Quelle voci nella notte di Ustica (parte prima)

Tutte le inchieste, i depistaggi e i lati oscuri della strage di Ustica, rimasta ancora senza colpevoli


ustica
Per “strage” si intende l’uccisione immotivata di una molteplicità d’individui innocenti. Prima di spostare il fulcro dell’attenzione sul “chi” o sul “perché” dei fatti di Ustica è importante fermarsi a riflettere su questa definizione, anche solo per pochi secondi. Perché è possibile giungere nel tempo al cospetto di verità nascoste dietro misteri o segreti scomodi. Invece riportare in vita chi è stato sacrificato è semplicemente impossibile e trovare risposte giuste, a domande ormai vecchie, è il nostro modo per provare a restituire un briciolo di dignità alla memoria di chi non c’è più. In molti ricorderanno certamente il tragico epilogo del volo IH870 partito da Bologna e diretto a Palermo, conosciuto tristemente come la misteriosa strage di Ustica.




Il 27 giugno 1980 il puntino luminoso che segnala la rotta del DC-9 Itavia scompare da ogni schermo radar del centro controllo aereo di Roma. Sono le 20:59 e 45 secondi, poi il silenzio. Il volo è partito con alcune ore di ritardo dall’aeroporto “Guglielmo Marconi” di Borgo Panigale. Il presunto arrivo allo scalo di Punta Raisi è stato confermato da poco alle 20:56 dallo stesso comandante del DC-9, Domenico Gatti, in un ultimo collegamento radio con “Roma controllo”. Tutto sembra procedere normalmente. L’aereo è nello spazio radar di più postazioni di controllo aereo. La quota di 7.500 metri è rispettata.




Ustica_mapNonostante l’assenza d’irregolarità nelle procedure di volo, alle 21:31 il centro di controllo di Marsala invia una comunicazione al centro difesa aerea di Martinafranca sul mancato arrivo dell’aeromobile. Allertato il Rescue Coordination Centre per un’operazione con precedenza assoluta, cominciano le attività di soccorso, di concerto con i nuclei operativi della marina militare e delle forze Usa. Alle 21:55 decollano i primi elicotteri diretti in perlustrazione sulla zona corrispondente all’ultimo contatto radio; il resto è tristemente storia. Alle 7:25, molte ore dopo la scomparsa del DC-9, un elicottero individua una vasta macchia scura di combustibile. Circa quattro ore dopo, l’incrociatore della Marina Militare Andrea Doria recupera i corpi di numerose vittime in acque internazionali del mar Tirreno, tra l’isola di Ponza e Ustica. In totale saranno 81 i cadaveri, con alcuni resti meccanici e interi bagagli galleggianti alla deriva. A pochi giorni dall’inspiegabile evento, il giornale inglese Evening Standard pubblica una notizia clamorosa: il DC-9 Itavia sarebbe stato abbattuto da un missile lanciato dalle portaerei francesi Foch e Clemenceau durante un’esercitazione con finti aerei bersaglio.




La risposta francese arriva perentoria in un comunicato: tutte le navi militari, il 27 giugno, erano ferme nel porto di Tolone. Il 3 luglio 1980 la Procura di Roma riceve gli atti da Palermo, aprendo ufficialmente il fascicolo sul disastro, affidato al pm Giorgio Santacroce. Ma proprio quando il desiderio di arrivare alla verità comincia a diventare l’obiettivo primario per un’Italia ancora in lutto, il paese è messo in ginocchio da un’ulteriore catastrofe, quella del 2 agosto 1980 con la terribile strage di Bologna in grado di spostare l’attenzione della stampa, fino a quel momento concentrata sul mistero di Ustica.

UsticaNell’ottobre del 1982 altro tentativo di depistaggio: un’inchiesta della Bbc dichiara che un missile aveva abbattuto l’aeromobile ma, anziché di un incidente, si era trattato di un attacco deliberato di caccia libici (Mig 23) come conseguenza dei rapporti molto tesi tra Italia e Libia. L’inchiesta su Ustica tra analisi, investigazioni internazionali, complotti e depistaggi cade nell’anonimato per diversi anni.
Solo nel 1986, in seguito alla lettera di Cossiga a Craxi, sono resi noti gli esiti di due perizie, l’una dei laboratori dell’Aeronautica militare e l’altra di una commissione tecnica di esperti del C.N.R., i quali confermano che ad abbattere il DC-9 Itavia era stato un missile. Sempre in quegli anni ciclicamente tornano prepotentemente sia la tesi del missile francese, sia l’ipotesi Mig libico. Ma tutto cade nuovamente nel silenzio fino al 30 aprile 1987, giorno in cui la società statale francese Infremer (che sarà poi accusata di essere legata ai servizi segreti d’Oltralpe) riceve l’incarico, mediante trattativa privata, di recuperare il relitto del DC-9 dando il via a una nuova intricata storia colma di incongruenze e zone d’ombra.

Itavia_DC-9_I-TIGIL’8 maggio 1987 cominciano le operazioni di recupero della carcassa adagiata a 3.600 metri sul fondo del Tirreno. Il recupero termina, in parte, nel maggio del 1988. Inconcepibili i ritardi francesi nell’individuazione del relitto, giacché lo stesso era stato addirittura fotografato da tecnici americani in possesso di coordinate specifiche. Si recupera una delle due scatole nere, il Cockpit Voice Recorder. L’analisi permette di ascoltare l’ultimo frammento di parola «Gua…», pronunciata dal pilota tre minuti dopo l’ultima comunicazione con Ciampino.

Sergeant_missileLa verità su Ustica sembra essere somministrata a piccole dosi nel tempo. Otto anni dopo l’incidente, il segretario della Nato, Woerner, dichiara che l’Italia non ha mai chiesto informazioni su Ustica agli Usa, quasi a rilevare una certa inattività volontaria del Paese; negando ogni responsabilità dell’Alleanza nella strage, senza però escludere l’ipotesi che manovre di forze statunitensi, francesi, tedesche fossero in corso in quella data. Tra il 1989 e il 1990, la commissione peritale Blasi consegna gli accertamenti attribuendo ad un missile l’abbattimento del DC-9 Itavia mentre i risultati delle indagini condotte dallo Stato maggiore dell’Aeronautica militare e dalla commissione Pratis, nominata dalla presidenza del Consiglio, confermano l’esclusione di ogni responsabilità da parte dell’Arma e degli alleati, indicando in un’esplosione avvenuta all’interno dell’aereo la causa dell’incidente di Ustica.

In apparenza è la parola “fine”; in concreto è solo il primo lungo capitolo di una storia destinata a propagarsi come un’eco ancora per molto tempo. Strage: uccisione immotivata di una molteplicità d’individui innocenti.

 

articolo di Alberto Bonomo

Vuoi leggere l’inchiesta completa su Ustica? Trova la seconda parte qui, altrimenti puoi leggere il numero di maggio 2014 su ISSUU.

 

Quelle voci nella notte di Ustica (parte prima) ultima modifica: 2015-04-15T17:31:49+00:00 da info@cronacaedossier.it

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