Rogo di Primavalle, l’orrore 43 anni fa

Nel 1973 militanti di Potere Operaio bruciavano l’appartamento di Mario Mattei, causando la morte di due dei suoi figli nel rogo di Primavalle





I fratelli Mattei, vittime del rogo
I fratelli Mattei, vittime del rogo di Primavalle

Stefano Mattei, 8 anni. Virgilio Mattei, 22 anni. Sono loro le vittime di quello che è passato alla storia come Rogo di Primavalle, un vile attentato all’appartamento di Mario Mattei, netturbino e segretario del MSI (il Movimento Sociale Italiano, partito che ha raccolto l’eredità del fascismo). Eppure, dopo 43 anni, i colpevoli restano impuniti e le ricostruzioni sono ancora imprecise. Dove sta la verità? Mario Mattei ha una famiglia numerosa: ben 6 figli, che con lui e la moglie condividono lo stesso tetto. Mario crede nel MSI, di cui è segretario; nonostante una umile paga da netturbino trova il tempo per un’attiva partecipazione politica. La famiglia Mattei vive a Primavalle in una casa popolare e la sera del 16 aprile non sospetta di nulla (anche se un attentatore dirà poi che «ci stavano aspettando»). Alcuni esponenti di Potere Operaio, un’organizzazione extraparlamentare di estrema sinistra, giungono alle porte dell’appartamento di Mattei.

 

Virgilio Mattei nel rogo
Virgilio Mattei nel rogo

Hanno in mano una tanica di benzina che si rovescia e finisce sotto la porta spargendosi per l’appartamento. Quando appiccano il fuoco l’incendio divampa rapidissimo: degli otto esponenti della famiglia Mattei in sei riescono a mettersi in salvo, miracolosamente quasi illesi. Non ce la fanno in due: Stefano, 8 anni, e Virgilio, 22, che muoiono carbonizzati. La fine di quest’ultimo è atroce: con le ultime energie cerca di raggiungere il balcone per lanciarsi di sotto ma perde le forze e si accascia con metà corpo fuori dall’appartamento. La folla creatasi fuori dall’appartamento non può che guardare impotente il fuoco che divora il corpo inerme di Virgilio.



Lo stabile dove vi fu l'incendio
Lo stabile dove vi fu l’incendio

Appare subito chiaro chi siano gli attentatori, la rivendicazione è lì di fronte, sul marciapiede: «Brigata Tanas – guerra di classe – Morte ai fascisti – la sede del MSI – Mattei e Schiavoncino colpiti dalla giustizia proletaria». Caso chiuso e colpevoli arrestati per il rogo di Primavalle? Assolutamente no. Dopo solo due giorni viene arrestato Achille Lollo, che sconterà due anni di carcere preventivo, poi Marino Clavo e Manlio Gallo. Nonostante le denunce di Potere Operaio, che grida alla montatura poliziesca, appare abbastanza chiara la colpevolezza dei tre, che tuttavia dopo il processo di Primo grado sul rogo di Primavalle vennero assolti per mancanza di prove. Nonostante una riconosciuta colpevolezza in secondo grado (avrebbero dovuto scontare 18 anni di carcere) la pena non verrà mai scontata per sopraggiunta prescrizione. A poco porteranno le rivelazioni di Lollo nel 2005, che parla di un coinvolgimento nell’attentato anche di Paolo Gaeta, Elisabetta Lecco e Diana Perrone (quest’ultima figlia di Alessandro Perrone, direttore de Il Messaggero e strenuo difensore di Movimento Operaio all’epoca dei fatti).

 

Achille Lollo a processo nel 1975
Achille Lollo a processo nel 1975

La denuncia nel 2005 della famiglia Mattei verso Lanfranco Pace, Valerio Morucci e Franco Piperno, ritenuti i mandanti dell’attentato, porta la Procura di Roma a indagarli per strage ma sia il Primavalle-bis sia il Primavalle-ter si concludono con un nulla di fatto: gli organizzatori e gli attentatori sono tuttora a piede libero e alcuni di essi hanno anche incarichi di rilievo nell’informazione pubblica. Nella memoria della gente, oltre al grande dolore della famiglia Mattei, resta un senso di ingiustizia, accentuato dalle indagini tardive e lacunose. Resta, inoltre, il dubbio sulle circostanze dell’attentato. Nel 2005 dal Brasile Lollo ha raccontato la sua versione dei fatti: «Non volevamo provocare l’incendio, né uccidere.

 

Doveva essere un’azione dimostrativa, come altre che avevamo fatto contro i fascisti a Primavalle. Ma al momento di montare l’innesco, mi si ruppe il preservativo. […] L’innesco doveva far esplodere i gas della benzina. Se tutto avesse funzionato, avremmo provocato un botto e annerito la porta dell’appartamento. Invece io sbaglio, l’acido mi cola tra le mani e scappiamo, lasciando la tanica inesplosa. Da quel giorno ho il dubbio su cosa sia davvero successo dopo. Non abbiamo mai pensato di far scivolare la benzina sotto la porta per dar fuoco all’appartamento. Mai. Tutte le perizie ci hanno dato ragione, tra l’altro». Colpevolezza o meno, prescrizione o no, dove sta la verità?

 

articolo di Nicola Guarneri

 

Segui Cronaca&Dossier con un Mi Piace su Facebook e Twitter, oppure unisciti al canale Telegram

 




 

Tratto dalla rivista Cronaca&Dossier:

Rogo di Primavalle, l’orrore 43 anni fa ultima modifica: 2016-04-16T16:59:37+00:00 da info@cronacaedossier.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

La realtà fa notizia, aiutaci a condividerla. Seguici con un Mi Piace!