Sequestro Dozier, la fine delle Brigate Rosse

Nel dicembre 1981 avveniva il sequestro Dozier: il generale NATO veniva rapito dalle BR in quella che si rivelerà la loro condanna




James Lee DozierDicembre 1981, Verona. Sono passati tre anni dal sequestro e dall’uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse e l’azione delle Forze dell’ordine è stata violenta e repentina. Il primo grande successo risale al febbraio 1980, con l’arresto di Patrizio Peci, il capo della sezione torinese delle BR e il primo collaboratore di giustizia di una certa importanza. Nell’aprile del 1981 invece viene arrestato Mario Moretti, che dopo gli arresti di Renato Curcio e Alberto Franceschini a metà anni ’70 era diventato il punto di riferimento all’interno dei vari gruppi delle BR. Nel gruppo terroristico si verifica un vuoto di potere e la prima conseguenza è una scissione: Barbara Balzerani, la “Primula Rossa”, compagna dello stesso Moretti, si ritrova a capo della fazione “Brigate Rosse – Partito Comunista Combattente” mentre Giovanni Senzani guida l’ala “Brigate Rosse – Partito Guerriglia”. È in questo scenario che avviene il sequestro Dozier.




PROSPERO GALLINARI , BARBARA BALZARANIDopo l’esperienza in Vietnam il generale James Lee Dozier viene inviato a Verona, dove diventa vice-capo di Stato Maggiore del Comando delle Forze Terrestri NATO in Sud Europa (FTASE). Ha un ruolo strategico e un grande potere, considerando la base missilistica americana che ha sede a Vicenza. Entra nel radar delle BR quando queste capiscono che può essere un obiettivo comune dei gruppi nati dopo l’arresto di Moretti. È il simbolo dell’imperialismo post Seconda guerra mondiale degli Stati Uniti, quindi il sequestro Dozier si inserisce in una strategia anti-NATO intrapresa da diversi gruppi terroristici, non solo italiani. Il concetto è ben spiegato da un ex-brigatista romano, Luigi Novelli, intervenuto al programma La Storia Siamo Noi: «Si individua nell’installazione dei missili americani nel nostro paese un terreno nuovo di lotta di classe. In questo quadro maturò l’idea di rapire un militare americano». Il sequestro Dozier avviene il 17 dicembre: è la stessa Barbara Balzerani ad essere considerata “mente” del rapimento, messo in atto da Antonio Savasta, Pietro Vanzi e Cesare Di Lenardo, con un quarto uomo ad attendere in strada. Sono circa le 18:00 quando la banda irrompe, tutti travestiti da idraulici e bussano alla porta del generale: tutto accade in pochi minuti. Immobilizzano la moglie – che verrà ritrovata bendata e legata – e incappucciano il generale. Escono rapidamente in strada dove Giovanni Cucci li attende alla guida del mezzo che li porterà in un appartamento di Padova, dove sarà trattenuto Dozier. È il primo caso di un rapimento ai danni di un generale NATO, mai riuscito nemmeno ai gruppi terroristici vietnamiti, e l’Italia si trova al centro di uno scandalo di portata mondiale. Gli Stati Uniti inviano una task force di CIA e FBI ma sarà la Polizia italiana a risolvere il caso: con un blitz durato 90 secondi e senza sparare un colpo, il 28 gennaio, dopo 42 giorni di prigionia, il generale Dozier viene liberato e i cinque brigatisti presenti nel covo di Padova arrestati. È la fine delle Brigate Rosse (anche se Barbara Balzerani verrà arrestata solo nel 1985) e del terrorismo politico in Italia, ma il sequestro lascerà una lunga scia di polemiche.




Risalgono al 2012 le dichiarazioni dell’ex-commissario di polizia Salvatore Genova, accusato insieme ai suoi colleghi di sevizie ai responsabili del sequestro. Intervistato da L’Espresso Genova confessa in toto: «Ero tra i responsabili, e ricevemmo via libera per botte e sevizie. Dovevamo arrestarci l’un con l’altro, questo dovevamo fare». Un vero peccato che la violenza sia stata fermata con la violenza, ennesima pagina nera della storia politica italiana.

 

articolo di Nicola Guarneri @specialguarns

Sequestro Dozier, la fine delle Brigate Rosse ultima modifica: 2015-12-23T18:52:30+00:00 da info@cronacaedossier.it

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