Simona Riso e un segreto quasi inconfessabile

La morte di Simona Riso: due ore di vuoto e l’ombra di un suicidio costruito


Simona Riso
Cosa accadde a Simona Riso tra le 4.46 e le 6.40 di quel 29 ottobre? Gli inquirenti cercano risposte, ponendo sotto la lente d’ingrandimento i cellulari e il tablet della vittima con lo scopo di avallare l’ipotesi di omicidio oppure virare verso il suicidio, escludendo perciò che si tratti di un incidente. Due ore di vuoto offuscano l’unica certezza: Simona Riso è caduta dalla terrazza condominiale al quarto piano della palazzina di via Urbisaglia a San Giovanni, Roma. Non si esclude nessuna ipotesi mentre il mistero avvolge la tragedia. Gli investigatori, infatti, non danno per scontato che tutto sia avvenuto per una scelta volontaria, nonostante la pista del suicidio rintracci il suo movente nel trascorso della vittima. La scarsa conoscenza di elementi utili a ricostruire il vissuto di Simona Riso, prima ancora delle sue ultime ore di vita, condurrà i carabinieri, su richiesta del procuratore aggiunto Pier Filippo Lariani, ad ascoltare chiunque, tra amici, parenti, conoscenti, abitanti del quartiere, possa fornire notizie attendibili. Che cosa sia accaduto Simona Risoquel mercoledì mattina tra le 4.46, quando la mamma di Simona Riso ha telefonato per accertarsi come di consueto che fosse sveglia e le 6.50, quando il corpo della giovane è stato ritrovato nel cortile da un’inquilina affacciatasi alla finestra, è ancora oggetto di analisi investigativa. Obiettivo di chi indaga, infatti, è cercare di colmare quel vuoto di 124 minuti. Il fratello Nicola rilascia dichiarazioni pesanti; fermamente convinto del fatto che Simona Riso sia stata uccisa da un conoscente, quindi una persona con la quale la sorella aveva avuto dei contatti. «Non può essersi trattato di suicidio – afferma – perché il corpo di mia sorella è stato trovato con jeans e maglietta e le chiavi con sé, quindi Simona era uscita da casa. Probabilmente – continua, senza mezzi termini – è stata uccisa altrove e qualcuno l’ha portata nel posto dove poi è stata trovata». L’ipotesi di omicidio, su cui continua a indagare il pubblico ministero Attilio Pisani, resta ancora in piedi, così come i tanti punti oscuri di cui si tinge la vicenda. Pare che nel passato della 28enne vi fosse un dolore causato da un segreto quasi inconfessabile, una violenza subita e taciuta per anni. Dietro, l’ombra di un mostro, qualcuno che forse conosceva bene e che l’avrebbe portata ad un lento declino psicologico, mitigato dall’assunzione di antidepressivi, da colloqui con psichiatri e ricoveri in clinica. Il tutto alternato a crisi violente, sfociate in episodi di Monti_-_osp_s_Giovanni_nuovo_1270885autolesionismo e in ben due gesti estremi, attraverso cui la ragazza ha tentato di comunicare qualcosa che nessuno ha capito, o mai voluto ascoltare. Quell’abuso che lei rivendicava, forse con voce troppo debole per essere udita, dalla sua testa non era mai andato via, diventando alla fine un male incurabile, un incubo che ogni tanto riaffiorava dal passato costringendola a cercare una via di fuga nel dolore presente.

Le ultime novità sul caso riguardano due medici dell’ospedale San Giovanni di Roma, che operano rispettivamente nel reparto di pronto soccorso e ginecologia, denunciati dai carabinieri della compagnia di piazza Dante per omicidio colposo in quanto avrebbero trascurato i traumi derivanti dalla caduta, concentrandosi invece sulla presunta violenza sessuale subita e gridata dalla ragazza in stato di shock.
«Sono stata violentata», pare dicesse quando la disperazione prendeva il sopravvento e la portava a compiere gesti sconsiderati. Quelle stesse parole sono giunte all’orecchio del soccorritore del 118 arrivato per salvarla, trasformato involontariamente in un confessore, a cui Simona Riso ha sussurrato la “sua fatale verità” prima di chiudere gli occhi.

articolo di Annalisa Ianne

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Simona Riso e un segreto quasi inconfessabile ultima modifica: 2015-04-13T15:54:30+00:00 da info@cronacaedossier.it

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