Salvatore Muggironi il nuovo nome nelle indagini sulla strage di Bologna

In Parlamento presentata un’interpellanza rivolta ai ministri di Difesa, Interno e Giustizia sul ruolo di tale Salvatore Muggironi nelle indagini dell’epoca

strage di bologna salvatore muggironiIl 2 agosto 1980 un’esplosione devasta la stazione centrale di Bologna provocando 85 morti. Per quella triste vicenda sono finiti in carcere gli ex NAR Francesca Mambro e Giusva Fioravanti. Nonostante le sentenze definitive a carico dei due, negli anni le vicende legate al triste attentato non hanno mai smesso di riempire quotidiani e portando in auge numerosi interrogativi sulla dinamica. Oggi i dubbi si moltiplicano dopo l’interpellanza parlamentare di due deputati, Gianluca Pini e Massimiliano Fedriga (Lega Nord). Rivolta ai ministri di Giustizia, Interno e Difesa, il contenuto desta un certo interesse. Passarono solo dieci giorni dall’attentato quando pervenne ad Aritzo (Nuoro), presso la stazione dei Carabinieri, una richiesta informazioni sul conto di tale Salvatore Muggironi. A chiedere notizie furono i Carabinieri di Bologna, in quei giorni impegnati nell’affannosa ricerca di una traccia sulla quale indirizzare le indagini. Il documento da Aritzo, dove l’uomo era stato registrato, non stentò ad arrivare. Salvatore Muggironi era un professore con problemi di cecità e il cui passaporto venne trovato tra le macerie generate dall’esplosione; ma soprattutto il suo nome risultò legato alla sinistra extraparlamentare del periodo e lo smarrimento del suo documento non venne mai denunciato. Perché allora quel passaporto finì sul luogo del misfatto? Tentò di spiegarlo la telefonata anonima che giunse il 10 ottobre 1980 ai Carabinieri di Sorgono (Nuoro). A rispondere alla voce che dall’altra parte del telefono forniva informazioni su Salvatore Muggironi affermandone il coinvolgimento nell’esplosione alla Stazione, fu il brigadiere Oreste Celestino. Alla luce delle Strage_di_bologna_soccorsi_11informazioni odierne esposte nell’interpellanza parlamentare, il Brigadiere avrebbe infatti compiuto diverse verifiche giungendo a conclusioni interessanti. La prima è che le schede personali indicarono l’affiliazione di Salvatore Muggironi ad un gruppo della sinistra extraparlamentare operante in Sardegna e all’interno del quale risultavano militanti anche Giovanni Paba e Franco Secci, condannati anni prima per detenzione di armi ed esplosivo e fermati nel novembre del 1976 su un treno per Amsterdam proveniente dalla Repubblica Federale tedesca. Con sé avevano «un elenco di nominativi di terroristi italiani e palestinesi detenuti nelle carceri italiane», come ricordano gli atti del Senato (seduta n. 213 del 17.06.2014), e nuovamente arrestati nel 1980 in Francia nell’ambito di una vasta operazione contro una rete eversiva internazionale. Quella dei legami con la pista rossa internazionale oggi non giunge affatto nuova, legata dalla ultime novità che arrivano dalle ricerche sul cosiddetto “Lodo Moro” al quale Cronaca&Dossier ha più volte dedicato articoli e approfondimenti (Lodo Moro, scoperto il documento riservato che lo dimostra). Dalle informazioni a carico di Muggironi spunta oggi la possibilità di una “pista sarda” legata all’eversione rossa di quegli anni. L’inchiesta condotta a Bologna risultò negativa all’atto della verifica, ma nella deposizione che Muggironi fornì agli inquirenti si venne a sapere che l’uomo era stato a Bologna proprio nell’estate del 1980 per via di una visita oculistica, alloggiando alla pensione “Fusari” e all’“Hotel Apollo” dopo che da un pizzaiolo, tale Franco Fulvio Berardis e anch’esso sardo, aveva lasciato la valigia contenente il passaporto. Sul mancato ritiro, Muggironi tagliò corto: l’amico pizzaiolo si sarebbe rifiutato di restituirgliela. E la faccenda sarebbe finita lì. Alle informative del 1980 si sommarono così quelle del 13 gennaio 1983, quando il comandante del Nucleo operativo di Bologna, Paolo Pandolfi, concluse che nessun Strage_di_bologna_soccorsi_18legame fra Salvatore Muggironi e la bomba era da considerarsi. La presenza di Muggironi, a detta di Pandolfi, era semplicemente dovuta ad un suo incontro di natura omosessuale e il passaporto non sarebbe stato rinvenuto fra le macerie alla Stazione ma lindo e privo di polvere fra i reperti conservati (e restituiti a Muggironi un anno dopo). Quanto emerge oggi a detta del sottosegretario di Stato Ivan Scalfarotto riapre invece i giochi: ancora nessun legame provato tra Muggironi e la bomba del 1980, ma si confermano le appartenenze dell’uomo a gruppi della sinistra extraparlamentare e soprattutto si contraddicono le conclusioni del comandante Pandolfi perché in realtà il passaporto fu rinvenuto, sì, in una borsa ma quest’ultima «fra le macerie della Stazione» e nessun riscontro fu trovato alle dichiarazioni di Salvatore Muggironi circa i luoghi dove aveva alloggiato e neppure alla visita oculistica e all’amico pizzaiolo. Perché allora Salvatore Muggironi uscì così rapidamente dalle indagini? Oggi la «pista sarda» legata all’estremismo di sinistra riemerge, un po’ come la valigia contenente il passaporto di Muggironi dalla polvere delle macerie a Bologna.

Salvatore Muggironi il nuovo nome nelle indagini sulla strage di Bologna ultima modifica: 2015-10-27T17:20:12+00:00 da info@cronacaedossier.it

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