Rosario Vitale, la moglie: “Non sono un’assassina!”

Dopo la riapertura del caso di Rosario Vitale, la moglie dice la sua e annuncia l’uscita di un libro

(foto box)Torna ad essere un vero mistero la morte di Rosario Vitale, il marittimo di Santa Flavia, morto in circostanze non chiarite a casa della moglie il 17 settembre 2007, per una coltellata allo stomaco. La donna, insieme al padre Stefano, erano stati ritenuti colpevoli d’omicidio e condannati a 16 anni in primo grado, ma nei giorni scorsi dalla Corte d’Assise di Appello di Palermo è arrivata una assoluzione con formula piena che ha ridato serenità a Stefania e Stefano Lo Piparo, 41 e 68 anni. Gli avvenimenti erano apparsi da subito piuttosto confusi e si era inizialmente parlato di un suicidio al culmine di una brutta lite fra coniugi, ma all’ospedale Buccheri La Ferla, un medico si era accorto di uno strano taglio in faccia e si era insospettito. Quindi, il sostituto procuratore Maria Forti aveva acceso i riflettori ovviamente sulla moglie Stefania e sul padre di lei. L’uomo aveva consegnato ai Carabinieri un coltello, affermando che fosse l’arma dell’aggressione e del suicidio, portata dallo stesso Vitale. Ma non vi erano riscontri e l’effettiva arma che aveva provocato la morte del marittimo non venne mai trovata. Altro fatto singolare: in casa del suocero, dove poco prima era arrivato Vitale con intenti minacciosi, non erano state trovate tracce di sangue.

Rosario Vitale Stefania Lo PiperoLa versione fornita dalla figlia era stata: «È stato lui a ferirsi con il coltello», ma in primo grado non aveva convinto del tutto. Quella del padre: «È caduto sul coltello». I vicini avevano raccontato di una lite furibonda, in cui presto sarebbe comparso non si sa da dove il coltello. Spaventati dalle grida, avevano chiamato il 112. I Carabinieri e poi i soccorsi, che avevano trovato l’uomo mentre scendeva le scale, ancora vivo. Non aveva accusato né moglie, né suocero. Vitale non aveva alcun precedente penale; per gli archivi di Polizia e Carabinieri era un perfetto sconosciuto, sebbene avesse avuto diverse denunce, anche partite dall’ospedale Buccheri dove proprio Stefania veniva medicata, ed i suoi conoscenti ne parlavano come di un uomo tranquillo. Valutata dai Carabinieri anche l’ipotesi che il padre della donna fosse intervenuto per dirimere la lite tra i due e, forse, a un certo punto, sarebbero stati solo i due uomini ad affrontarsi. In effetti, tante volte i vicini di casa li avevano sentiti litigare. La coppia continuava a scontrarsi a proposito del figlio e per questioni di gelosia, ma mai quelle violente discussioni erano finite al peggio. Tutti gli elementi avevano portato i due ad una condanna con rito abbreviato a 16 anni di carcere, ma ora, in Appello, i legali della donna sono riusciti a provare che non poteva uccidere il marito, anzi aveva cercato di aiutarlo tamponando la ferita.

Stefania Lo Piparo (nella foto di copertina assieme al marito)Ora che tutto è finito, Stefania Lo Piparo ci ha rilasciato una commossa intervista: «Il mio desiderio più grande è che nessuna donna possa mai provare cosa vuol dire vivere col terrore di perdere il proprio figlio per avere in tutti modi cercato di salvare la vita a proprio carnefice. Io non voglio medaglie al valore, ma voglio che la gente sappia la verità e che nessuno abbia il solo sospetto di potere pensare che io sia un’assassina o che mio padre sia un assassino. Io non ho vissuto in questi anni, ho vegetato e non sono mai stata aiutata da nessuno, se non dai miei cari. Pensavo a mio figlio Mauro, a cosa sarebbe potuto accadere se fossi stata condannata definitivamente». Ma Stefania vuole lasciarsi tutto alle spalle: «Ovviamente ora sono una donna libera, nel senso che posso andare dove voglio, ma mio figlio in questi ultimi anni ha subito i miei stati d’animo e per lui è stato davvero un periodo difficile. Lui vive per me e io per lui. Rosario era un uomo imponente, con un fisico palestrato, ma dall’animo fragile e tormentato. Mi sono trovata la vita rovinata per la mia sindrome da crocerossina e in una società maschilista ho subito molte ingiustizie. Fino a questa sentenza, non mi ero sentita affatto tutelata dalla giustizia. Ora, invece, posso ringraziare i giudici che mi hanno trattata in modo rispettoso ed umano ed il mio avvocato Giovanni Di Benedetto». Stefania, a causa della vicenda giudiziaria, aveva anche perso il lavoro. «Sto scrivendo un libro sulla mia storia, per poter aiutare altre donne che potranno trovarsi in una situazione simile alla mia. Parte dei proventi andranno infatti a sostegno delle donne maltrattate e vittime di violenze familiari». La morte di Rosario Vitale rimane senza un colpevole o senza una spiegazione convincente. Come altre volte accade: si ricomincia tutto da capo, anche se l’ipotesi più ragionevole appare quella di uno sfortunato incidente, dettato dalla paura di Vitale di finire nelle mani dei Carabinieri. Perciò, avrebbe cercato di ferirsi, in modo da essere ricoverato in ospedale. Purtroppo, anche a causa di ritardi nei soccorsi, poi particolarmente maldestri, gli avvenimenti hanno avuto un esito tragico. Questa assoluzione rappresenta una doccia gelata, invece, per i familiari di Rosario Vitale, fratello, sorella e madre, che in primo grado si erano costituiti parte civile ed avevano ottenuto un risarcimento.

articolo di Paola Pagliari @paolapagatto

 

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Rosario Vitale, la moglie: “Non sono un’assassina!” ultima modifica: 2015-11-20T14:33:37+00:00 da info@cronacaedossier.it

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