Quella perizia su piazza della Loggia che riemerge dopo 41 anni (parte terza)

Tritolo, indizi e prove: i punti della relazione tecnica che ha convinto la Cassazione a riaprire il processo sulla strage di piazza della Loggia. Intervista al prof. gen. Romano Schiavi, uno dei tre periti (assieme ai proff. Alberto Brandone e Teonesto Cerri) che furono chiamati per la prima Istruttoria sulla strage di piazza della Loggia. Dopo 41 anni quella perizia è tornata d’attualità grazie all’intervento della Cassazione che ha sconfessato il lavoro peritale svolto nel 2010 dai dott. Paolo Egidi, Federico Boffi, Paolo Zacchei


piazza della loggiaLa differenza tra la prima e l’ultima perizia sulla strage di piazza della Loggia è notevole: quella eseguita dal prof. Schiavi permette alla Corte di dare credibilità alle affermazioni di Digilo (indirizzando le responsabilità verso i neofascisti); quella eseguita nel 2010 è invece in contrasto con le parole di Digilo. In merito alle ragioni della Strage di piazza della Loggia, nel tempo si è parlato anche di “errore”, ovvero l’ipotesi che in realtà la bomba fosse diretta ai Carabinieri e che solo per una fatalità, dovuta alla pioggia di quel giorno, quest’ultimi fossero rimasti indenni lasciando che sotto il porticato si rifugiassero invece i manifestanti.
Nell’attesa del responso della Cassazione, per Cronaca&Dossier il generale Schiavi rilascia un’intervista importante che fa chiarezza sui punti cardine dell’inchiesta. Dalla sua perizia riparte la ricerca per la verità su piazza della Loggia.

IL TRITOLO Quale significato può assumere rinvenire del Tritolo in fase peritale? E in modo particolare 41 anni fa al momento della Strage?«Ricordo, prima di rispondere, che in mancanza di precedenti e in assenza di letteratura in proposito, i vecchi periti avevano messo a punto un sistema di indagine eseguito tutt’ora, pur non avendo a disposizione i mezzi di oggi.Pertanto, il rilevamento del Tritolo può essere importante in una perizia, nel caso ci siano ragioni o testimonianze di un suo uso da parte dell’attentatore. Ai tempi di piazza Loggia i bombaroli che operavano a Brescia, effettivamente, adoperavano Tritolo ricavato da ordigni bellici, ritrovato in molti casi, perché le bombe, normalmente, o non esplodevano o lo facevano solo parzialmente. Per i vecchi periti, quindi, era importante la ricerca del Tritolo proprio perché conoscevano i mezzi usati dai bombaroli. Questa è la differenza sostanziale, a parte gli studi specifici, che divideva i vecchi periti dai nuovi periti del 2010. Quando quest’ultimi parleranno di esplosivi esclusivamente militari, si esprime un nonsenso tecnico, in quanto il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza non prevede questo tipo di classifica, presente nella cultura anglosassone, in cui si identificano con questo attributo gli esplosivi HE che noi chiamiamo esplosivi di scoppio. Il TNT e tutti gli altri esplosivi nominati dai nuovi periti (si ignorano gli errori nell’elencarli perché potrebbero essere dei lapsus) figurano nell’allegato A del Regolamento per l’esecuzione del TULPS, fra gli esplosivi riconosciuti che si possono, pertanto, commerciare. Gli esplosivi non riconosciuti, vengono classificati “clandestini”. Non esistono quindi esplosivi di esclusivo impiego militare ma, eventualmente, esplosivi di prevalente impiego militare. Il Tritolo è sicuramente preferito dai miliari perché facilita il caricamento dei proiettili e non consente l’arroccamento dell’esplosivo al momento della partenza del colpo; era sufficientemente sicuro anche al rude maneggio degli “zappatori” e può essere più facilmente conservato nei depositi per le guerre future. Questo non sarebbe possibile con le dinamiti che, già a qualche mese dal tentativo di ricovero di quelle sequestrate, apparivano “deteriorate” e bagnate non dalle “goccioline” della NGL di cui parlerà il nuovo perito, ma dalla deliquescenza del nitrato d’ammonio. Il Tritolo, viceversa, non è preferito dai civili per il suo scarso adattamento a tutte le diverse situazioni di lavoro e perché costa di più. Ma quando lo trovano a buon mercato, i “civili” lo adoperano anche se in genere miscelato con altri esplosivi per mitigarne le caratteristiche negative. L’unica citazione di “esplosivi militare” si trova in un decreto del 2010 riguardante il recepimento della normativa europea sui fuochi artificiali, senza senso dal momento che il divieto all’uso di esplosivi che non fossero polvere nere o miscele con effetto lampo, rendeva comunque superflua questa aggiunta. Tant’è vero che una legge successiva eliminerà l’errore».

 

ESPLOSIVO “CIVILE” O MILITARE? Affermano i periti in udienza nel 2010: “Tutti gli esplosivi civili da mina conosciuti contenevano Tritolo e contenevano nitrato d’ammonio”. Dunque sostengono che è troppo generico parlare di “Tritolo” in fase di prima Istruttoria. Come risponde a questa critica?

«Noi avevano sotto controllo le due più grosse fabbriche di esplosivi in Italia, conoscendo bene il contenuto degli esplosivi “civili”. Non è tuttavia esatto dire “tutti gli esplosivi” (evidentemente volevano dire le dinamiti) perché alla SEI Esplosivi vendevano anche l’esplosivo plastico fatto fabbricare alla Bofors per lavori subacquei in un porto ligure. Chi parlava genericamente di Tritolo erano comunque proprio i nuovi periti e sono proprio loro ed il consulente di parte civile, che ne ipotizzarono l’impiego. I vecchi periti hanno ipotizzato solo la presenza di una dinamite cui riconduceva, principalmente, il ritrovamento del Tritolo in tracce».

Davvero all’epoca non avete preso in considerazione l’ipotesi dell’uso di esplosivi militari?

«I vecchi periti hanno preso in seria considerazione sia l’uso del Tritolo anche se magari non l’hanno chiamato esplosivo militare come avrebbero voluto i nuovi ed ancor più gli esplosivi ricavati da ordigni bellici, di largo uso da parte dei bombaroli, cui non occorre altro attributo per definirli».I periti nel 2010 parlano della presenza di “tetrile” dicendo che è “firma della provenienza militare”. Cosa ne pensa?

«Questa è una delle cose non corrette udite durante il processo del 2010. Il tetrile era presente assieme al Tritolo nei frammenti ricavati da ordigni bellici in casa Ferrari [Silvio Ferrari, giovane ordinovista saltato in aria sulla sua motocicletta nell’atto di trasportare degli esplosivi il 19 maggio 1974, ndr] ma anche in altri ritrovamenti durante le operazioni di bonifica ed antisabotaggio. L’esplosivo ricavato da un ordigno bellico sarebbe rimasto tale anche senza la presenza del tetrile o “militare” come usano dire i nuovi periti. I vecchi periti, essendo del mestiere, sapevano di più, a questo proposito, di quanto hanno saputo dire i nuovi perché il tetrile, oltre che come buster nei proiettili di artiglieria e quindi separato dal Tritolo, era presente, per esempio, anche nelle cariche di demolizioni americane residuato bellico, per rafforzare l’innesco del Tritolo, notoriamente sordo all’innesco e presente per questo, anche nei detonatori. Uno dei nuovi periti ha parlato spessissimo di teTritolo perché è una parola più d’effetto, che è invece una miscela TNT e Tritolo di scarso uso. La presenza del tetrile che si rivela in traccia qualche volta anche nelle dinamiti, è dovuta a questo spesso necessario contatto esistente fra i due prodotti, finiti poi nella percentuale di Tritolo contenuto nelle dinamiti».

 

 

IL FUMO DOPO L’ESPLOSIONE La colonna annerita per circa 1.30 m in altezza non è forse prova del fumo nero dovuto all’esplosione?

«L’affumicatura arrivava a circa 1,30 non da terra, ma da dove era posizionato il cestino; aveva quindi un’altezza di circa 30 o 40 centimetri e non l’intensità di quella riscontrata in una delle prove effettuate col solo Tritolo e notata e testimoniata da tutte le parti. D’altronde 25 testimoni affermano di aver visto fumo bianco e uno solo nero mentre in tutte le foto prese al momento del fatto si vede un persistente fumo bianco. C’è solo un consulente col suo avvocato di parte civile, che ha affermato che l’esplosione del Tritolo fa un fumo nero che sparisce nel tempo di girare la testa, perché produce anche vapore acqueo che, secondo lo stesso consulente, sarebbe “bianco”. Questo pitturerebbe di bianco il nero del Tritolo in meno di un secondo (questo lo ha ripetuto più volte). Questo fatto, secondo il consulente, non succederebbe col nitrato d’ammonio che produce fumo giallo ben visibile e persistente, invece. Credo che anche ai bambini delle elementari insegnano che a Milano la nebbia è scura perché è proprio il vapore acqueo che fa da supporto ai residui carboniosi».

I periti nel 2010 hanno criticato le prove di scoppio che avete eseguito in fase di prima Istruttoria. Come risponde in merito?

«Le prove avevano principalmente lo scopo di determinare il peso dell’esplosivo adoperato attraverso le deformazioni riportate dal tubo che supportava il cestino. È chiaro che da queste prove sono state ricavate altre notizie e, cioè, la frammentazione dei congegni, la pezzatura dei frammenti, le affumicature provocate, etc. I nuovi periti hanno criticato queste prove dicendo che il palo che supportava il cestino era appena cementato, rilevandolo da fotografie fatte in bianco e nero fatte 36 anni prima mentre, in realtà, era ben fissato in posizione millimetricamente uguale di quello in piazza».

 

 

«NON VOLEVO FARE IL PERITO PER PIAZZA DELLA LOGGIA» Dal punto di vista professionale ha avuto difficoltà, è stato osteggiato o mal visto, in seguito alla perizia redatta per la vicenda di piazza della Loggia?

«Non volevo fare il perito e soprattutto non volevo fare il perito per piazza della Loggia. Volevo chiedere all’autorità militare di farmi esimere dall’incarico, non avendo a Brescia un comandante diretto, ma non sono riuscito a contattare nessuno. Ho detto allora al Gip di non sentirmi in grado di assolvere il compito. Il Magistrato rispose che lo stesso Schiavi era universalmente noto come esperto di esplosivi e che mi avrebbe costretto a farlo. Forse perché avevo studiato gli esplosivi a livello universitario, forse perché avevo fatto la chimica degli esplosivi, forse perché insegnavo esplosivi alla Scuola di Polizia o agli ingegneri direttori di stabilimento di esplosivi o perché facevo l’antisabotaggio e la bonifica del territorio da mine ed ordigni bellici o per altro. Insomma, il perito Schiavi ha svolto l’incarico perché ha dovuto e per dovere civico. Oltre a questo, nessuno mi ha detto quello che avrei dovuto fare e nessuno ha fatto pressioni su di me se non per cercare di orientarmi su un esplosivo piuttosto che un altro, secondo la falsa credenza che ci fossero esplosivi fascisti o comunisti. Ho detto e fatto ciò che dettavano le mie conoscenze e l’esperienza».

 

intervista a cura di Pasquale Ragone

Vuoi leggere per intero lo speciale sulla strage di piazza della Loggia di Cronaca&Dossier? Trovi la prima parte qui e la seconda qui, altrimenti puoi leggere il numero 14 su ISSUU!

 

Quella perizia su piazza della Loggia che riemerge dopo 41 anni (parte terza) ultima modifica: 2015-05-14T16:54:18+00:00 da info@cronacaedossier.it

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