«La rete ci ha dato la linea per dare una notizia agghiacciante: poco fa un’esplosione ha fatto crollare parte della stazione di Bologna. Ci sono morti e feriti. La deflagrazione ha fatto crollare un tratto del fabbricato lungo 50 metri che ospitava il ristorante e la sala di attesa di prima e seconda classe». Quando alle 11:55 del 2 agosto 1980 Duccio Guida, del GR1, trasmette l’edizione straordinaria il popolo dei vacanzieri si ferma attonito dinanzi a quella che verrà ricordata come la strage di Bologna. Ammutolita la gente si osserva in quel sabato di bagagli, di pinne, fucili e occhiali del primo grande esodo estivo, catapultati di colpo dentro un incubo, l’ennesimo della travagliata storia della Prima Repubblica.

 

Appena 90 minuti prima, alle 10:25, l’orologio della Stazione Centrale del capoluogo emiliano si è fermato, cristallizzato dal boato di 50 kg di tritolo che ha spazzato via in un lampo le vite di 85 persone e ferendone per sempre, nel corpo e nella mente, altre 218. Quell’estate del 1980 si trasforma nella peggiore della nostra storia, la più misteriosa e sanguinaria; la strage di Bologna chiude con il suo carico di morte quei tre mesi iniziati con l’omicidio di Mario Amato, giudice senza scorta ucciso ad una fermata del tram il 23 giugno.

 

Soccorsi alla stazione di Bologna dopo l'esplosione.Quattro giorni dopo l’attentato Amato un DC-9 esplode in volo, nei cieli di Ustica, partito proprio da Bologna, mentre il 18 luglio sui prati della Sila viene rinvenuto il relitto di un Mig con la livrea dell’aviazione libica e dentro i resti di un pilota che sembra morto settimane prima. Quasi nessuno però associa questi eventi alla strage di Bologna, alle bombe, con un Paese rassegnato alla morte come arma di dissuasione al rinnovamento sociale. Non è cosa nuova, da piazza Fontana (1969) in poi, ma stavolta qualcosa in questa vicenda non torna. Sembra un’azione militare più che un fatto di ordinaria follia eversiva. Tutti sono convinti che i mandanti e gli esecutori siano le organizzazione neofasciste eversive. Nessun dubbio, come dichiara alla Camera il presidente del Consiglio Francesco Cossiga appena due giorni dopo: «È ormai chiara la matrice di destra della strage». La magistratura sta al passo e il 26 agosto emette ben 28 ordini di arresto per strage contro il gotha del terrorismo nero, tra cui Francesca Mambro e Giuseppe Valerio (Giusva) Fioravanti.

 

Eppure qualcosa non torna. Se ne accorge anche Licio Gelli, il Gran maestro della Loggia P2. Infatti appena letta la notizia degli ordini di cattura chiama a colloquio (neanche fosse un funzionario del Ministero) il dr. Elio Cioppa, uomo del SISMI e affiliato alla P2, a cui dice: «State sbagliando tutto. La pista è quella internazionale». Ma qual è questa pista internazionale di cui si dice sicuro uno come Licio Gelli, esperto in tema di misteri e silenzi?

 

 




 

 

 

Francesco Cossiga, Presidente della Repubblica dal 1985 al 1992
Francesco Cossiga, Presidente della Repubblica dal 1985 al 1992

Si susseguono ipotesi e congetture. Si lega la bomba ad una vendetta della Libia per un accordo stretto quello stesso 2 agosto ’80 tra Italia e Malta; un’intesa commerciale che di fatto affranca quest’ultima da ogni dipendenza energetica con la Libia, rendendo quindi più vulnerabile e furiosa Tripoli. Gheddafi può aver ordinato una strage contro l’Italia proprio per quel giorno? Una bomba come rappresaglia, contando sul fatto che l’Intelligence italiana si adoperasse per coprirlo, non potendo mettere a rischio gli importanti affari aperti tra Libia e Italia con ENI e FIAT, tanto per far due nomi eclatanti?

Eppure gli atti processuali continuano ad aver gli stessi nomi iscritti nel registro degli indagati. Per la precisione si tratta di Francesca Mambro, Giuseppe Valerio (Giusva) Fioravanti, Massimiliano Franchini e Sergio Picciafuoco. Il processo inizia nel 1987 e si conclude sostanzialmente dopo dieci anni, anche se varie sentenze su altri imputati saranno emesse fino al 2007. Un pregiudicato vicino al terrorismo nero, Massimo Sparti, racconterà che Fioravanti e Mambro si erano vantati giorni dopo del “gran botto” che avevano fatto nella strage di Bologna. La sua testimonianza piena di contraddizioni sarà ritenuta credibile; Sparti uscirà l’anno dopo di prigione perché malato gravemente eppure vivrà altri 20 anni. Il figlio di Sparti dirà dopo la morte del padre: «Mio padre si è sempre vantato di avere le lastre di un’altra persona, relative a una malattia che in realtà lui non aveva».

Per Giusva Fioravanti e Francesca Mambro arrivano le condanne in qualità di esecutori materiali (con l’ausilio di Luigi Ciavardini), mentre Licio Gelli e i funzionari del SISMI (Pazienza, Musumeci e Belmonte) sono condannati per depistaggio avendo favorito la pista internazionale per coprire quella interna. Fachini e Picciafuoco ne escono assolti. Per la Corte quella è una bomba come le altre, la prosecuzione della cosiddetta “Strategia della tensione”. Una delle tante.

 

articolo di Mauro Valentini

Resta aggiornato su tutte le ultime novità! Segui Cronaca&Dossier con un Mi Piace su Facebook e Twitter

 

 




 

 

Strage di Bologna: cosa ancora non sappiamo? ultima modifica: 2016-03-05T19:16:51+00:00 da info@cronacaedossier.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

La realtà fa notizia, aiutaci a condividerla. Seguici con un Mi Piace!