«Salvatore Incorvaia ucciso da un uomo che portava la sua stessa divisa»

Il caso di Salvatore Incorvaia fu «un depistaggio professionale» secondo il criminologo Carmelo Lavorino: il cold case torna d’attualità        





pistolaTroverà finalmente pace e verità Salvatore Incorvaia, il brigadiere vicecomandante della stazione dei Carabinieri di Vimercate, rinvenuto senza vita il 16 giugno 1994 all’interno della sua Audi 80 parcheggiata a bordo strada tra  villette e campi di Oreno di Vimercate? Venne trovato seduto al posto di guida con un colpo alla tempia destra esploso dalla sua pistola d’ ordinanza, le braccia, composte lungo i fianchi, strette in grembo, dove è appoggiata con il calibro rivolto verso il basso la sua calibro 9 parabellum. Il vetro sul lato passeggero dell’ auto è infranto. I finestrini posteriori sono semi aperti. «Com’ è possibile, se mio figlio si spara un colpo alla tempia destra e dunque il proiettile corre in direzione opposta?», nota subito il padre Giuseppe, una vita trascorsa a prestare anch’egli servizio nell’Arma. «Arrivo sul posto e sento il colonnello Ludovico Tiscari, allora comandante del gruppo di Monza, parlare con un giornalista: “Un suicidio, punto e basta”» e la magistratura seguì il verdetto.

 

Il criminologo Carmelo Lavorino
Il criminologo Carmelo Lavorino

Sulle mani né polvere da sparo, né sangue, come attesterà il Ra.CIS. Molto forte  la tesi portata avanti sin da quella notte del 16 giugno dal padre di Salvatore Incorvaia: «Mio figlio è stato ucciso da un uomo che portava la sua e la mia stessa divisa, un carabiniere dei ROS in pensione. Mio figlio aveva scoperto operazioni illecite dei ROS coperte da un colonnello; aveva paura, chiese di esser trasferito a Genova e in quel momento firmò la sua condanna a morte». Era diventato scomodo. Papà Giuseppe e la sorella di Salvatore Incorvaia, Sabina, si battono per far riaprire il caso. Il suicidio è solo una messinscena: Salvatore è stato assassinato, e il suo corpo ricomposto ad arte nell’abitacolo della macchina. Non si sono fermati nel 2010 quando, attraverso l’avvocato Francesco Mongiu, ottennero la riesumazione del cadavere ed una nuova perizia medico-legale, ma senza risultati, infatti la Procura graniticamente non cambiò idea. Recentemente è stato incaricato Carmelo Lavorino, uno dei più noti criminologi italiani e, dopo essere state presentate attraverso l’avvocato Eduardo Rotondi due istanze al gip monzese Pierangela Renda per chiedere al Pm una consulenza tecnica sulle nuove scoperte, ora è pronta un’istanza alla Procura generale di Milano per far ripartire le indagini, poiché quella di Monza ha chiesto e ottenuto l’archiviazione. Il provvedimento del gip Renda, comunque, parla di «criticità» ed «omissioni» non giustificabili, ma purtroppo «irrimediabili», a proposito del modo in cui all’epoca sono stati effettuati i rilievi sulla scena del decesso del brigadiere.



Esempio di prelievo Stub sulle mani
Esempio di prelievo Stub sulle mani

Lavorino ha esaminato tutte le indagini precedenti, soprattutto il materiale fotografico dell’epoca, oltre che le risultanze della perizia del 2010 sul cadavere, avvalendosi di nuove tecniche che vent’anni fa non esistevano e, attraverso l’autopsia psicologica, ha accertato che la vittima non aveva certo tendenze suicide. Ma le tracce, gli schizzi ematici, hanno portato Lavorino  a dire che si inscenò il suicidio, con la semiautomatica Beretta calibro 9 appoggiata sul grembo e l’ogiva di un proiettile conficcata nell’auto: «Proiettile sparato successivamente». Pronto anche il movente: «A Oreno si spacciava droga e il brigadiere aveva deciso personalmente di mettere la zona sotto controllo e lì è stato trovato morto». Sostiene il professor Lavorino che si è trattato di «un depistaggio professionale effettuato da mani esperte» e che l’indagine di  22 anni fa venne «intenzionalmente fatta male».

 

Microparticelle riscontrate su tessuti
Microparticelle riscontrate su tessuti

Affermazioni molto forti. Oggi però, grazie alle nuove tecniche e conoscenze nel campo dell’investigazione scientifica, si può scrivere un nuovo capitolo di questa storia esaminando proprio quella  scena del crimine tanto dubbia e otto minuscole macchie di sangue, trovate sulla manica destra della giacca indossata dal carabiniere. Spiega il criminologo: «Analizzando la loro morfologia, grazie a nuove tecniche di studio, emerge che sono tutte macchiette a spruzzo rivolte verso il basso: non avrebbero potuto avere quella forma e disposizione, se avesse tenuto sollevato il braccio per spararsi», infatti  manca il sangue sulla parte sinistra dell’abitacolo, in corrispondenza della direzione d’uscita del proiettile, inoltre il finestrino in frantumi non era quello del lato guida, come indicò erroneamente il medico legale all’epoca del primo sopralluogo, ma quello del passeggero. Inoltre Incorvaia si sarebbe sparato senza posare la pistola alla tempia, modo di per sé anomalo.

 




 

Una ricostruzione tridimensionale dimostrerebbe che la traiettoria di uscita del proiettile dal capo del militare non coincide col punto in cui si è andato a infilare il colpo (una ventina di centimetri più in basso, nel montante dell’auto). Quindi,  Salvatore Incorvaia è stato ammazzato in realtà fuori dalla macchina, e non all’interno. Giuseppe non ha dubbi sul chi e perché: «È stato qualcuno su cui mio figlio stava indagando. Salvatore Incorvaia era sposato e aveva una bambina di tre anni… non si sarebbe mai tolto la vita. Prima che morisse lo vedevo molto preoccupato. Quando gli ho chiesto spiegazioni, mi disse che non poteva raccontarmi nulla, perché si trattava di una vicenda che coinvolgeva persone ad alti livelli e avrebbe potuto mettere a rischio la sua vita e anche la nostra».

In una memoria ha indicato i nomi e i cognomi di chi, secondo lui, ha lavorato per depistare le indagini: «Non posso renderli pubblici, ma sono in quel documento, consegnato alla magistratura perché faccia i debiti accertamenti». Le nuove tecnologie e un esperto criminologo riusciranno a svelare questo mistero e consentire ad un padre di conoscere la verità?

 

articolo di Paola Pagliari  

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Tratto dalla rivista di Cronaca&Dossier:

«Salvatore Incorvaia ucciso da un uomo che portava la sua stessa divisa» ultima modifica: 2016-04-15T16:56:24+00:00 da info@cronacaedossier.it

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