Shalabayeva, servizi al confine

Due anni fa Alma Shalabayeva faceva scoppiare un caso internazionale, dietro il quale si sono mossi i servizi segreti


(foto copertina)È la fine di maggio del 2013. Alma Shalabayeva è stata intercettata da un gruppo operativo della questura di Roma presso una villa a Casalpalocco. Alla Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Mukhatar Ablyazov, è contestata l’accusa di possedere un passaporto falso. Non passeranno più di 48 ore prima che la questura di Roma convalidi l’espulsione della Shalabayeva e della giovane figlia, rimandate in Kazakistan con un volo diretto. L’ingresso illegale in Italia rappresenterebbe la motivazione alla base del provvedimento. La perentoria estradizione produce subito degli strascichi diplomatici. Il Consiglio italiano per i rifugiati esige, con la stessa efficienza, spiegazione dettagliata dal Ministero degli Esteri. Da subito il capo della polizia Pansa comunica che in nessuna fase della vicenda i funzionari italiani avrebbero avuto notizia del fatto che Ablyazov fosse un dissidente politico fuggito dal Kazakistan, possibile oggetto di ritorsioni. La vicenda darà vita a un’inchiesta della Procura di Roma, che metterà in luce sia le probabili omissioni nella procedura di espulsione sia i punti oscuri sull’operato consolare kazaco di concerto con i funzionari italiani. Il 12 luglio 2013 giunge la revoca ufficiale dell’espulsione: madre e figlia “rifugiate” tornano in Italia. La vicenda ha lasciato non pochi punti di Il ministro Angelino Alfano.domanda, molti dei quali legati alla figura di Ablyazov. Il direttore dell’AISE (Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna) ha prontamente confermato che la sua struttura era totalmente all’oscuro della probabile residenza del kazako nel territorio italiano (improbabile questa estraneità). Addirittura alcune fonti asseriscono che il governo kazako avrebbe chiesto all’ENI di stare alle costole di Mukhtar Ablyazov. L’ENI avrebbe confermato la presenza a Roma del dissidente passando la notizia ai Servizi italiani, che avrebbero a loro volta avvisato il sospettato permettendogli la fuga in Inghilterra dove avrebbe goduto del diritto d’asilo. Questa scelta dei Servizi sarebbe stata dettata dall’essere (l’eventuale cattura di Ablyazov su suolo italiano) una scelta eccessivamente sensibile dal punto di vista politico. Paolo Scaroni, all’epoca presidente dell’ENI, ha più volte gridato l’estraneità della società a tali accordi segreti, aiutando piuttosto la Procura. La corrente ufficiale è quella che vede i servizi segreti italiani all’oscuro sulla presenza di Mukhtar Ablyazov poiché l’uomo non era tra le minacce sensibili alla sicurezza nazionale. Ci si chiede dunque come mai la presenza del dissidente Kazako era stata invece evidenziata da alcune informative dell’Interpol. Questo “inghippo” potrebbe essere dunque una falla nella sicurezza nazionale, ponendo ulteriori riflessioni sullo stato dei nostri servizi segreti.

 

articolo di Alberto Bonomo

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Shalabayeva, servizi al confine ultima modifica: 2015-07-28T15:07:30+00:00 da info@cronacaedossier.it

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