Renato Rossi, catturato un serial killer?

I carabinieri di Padova hanno riaperto il caso di Conca d’Albero individuando in Renato Rossi un possibile colpevole; era stato arrestato pochi giorni fa per un altro omicidio.




7891616644_94b764c04aPotrebbe essere una svolta importante per molti cold case italiani l’arresto di Renato Rossi, imprenditore 67enne di Ferrara arrestato pochi giorni fa per l’omicidio di Ezio Sancovich. Sembrava una morte come molte altre, avvenuta a causa di un debito: Rossi, titolare della ditta d’abbigliamento Duerre Progetto Moda, deve 16mila euro a Sancovich, importante consulente del colosso Moncler.  Probabilmente non ha i soldi, o forse preferisce risparmiarli e risolve il debito con tre colpi di pistola che raggiungono il consulente tra la tempia sinistra e lo zigomo. Muore all’istante e viene ritrovato accasciato alla guida della sua auto, una Bmw grigra ultimo modello, con la portiera aperta sul ciglio della tangenziale di Piombino Dese (in provincia di Padova). Bastano 20 ore ai carabinieri per risolvere il delitto: dopo 8 ore di interrogatori Renato Rossi crolla e confessa, nonostante le contraddizioni. «Non so cosa sia accaduto… Mi ha cacciato dall’auto… Poi mi sono ritrovato con la pistola puntata contro… Ho reagito ma ricordo solo un colpo». La pistola è effettivamente quella di Sancovich, anche se i colpi sono tre. Pazienza, basta e avanza per richiuderlo in carcere. Ma la storia non è ancora finita: anzi, è appena iniziata.




Beretta_70_7.65Tra i carabinieri di Padova evidentemente qualcuno ha un’ottima memoria. Sì, perché l’assassinio del consulente Moncler è come un grosso deja vu. Flashback, torniamo al 22 dicembre 1989: Luciano Forlani, 55enne commercialista e consulente del lavoro, viene ritrovato morto nei pressi di Villa del Bosco, una frazione di Corezzola, un piccolo paese di nemmeno 6mila abitanti in provincia di Padova. Forlani viene ritrovato accasciato al volante della sua auto, con la portiera aperta, freddato da tre colpi di pistola. Un modus operandi molto simile a quello di Sancovich, e per il quale Renato Rossi era già stato indagato: gli inquirenti pensavano che Rossi avesse ucciso Forlani a causa di un debito di 627 milioni e 85 mila lire ripagato solo in parte. Gli inquirenti lasciarono poi la pista a causa di mancanza di prove, ma ora hanno riaperto il caso rimasto irrisolto per più di 25 anni: le analogie con la morte di Sancovich non si fermano ai tre colpi di pistola (che però, bisogna precisare, nel caso del commercialista furono rivolti anche al cuore). Secondo le indagini dell’epoca Forlani ebbe una lite in auto con il suo assassino che gli rubò la pistola e lo freddò all’istante, la stessa dinamica descritta da Rossi durante l’interrogatorio.




Le indagini sono quindi ora rivolte a evidenziare e confermare le analogie tra i due casi: se fossero confermate, il “sistema-Rossi” potrebbe essere esteso ad esaminare tutti i casi irrisolti d’Italia con le medesime modalità: una svolta non da poco in quello che sembrava un classico omicidio per un debito non ripagato e che potrebbe rivelarsi un vaso di Pandora.

 

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Renato Rossi, catturato un serial killer? ultima modifica: 2016-02-05T15:32:25+00:00 da info@cronacaedossier.it

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