Sequestri in Italia, le cifre e come difendersi

Da sempre una vera e propria industria, ecco i sequestri in Italia come sono cambiati nel corso degli anni con le cifre aggiornate




A destra Fabrizio De André, vittima di sequestroIl fenomeno dei sequestri di persona in Italia ha alla base differenti motivazioni storiche, politiche, sociali e culturali. Alcuni sono di natura criminale, volti a soddisfare gli interessi delle organizzazioni mafiose, altri sono messi in atto da bande illegali specializzate. Questo genere di reato raggiunge il picco tra gli anni ’60 e ’90; cala minimamente nel periodo successivo e ricompare nell’ultimo arco di tempo in maniera differente. Da fonti dell’Arma dei Carabinieri si evidenzia infatti che tra il 1969 e il 1997 i sequestri in Italia hanno fatto registrare numeri elevati: 672 rapimenti, 400 dei quali attribuibili alla ‘Ndrangheta, a fronte dei 130 compiuti dall’Anonima sequestri sarda. Per ridurre i numeri sono stati bloccati patrimoni e messe in atto numerose misure di sicurezza. Il sequestro, in quegli anni, è stato praticato maggiormente dalla Criminalità organizzata italiana come Cosa Nostra, Sacra Corona Unita, Camorra, Banda della Magliana, Basilischi, Brigate Rosse e da altre associazioni a delinquere. Nella maggior parte dei casi si agiva per estorcere denaro e beni.




Lapide in memoria del più celebre dei sequestri in ItaliaOggi le cause, invece, sono cambiate. Con l’internazionalizzazione e la facilità degli spostamenti, i rapimenti vengono attuati non solo in Italia e avvengono maggiormente per motivi ideologici (politici, religiosi, sociali), per scopi terroristici o per motivi individuali. Le cause sono differenti, ma tra i crimini denunciati dalle Forze di Polizia all’autorità giudiziaria negli anni 2010 – 2013 i numeri relativi ai sequestri in Italia sono ancora molto elevati. I dati, ricavati dal Report ISTAT Italia in cifre 2015, ci dicono che nel 2010 ne sono stati denunciati 1.436, 1.443 nel 2011, 1.474 nel 2012. Nell’anno 2013, invece, si evidenzia una lieve diminuzione con 1.353 denunce. Tralasciando le singole cause e le differenti modalità di gestione dei casi, i costi da affrontare rappresentano per l’Italia una spesa non indifferente. La situazione è molto più complicata per gli italiani prigionieri all’estero. Lo Stato italiano spende cifre esorbitanti, sborsando milioni di euro per gestire situazioni sempre più difficili. A questi costi si aggiungono quelli per la prevenzione ossia per le azioni di sicurezza da mettere in atto ogni giorno, affinchè le organizzazioni criminali e terroristiche vengano bloccate prima di agire. Quella dei sequestri in Italia è una vera e propria industria che agisce da anni e che, seppur in modalità differente nei diversi periodi storici, mette in atto azioni sempre più efferate. Da fonti delle Nazioni Unite emerge che il business dei prigionieri vale circa 2 miliardi di dollari ed è raddoppiato in meno di cinque anni. I riscatti naturalmente peggiorano la situazione alimentando un’organizzazione gigantesca. A pagarli spesso è lo Stato che si affida ad un’altra industria: quella della sicurezza privata. I soldi che eventualmente i governi pagano per i riscatti sono comunque fondi sottratti all’erario pubblico che potremmo investire in maniera ben diversa. La libertà della persona va protetta, tutelata e recuperata in casi del genere, ma è importante potenziare la prevenzione ed individuare i responsabili di un business che da anni non si riesce a sconfiggere.

 

articolo di Gelsomina Napolitano @gelsominamail

Sequestri in Italia, le cifre e come difendersi ultima modifica: 2015-12-23T18:57:44+00:00 da info@cronacaedossier.it

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