Roberto Faenza: «Ecco perché Sabrina Minardi non è inattendibile»

Su Cronaca&Dossier il pensiero di Roberto Faenza dopo le recenti critiche al film: punto per punto dalla Minardi alla ricostruzione del sequestro

 

roberto faenza
Roberto Faenza

Nel film “La verità sta in cielo” protagonista è Sabrina Minardi che aveva ammesso di avere preso parte al sequestro di Emanuela Orlandi. In un articolo del 9 ottobre scorso abbiamo rilevato che nella sentenza d’archiviazione del 2015 è scritto: “Il P.M. ritiene dunque che le dichiarazioni di Sabrina Minardi […] appaiono e sono del tutto inverosimili, oltre che contraddittorie nelle versioni succedutesi nel tempo”. È un punto centrale nel Suo film. Come risponde in merito?
«Mi fa piacere rispondere alle vostre domande, considerando Cronaca&Dossier un magazine di valore. Per lo stesso motivo, mi hanno stupito alcune critiche mosse al mio film da Tommaso Nelli in un suo recente intervento pubblicato da voi. Quanto alle dichiarazioni di Sabrina Minardi, citate nell’articolo di Nelli, non corrisponde al vero che la Procura di Roma l’abbia ritenuta inattendibile. Infatti, leggendo per intero quanto è scritto nella richiesta di archiviazione del caso Orlandi, vi si afferma che le sue rivelazioni “hanno sotto alcuni profili trovato parziali riscontri, come si è illustrato” (pag. 61 della domanda di archiviazione). Peraltro, se la sua testimonianza non fosse stata ritenuta parzialmente attendibile, la Procura avrebbe dovuto incriminarla per calunnia e autocalunnia, come appunto è avvenuto nel caso di Marco Fassoni Accetti, rinviato a giudizio».

 

emanuela orlandi
Emanuela Orlandi

Nella webserie “Sulle tracce di Emanuela” (di cui esiste il video su YouTube), all’attore Riccardo Festa Lei ha detto: “Le amiche l’hanno vista [Emanuela Orlandi, ndr] salire su una BMW scura che le stava seguendo”. Nell’articolo pubblicato il 9 ottobre si mette in discussione tale ricostruzione dei fatti. Come risponde a tale contestazione?
«Effettivamente questa frase, che non appare nel film (ecco perché non capisco il senso di averla citata), rischia di ingenerare equivoci. Si tratta di una dichiarazione dapprima attribuita al vigile e al poliziotto di guardia al Senato il giorno della scomparsa di Emanuela e poi attribuita a una delle amiche di Emanuela, che in seguito ha ritrattato. Anche su quanto avrebbero dichiarato sia il vigile che il poliziotto sussistono dubbi di veridicità».

 

Lei dà credito alla versione di Salvatore Sarnataro. Secondo Lei quindi Emanuela Orlandi salì sulla macchina di Marco Sarnataro [figlio di Salvatore, ndr] e ciò vuol dire che già si conoscevano?
«Non c’è nessuna correlazione tra quanto avrebbe confessato Sarnataro figlio al padre e il fatto che Emanuela sia salita sull’auto del ragazzo per ordine di De Pedis. Emanuela può essere salita per costrizione, o chissà per quale altro motivo. Nessuno può affermare il contrario. Quanto alla veridicità delle parole di Sarnataro padre, perché avrebbe dovuto mentire? Affermando quanto dichiarato ai magistrati, ha ricevuto solo danni. Va comunque sottolineato che un film non è un atto giudiziario e, come dicevano i latini, probandum e narrandum non corrono sullo stesso binario. Ricordo peraltro che anche gli amici di Emanuela, interrogati dalla magistratura, hanno ritenuto di riconoscere l’identikit dei due uomini citati da Sarnataro (“Ciletto” e “Gigetto”), che avrebbero seguito Emanuela qualche giorno prima del rapimento».

 

Danilo Abbruciati
Danilo Abbruciati

Interessante a livello di ricostruzione dei fatti, la disquisizione sugli inizi di Danilo Abbruciati. Nell’articolo si fa presente che quest’ultimo facesse parte dei cosiddetti “Testaccini” e non della fazione della Magliana. Vuole aggiungere qualcosa in merito?
«Consultando i verbali della Questura di Roma (Squadra Mobile-Affari Generali) dal  1980 al 1983, relativi alla carriera malavitosa di Abbruciati, si può verificare che lo stesso viene descritto come membro della “batteria” della Magliana e  solo in un secondo tempo afferente ai Testaccini. Sono il primo a tenere a questa distinzione, perchè ritengo che romanzi e televisione, esaltando le gesta della Magliana, abbiano compiuto un’opera di depistaggio involontario. La Magliana, come ha affermato Massimo Carminati, era formata solo da un gruppetto di “accattoni e  straccioni”, che non sapevano neppure sparare. Ha fatto comodo parlare di loro, che contavano ben poco, perché citare i Testaccini, come facciamo nel film, significa mettere in luce le scellerate connivenze con politici, servizi segreti e, ahimè, prelati più vicini all’inferno che al paradiso».

 

Enrico De Pedis
Enrico De Pedis

Senza alcun dubbio importante è la scena finale del film, dove si mostra una negoziazione fra Magistratura e Vaticano. La prima impressione è che appaia una forzatura rispetto ai fatti accaduti. Come risponde nel merito della questione?
«Anche qui, verificando le dichiarazioni del Procuratore aggiunto Capaldo, del Procuratore capo Pignatone (2 e 3 aprile 2012), nonché del Vicariato della diocesi di Roma (cardinal Agostino Vallini, 23 aprile 2012), si può capire che la scena finale del film non ha nulla di fantastico, ma è anzi del tutto compatibile con quanto effettivamente avvenuto. C’è stata una negoziazione tra magistratura e Vaticano per la rimozione della tomba di De Pedis, in cambio della documentazione su Emanuela secretata in Vaticano. Ne fanno fede le parole di Pietro Orlandi nella sequenza del film che precede quella finale, quando dichiara alla giornalista mandata da Londra: “le dò una notizia sconcertante che ho saputo pochi giorni fa. C’è un dossier sulla scomparsa di Emanuela secretato in Vaticano. Ho saputo che in questo fascicolo c’è la verità che aspettiamo da anni.  Stava per essere consegnato ai magistrati, ma poi siamo ancora qui ad aspettare”. Parole perfettamente in linea con quanto rivelato di recente dal Procuratore Capaldo, quando afferma che la verità su Emanuela va ricercata all’interno dello “stato più piccolo del mondo”, ovvero il Vaticano. Verità che era a un passo da essere rivelata. Ma poi “il tavolo ha cambiato di mano” (vedi intervista a Giancarlo Capaldo all’interno della webserie sul caso Orlandi, ottobre 2016)».

 


Caso OrlandiNel caso Orlandi negli ultimi anni si è detto di tutto. Non ha l’impressione che la verità su questa storia sia ancora largamente sconosciuta?
«La scena finale del film, proprio per le ragioni appena esposte, indica il percorso  da seguire per arrivare finalmente a comprendere cosa è accaduto. Considero tale sequenza un formidabile assist per quel giornalismo investigativo di cui in Italia si sono perse le tracce. Spero che Cronaca&Dosssier sia tra sopravvissuti. Il mio contributo è aver indicato l’ultimo metro da seguire per arrivare al traguardo. Ora spetta ad altri compiere quest’ultimo metro ed è quanto si aspetta la famiglia di Emanuela Orlandi, che mi ha assistito con passione nel realizzare questo film. Il mio compito si ferma qui. Aver chiuso l’inchiesta è stato un atto di palese fallimento della giustizia, a riprova che la verità giudiziaria spesso non coincide con la verità storica. Considero la scelta della Procura di Roma di non essere andata a processo un errore che rimarrà nella storia. Celebrando il processo, questa la mia convinzione, alcuni testimoni sarebbero stati costretti a dire la verità e altri si sarebbero fatti avanti, sentendosi protetti. Ma non dispero nell’arrivo di nuovi elementi per riaprire il caso».

 

a cura di Pasquale Ragone

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Roberto Faenza: «Ecco perché Sabrina Minardi non è inattendibile» ultima modifica: 2016-10-13T21:02:52+00:00 da info@cronacaedossier.it

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