«Il segreto di Stato? Fu il generale de Lorenzo a chiedere che venisse tolto»

Intervista al figlio del generale Giovanni de Lorenzo che racconta i retroscena di uno dei casi più importanti della storia d’Italia
Il colonnello Alessandro de Lorenzo apre a Cronaca&Dossier il proprio archivio riconosciuto di interesse storico dalla Soprintendenza dei Beni Culturali della Regione Lazio ‒ e racconta il cosiddetto “Piano Solo” con documenti sconosciuti al grande pubblico

 

Alessandro de Lorenzo
Alessandro de Lorenzo

La prima delle controversie in merito al caso de Lorenzo attiene al segreto di Stato, che venne eccepito assieme al segreto militare per non divulgare taluni allegati al testo del rapporto del 15/6/1967 a firma del generale Manes.  Secondo Scalfari e Jannuzzi ciò non aiutò la loro difesa, tuttavia Suo padre chiese di essere svincolato dal segreto di Stato. Può chiarirci questo punto?              
«Faccio presente che fu mio padre per primo a chiedere formalmente al presidente del Consiglio Aldo Moro di essere svincolato dal segreto di Stato per meglio difendersi e dimostrare che aveva sempre agito in conformità della legge e delle disposizioni politiche. Non furono i giornalisti, ma mio padre il vero danneggiato dall’apposizione del segreto di Stato che non gli consentì di difendersi appieno come avrebbe voluto. Rilevo, inoltre, che nella sentenza di condanna dei giornalisti il Collegio giudicante sostenne: “Sulle conclusioni cui è pervenuto il Tribunale non ha mai pesato, neppure minimamente, il segreto militare opposto  dalla competente autorità”. Tale affermazione venne confermata quando finalmente sono stati tolti gli omissis e si è potuto verificare che tali omissis non avrebbero modificato l’esito del processo ovverosia la condanna dei giornalisti, come riconosciuto anche da Giulio Andreotti e da Paolo Emilio Taviani».

 

Archivio Giovanni de Lorenzo
Archivio Giovanni de Lorenzo

In merito al processo per diffamazione contro Scalfari e Jannuzzi è storia nota che il generale de Lorenzo ritirò la denuncia in Secondo grado (“remissione di querela” sent. 53/1974), dopo che il Primo aveva visto la condanna dei due giornalisti. Perché il Generale decise un gesto così clamoroso?     
«Mio padre si decise a compiere tale gesto perché stava morendo e quindi era conscio che non avrebbe potuto presenziare all’Appello. Il processo era molto complesso e non poteva che essere gestito da nessun altro se non da mio padre che conosceva gli eventi. Quindi preferì chiudere la vicenda con la remissione di querela in cui tutte le parti ‒ e dunque anche i giornalisti ‒ accettavano le conclusioni della Commissione Parlamentare di inchiesta Alessi che aveva accertato che non vi era stato neanche un tentativo di colpo di Stato».

 

Archivio Giovanni de Lorenzo
Archivio Giovanni de Lorenzo

Il cosiddetto “Piano Solo” è notoriamente legato alla questione dei fascicoli e degli “enucleandi”, lista che non fu mai rinvenuta. Dopo ormai così tanti anni, secondo Lei è possibile sostenere che dietro la costituzione dei fascicoli si nascondessero anche interessi politici oppure della loro esistenza i politici vennero tenuti allo scuro?
«Il cosiddetto Piano Solo era soltanto abbozzato come sostiene lo stesso Giovanni Pellegrino (dal 1996 al 2001 Presidente della Commissione Stragi, ndr) e non prevedeva nessuna lista degli enucleandi come confermato pure da Francesco Cossiga che lo aveva ritirato dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri. Le liste cui fa riferimento riguardano la “Rubrica E” nella quale venivano iscritte le persone ritenute pericolose per l’ordine pubblico ed erano inserite nel “Piano di Emergenza Speciale (E. S.)” della Polizia come da “Circolare Vicari”. Mio padre da parlamentare chiese che fosse istituita una Commissione Parlamentare di Inchiesta che riguardasse tutto l’operato del SIFAR dal 1947 (anno di costituzione, ndr) in poi, nonché sull’attività dell’Arma dei Carabinieri per tutto l’anno 1964. Tuttavia le sue richieste non furono mai accettate e la Commissione Parlamentare di Inchiesta si limitò ad esaminare solo gli eventi del giugno-luglio 1964 e nulla con riguardo alle attività del SIFAR. Se mio padre avesse avuto qualcosa da nascondere non avrebbe certamente chiesto un’indagine a tutto tondo sul SIFAR e sulla vicenda del Piano Solo. Una Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle attività del SIFAR dal 1947 in poi avrebbe evidenziato le responsabilità politiche dimostrando che molti dei fascicolo informativi erano stati fatti su richiesta di autorità politiche».

 

documento segreto di stato de lorenzo
Documento “Riservato” (per gentile concessione della famiglia de Lorenzo)

Il 12 giugno 2015 la RAI ha dedicato a Suo padre una puntata de “Il tempo e la storia” dal titolo “Il generale de Lorenzo” dove la sua figura viene rivisitata evidenziando che non vi fu tentato golpe, deviazioni del SIFAR e si affronta la ragione della destituzione da Capo di Stato Maggiore dell’Esercito. A tal proposito perché, ad un certo punto, contro Suo padre iniziò una campagna stampa dai toni molto accesi e perché venne destituito?
«Tutta la questione de Lorenzo è nata dall’ostilità di un gruppo di generali che dapprima vollero ostacolare il generale de Lorenzo nella Sua assunzione a Capo di Stato Maggiore dell’Esercito e successivamente misero in azione tutte le loro forze alleandosi con vari schieramenti politici ed interessi industriali per farlo destituire. Il vero motivo della destituzione di de Lorenzo fu che sosteneva in concreto il principio che l’interesse militare dovesse prevalere su quello industriale e politico. Il generale de Lorenzo si oppose a forniture militari ‒ in particolare il carro armato M60 ‒ non rispondenti alle esigenze operative dell’Esercito ed il cui sistema di acquisto si prestava a troppe perplessità. Si scontrò con tutti coloro che erano interessati a questi lucrosi programmi. Bisognava eliminarlo. Per farlo venne scatenata una campagna diffamatoria tendente ad avvalorare la tesi che il SIFAR avesse deviato dai suoi compiti istituzionali a causa delle cosiddette schedature illegittime e si sfruttò la suscettibilità del Capo dello Stato Giuseppe Saragat     dell’epoca informandolo di fascicoli informativi sulla sua persona fatti dal SIFAR».

 



de lorenzoSecondo Lei perché nonostante sia passato mezzo secolo ancora si ricorda così  poco e non in modo dettagliato una vicenda che tuttavia è parte della storia della nostra Repubblica?
«Nonostante le risultanze che escludevano il tentativo di golpe e le deviazioni del SIFAR, la verità sul caso de Lorenzo non è stata mai evidenziata, tranne che nella puntata di RAI Storia dedicata a mio padre del 12 giugno 2015. Faceva comodo a tutti che le responsabilità politiche ricadessero su un Generale, che tra l’altro non poteva più difendersi in quanto defunto».

 

Giovanni de Lorenzo
Giovanni de Lorenzo

L’archivio che Lei conserva è stato riconosciuto di interesse storico dalla Soprintendenza dei Beni Culturali e a breve nascerà un sito nel quale verranno inseriti i documenti principali. Tra quest’ultimi e i fascicoli custoditi c’è ancora qualcosa di non detto sul “caso de Lorenzo”?
«Sì, riguardano la Commissione Mitrokhin che è stata secretata per coprire responsabilità politiche».

 

L’Italia conosce il generale Giovanni de Lorenzo come militare dapprima impegnato nel SIFAR e successivamente nell’Arma dei Carabinieri. Tuttavia, svestito l’abito di Generale, quali ricordi ha di Giovanni De Lorenzo come padre e uomo? Ha qualche aneddoto in particolare?
«Mio padre dopo le false accuse di deviazioni del SIFAR e del tentato colpo di Stato fu abbandonato dal potere politico e da tutti coloro che erano stati influenzati da una campagna di stampa altamente diffamatoria e disinformante. Dopo il processo che condannò i giornalisti de l’Espresso, il Partito Democratico di Unità Monarchica offrì al generale de Lorenzo una candidatura al Parlamento. Mio padre era molto incerto se accettare o meno.
Mi ricordo che vennero a casa nostra molti sottufficialidell’Arma dei Carabinieri che lo convinsero ad accettare la candidatura dicendo che la base dell’Arma lo avrebbe votato in massa perché erano memori e riconoscenti per tutto quello che aveva fatto per l’Arma ed in favore del personale.

Archivio Giovanni de Lorenzo
Archivio Giovanni de Lorenzo

Ed infatti i carabinieri votarono in massa mio padre che raggiunse il quorum a Roma e che grazie ai sui voti ‒ e al quorum raggiunto ‒ consentì l’elezione di ben sei Deputati Monarchici salvando così il Partito che stava per scomparire. Ecco, questa riconoscenza e sostegno dei carabinieri per mio padre in un difficile momento è qualcosa che non scorderò mai. Voglio ancora ricordare che Francesco Cossiga in più occasioni riferì che Aldo Moro definì il generale de Lorenzo “grande servitore dello Stato” e che in qualità di testimone al Tribunale di Velletri, alla domanda come si era venuta a creare questa mistificazione della realtà nei riguardi del Generale de Lorenzo  disse: “La mia opinione è  che  in alcuni ci sarà stata la malafede cioè hanno affermato il falso sapendo di affermarlo, in altri vi è stata la partecipazione alla cultura dietrologia che e dell’una e dell’altra parte”».

 

a cura di Pasquale Ragone

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«Il segreto di Stato? Fu il generale de Lorenzo a chiedere che venisse tolto» ultima modifica: 2016-10-15T14:57:10+00:00 da info@cronacaedossier.it

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