Roberta Ragusa, cinque anni di silenzi

Tutte le tappe del mistero sulla scomparsa di Roberta Ragusa alla vigilia della sentenza nel processo che vede Antonio Logli sul banco degli imputati

 

Roberta Ragusa
Roberta Ragusa

La mattina del 14 gennaio 2012 San Giuliano Terme si sveglia come ogni sabato. La cittadina in provincia di Pisa desta lentamente, complice l’inizio del weekend. C’è tuttavia una casa che si sveglia solo per ripiombare in un incubo. È quella della famiglia Logli: quando il signor Antonio e i figli di 14 e 10 anni si alzano la mamma non c’è. Lei è Roberta Ragusa, 44 anni, titolare della scuola guida Futura e conosciuta da tutti nella piccola cittadina. L’avevano vista per l’ultima volta la sera prima, già in pigiama e pantofole, dedita agli ultimi mestieri di casa prima di raggiungere il resto della famiglia a letto. E invece Roberta Ragusa sparisce nel nulla, inghiottita da una gelida notte di febbraio senza lasciare traccia.

macchina auto nebbia fariLa borsetta con gli effetti personali (documenti, carte di credito, contanti) è sul tavolo in cucina, i vestiti al loro posto nell’armadio. Non manca nulla, solo Roberta non si trova. Nei primi giorni successivi alla scomparsa della donna si susseguono le segnalazioni, complici anche i tempestivi appelli del figlio che utilizza Facebook per la ricerca; il gruppo dedicato alle segnalazioni raccoglie in poche ore più di mille utenti, volenterosi di aiutare a ritrovare Roberta.

Domenica 15 gennaio iniziano le prime ricerche da parte dei Carabinieri che utilizzano i cani per cercare la donna nelle zone limitrofe. Non si esclude una tragedia e si controlla meticolosamente anche la zona del fiume Morto, il cui corso passa lì vicino. Le Forze dell’ordine iniziano anche gli interrogatori: vengono sentiti i familiari, i vicini, addirittura gli autisti degli autobus notturni ma tutte le segnalazioni risultano infondate. Passano le ore e si fa largo nelle teste degli inquirenti una tragica fatalità: secondo i familiari Roberta avrebbe battuto la testa qualche giorno prima, mostrando alcuni vuoti di memoria, tragicamente sottovalutati.

 

computerNon escludono che sia uscita in stato confusionale e si sia persa. A rendere ardue le ricerche è soprattutto la difficoltà a stabilire il momento in cui Roberta Ragusa è uscita di casa: il marito Antonio Logli sostiene di non averla sentita andare a letto, ma non lo esclude. San Giuliano Terme cade nello sconforto: non capiscono che fine possa aver fatto Roberta, una donna così a modo e rispettosa, tutta casa e lavoro. Passano i giorni e le ricerche infruttuose fanno acquistare mediaticità al caso, che a fine gennaio viene trattato per due volte da Chi L’Ha Visto; anche in questo caso le numerose segnalazioni non portano a nulla.

caso ragusa
Antonio Logli

Nei mesi successivi, mentre le ricerche brancolano nel buio, spunta un testimone che smentisce la ricostruzione del marito («Sono andato a dormire intorno a mezzanotte e mi sono accorto solo al mio risveglio, alle 06:45, che mia moglie non era in casa») fino ad allora ritenuta attendibile. Questo testimone avrebbe visto Logli allontanarsi da casa in auto intorno all’una di notte, smentendo di fatto la sua versione dei fatti. Logli viene quindi indagato per omicidio volontario e occultamento di cadavere. È un nuovo inizio per quello che diventa il caso Ragusa: nel gennaio 2013 il procuratore capo di Pisa Ugo Adinolfi invita chi ha notizie utili a parlare.

A dodici mesi di distanza dalla scomparsa della donna gli inquirenti sono praticamente certi che sia stata uccisa e iniziano così le ricerche del cadavere, ben diverse da quelle di una donna scomparsa. Centinaia di carabinieri, poliziotti, militari e volontari partecipano alla maxibattuta che setaccia quasi tutta la provincia di Pisa. Vengono chiamati in causa anche i sommozzatori per controllare il lago di Massaciuccoli (in provincia di Lucca) dopo la segnalazione di un pescatore mentre sulla terraferma si utilizza un super georadar in grado di controllare fino a tre metri di profondità (la stessa tecnica utilizzata nel caso di Yara Gambirasio, che tuttavia si rende inefficace). Roberta Ragusa ancora non si trova.

 

Il procuratore capo Ugo Adinolfi
Il procuratore capo Ugo Adinolfi

Nell’ottobre 2013 la procura di Pisa chiede altri sei mesi per indagare sul caso. Sono certi che sia stato il marito ma non ne hanno le prove: solo nelle ultime settimane hanno infatti individuato il presunto super testimone che avrebbe visto «uscire da casa Logli una donna in vestaglia che salì su una vecchia jeep chiara parcheggiata in strada e poi partita in direzione di Pisa».

È il vigile del fuoco Filippo Campisi, rimasto per quasi due anni nell’anonimato per paura del clamore mediatico e che inviò una lettera anonima in Procura riferendo quanto visto. La richiesta viene accettata e dopo l’identificazione di Campisi spuntano altri due testimoni: il primo è un vicino di casa che sostiene di aver visto un uomo e una donna litigare in mezzo alla strada, il secondo è una donna che dice di aver visto Logli pulire del sangue in strada nella notte incriminata. Passano i giorni e mentre la scadenza delle indagini, fissata per il 7 maggio, si avvicina, si delinea anche un ipotetico movente: Roberta Ragusa avrebbe scoperto la storia d’amore del marito con Sara Calzolaio, sua attuale compagna e all’epoca della scomparsa babysitter e segretaria dell’autoscuola. Un particolare che tuttavia Logli non ha mai nascosto, avendolo fatto mettere a verbale durante il primissimo interrogatorio dei Carabinieri, appena successivo alla scomparsa della moglie.

Palazzo della Cassazione, Roma
Palazzo della Cassazione, Roma

Il cerchio rosso sul calendario in questo periodo è quello del 28 febbraio 2014: è il giorno del primo interrogatorio di Logli dal momento in cui è stato indagato. Un interrogatorio che non avverrà, perché l’uomo si rifiuta di presentarsi davanti al Pubblico Ministero. È l’ultima goccia: la Procura è decisa a chiedere il processo anche senza aver ritrovato il cadavere di Roberta. Le indagini si chiudono formalmente il 22 settembre: secondo il procuratore Ugo Adinolfi il colpevole è Antonio Logli, che il 14 gennaio 2012 costrinse «con violenza la moglie Roberta Ragusa a salire in auto» e poi la uccise volontariamente per poi sopprimerne il cadavere «al fine di assicurarsi l’impunità per l’omicidio» ed evitare «in modo permanente il ritrovamento del corpo».

 

Tribunale di PisaInizia così un iter giudiziario lungo e tortuoso nel quale compaiono anche i figli come parti offese nel processo contro il padre, accusato di omicidio volontario e soppressione di cadavere. Il 4 marzo del 2015 Logli opta per il rito classico ma dopo due giorni arriva la sorprendente decisione del Gup di Pisa che dispone il «non luogo a procedere»; il più amareggiato e sorpreso sembra il Procuratore capo che definisce Logli come un «bugiardo patentato». Un grande peso nella decisione del Gup ha avuto l’assenza del cadavere, oltre alle incertezze di uno dei testimoni, caduto in contraddizione sotto le domande degli avvocati difensori.

Sembra la fine del caso Ragusa ma la Procura non si arrende e prepara il ricorso insieme alle parti civili. È il 18 marzo 2016 quando la Cassazione si pronuncia sul ricorso ribaltando l’ultima decisione. La Corte Suprema esprime tutti i dubbi sull’innocenza di Logli e annulla così il non luogo a procedere: l’uomo dovrà quindi presentarsi davanti al giudice. Durante l’udienza del 18 novembre Logli cambia idea e opta per il rito abbreviato. L’ultima notizia risale allo scorso 2 dicembre, quando l’accusa ha reso noto la sua richiesta: 30 anni di carcere, che per effetto delle riduzioni previste dal rito abbreviato diventano 20. Si attende ora la sentenza per mettere la parola fine almeno al Primo grado di giudizio: la decisione è attesa per il prossimo 21 dicembre.

 

articolo di Nicola Guarneri

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Il numero 32 di Cronaca&Dossier dedicato al caso Roberta Ragusa:

Roberta Ragusa, cinque anni di silenzi ultima modifica: 2016-12-15T18:12:58+00:00 da info@cronacaedossier.it

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