Sesso, droga e vip: quell’intreccio che ritorna

L’11 aprile di oltre mezzo secolo fa il caso Montesi apriva una voragine nell’élite romana: oggi come allora un nuovo scandalo tra sesso e droga?

 




 

 

Wilma Montesi
Wilma Montesi

Non c’era la televisione a spettacolarizzare come accade oggi, non c’erano criminologi e opinionisti a sottolinearne la morbosità, ma il caso Wilma Montesi viaggiò lo stesso sulle ali del sospetto di droga e sesso negli ambienti d’élite nella Roma e nell’Italia del Secondo dopoguerra.
Siamo nel 1953, precisamente l’11 aprile alle 7:30, quando il manovale Fortunato Bettini scopre un corpo sulla spiaggia di Tor Vaianica. È una ragazza che sembra addormentata e invece è morta, annegata nelle acque che ne lambiscono il corpo, come si scoprirà in fase autoptica il 14 aprile. Il suo nome è Wilma Montesi. Su quella morte vige ancora un gran mistero e si scrivono libri che cercano di capire cosa davvero sia accaduto nelle ore precedenti. Sì, perché Wilma Montesi scompare giovedì 9 aprile per poi essere ritrovata morta 48 ore dopo. Un’indagine complessa che è però anticipatrice di fatti odierni, tremendamente attuali come si scopre nel caso Varani, un ragazzo attirato e assassinato a Roma in una trappola organizzata da Marco Prato e Manuel Foffo.

 

A sinistra Piero Piccioni, a destra Ugo Montagna, entrambi durante il processo sul caso

Così come per quest’ultimi il connubio tra sesso e droga si è tradotto nella morte, anche per il caso Wilma Montesi andò allo stesso modo. O almeno è quel che si lasciò intendere e sul quale si indagò soprattutto nel 1954, un anno dopo con un’inchiesta più approfondita. Tutto iniziò con presunte rivelazioni e segreti mal custoditi. Un mese dopo il ritrovamento del cadavere sulla spiaggia, nell’ambiente giornalistico si sparse una voce: c’entra uno dei figli del vice di Alcide De Gasperi (l’allora numero due della Dc, Attilio Piccioni). Un nome rimasto inizialmente nell’ombra per poi pian piano svelarsi e finire sulle pagine di tutti i quotidiani: Piero Piccioni. Lui, jazzista e futuro compositore di colonne sonore anche per film di Alberto Sordi, diventerà il grande inquisito del caso Montesi.
 




 

 

addio
Anna Maria Moneta Caglio

Ecco allora il torbido venire fuori ad effetto domino. Sulla base della presunta testimonianza di due donne, Anna Maria Moneta Caglio e Adriana Bisaccia, si partì dall’ipotesi di orge a cui ragazze ben disposte avrebbero partecipato per arrivare all’utilizzo della cocaina. Secondo tale ipotesi, Wilma Montesi si sarebbe recata nella tenuta di Capocotta, di proprietà dei Savoia e in quel periodo in affitto ad un marchese, tale Ugo Montagna. Proprio nella Tenuta, si pensò all’epoca, Wilma si sarebbe sentita male dopo un cocktail di alcol e droga; per questo sarebbe stata creduta morta e gettata nel mare, lanciata ad un paio di chilometri dalla Tenuta stessa. Prove non se ne trovarono mai, ma il polverone mediatico del primo grande scandalo italiano servì per far fuori politici, distruggere carriere e infamare il più possibile l’avversario politico dell’accusatore di turno.

 

Da sinistra, Manuel Foffo e Marc Prato
Da sinistra, Manuel Foffo e Marc Prato

Lo stesso Ugo Montagna, in un articolo rimasto celebre, iniziò a mettere giù i nomi dei frequentatori della Tenuta, minacciando di tirarli in ballo in una vicenda che vedeva ormai un crescendo vertiginoso e dagli effetti imprevedibili. A poco a poco i sospetti si indirizzarono verso i nomi dell’epoca dell’illustre e blasonata società. Si parlò addirittura di amori lesbo fra attrici del periodo come per Anna Magnani, accusa nei suoi confronti che si rivelò poi palesemente falsa. Si raccontarono invece sui giornali e rotocalchi del periodo tutti i retroscena di festini di gente più o meno illustre, con una morbosità da fare invidia ai programmi tv di oggi. Sesso e droga tornano però ancora oggi. E proprio di oggi, neanche a farlo apposta in questo 11 aprile quando iniziò il caso Montesi, della scoperta di nomi illustri della Roma bene nel cellulare e nel computer di Marco Prato, l’organizzatore di serate nelle migliori discoteche, con tutti i vizi annessi.

Il pensiero corre allora ad una storia in parte già vista, con ragazze (o ragazzi, a seconda) forse impegnati in festini “particolari”, con possibili fiumi di cocaina a ravvivare le serate. Quantomeno è il primo pensiero che corre dopo i fatti ormai noti del caso Varani. Per ora c’è il massimo riserbo, come agli inizi del caso Montesi, classico sereno prima della tempesta con la Roma bene che teme un altro scandalo di proporzioni memorabili come nel 1953. Intanto, a voler dare una nota finale di colore, che la notizia dei contatti “illustri” di Prato sia stata resa nota ai giornali l’11 aprile non è già un buon segno.

 

articolo di Andrea B.
Segui Cronaca&Dossier con un Mi Piace su Facebook e Twitter, oppure unisciti al canale Telegram

 



Sesso, droga e vip: quell’intreccio che ritorna ultima modifica: 2016-04-11T16:49:01+00:00 da info@cronacaedossier.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

La realtà fa notizia, aiutaci a condividerla. Seguici con un Mi Piace!