Processo al Piano Solo

Eugenio Scalfari e Lino Jannuzzi furono condannati in Primo grado per le accuse contro il generale de Lorenzo per la vicenda del Piano Solo

 

Giovanni de Lorenzo e il figlio Alessandro subito dopo la sentenza di Primo grado Scalfari-Jannuzzi
Giovanni de Lorenzo e il figlio Alessandro subito dopo la sentenza di Primo grado Scalfari-Jannuzzi

Se esiste un paese in cui il bianco e il nero si confondono sempre più spesso in un grigio indistinguibile, bene, questo è l’Italia. Non esistono il bene e il male, i contorni della storia, della politica, della Repubblica si sbiadiscono con il tempo e risalire alla verità è arduo compito. Prendiamo ad esempio il cosiddetto “Piano Solo”. La popolare enciclopedia online Wikipedia lo descrive come «un tentativo di colpo di Stato, ideato dal Capo dell’Arma dei Carabinieri, il generale Giovanni de Lorenzo» durante la crisi del I governo Moro, nell’estate del 1964. La verità giudiziaria non è tuttavia questa.
L’opinione pubblica, all’oscuro di tutto, scopre dell’esistenza del Piano Solo tre anni dopo, nel 1967. È il quotidiano l’Espresso a lanciare la notizia bomba. In prima pagina campeggia il titolo: «Segni e de Lorenzo preparavano il colpo di Stato», mentre all’interno un articolo intitolato Complotto al Quirinale spiega come si era arrivati a pianificare il Piano, poi saltato in seguito alla costituzione del II governo Moro.

 

 

 

Eugenio Scalfari
Eugenio Scalfari

De Lorenzo tuttavia non ci sta e querela il giornalista Lino Jannuzzi, l’autore degli articoli, e il direttore de l’Espresso Eugenio Scalfari. Inizia quindi un iter processuale che in qualsiasi altro paese sarebbe, se non altro, durato pochi mesi, mentre in Italia si trascinerà per diversi anni.

Il processo ai due giornalisti inizia l’11 novembre 1967 e dura cinque mesi: Scalfari e Jannuzzi vengono condannati, rispettivamente, a 15 e 14 mesi di reclusione, nonostante il pubblico ministero Vittorio Occorso (che era riuscito a leggere gli incartamenti per intero prima che venissero censurati) avesse chiesto il loro proscioglimento sostenendo il loro esercizio di cronaca e critica. Il punto più oscuro del processo ruota attorno al Rapporto Manes, un’inchiesta interna all’Arma dei Carabinieri affidata al generale Giorgio Manes per capire come abbia fatto l’Espresso a ottenere le informazioni e i documenti sul Piano Solo. Il generale Manes tuttavia non si limita alla ricerca delle eventuali gole profonde e nelle conclusioni della sua inchiesta sostiene l’esistenza del colpo di Stato. Accusato di aver travalicato il suo compito, viene successivamente isolato Eugenio Scalfari e abbandonato dalla salute: morirà il 25 giugno 1969 a Montecitorio per una crisi cardiaca, subito dopo aver bevuto un caffè e appena prima di deporre alla Commissione parlamentare sul presunto tentato golpe.

 

 

Lino Jannuzzi
Lino Jannuzzi

Tornando al processo Scalfari-Jannuzzi, va precisato che il rapporto Manes viene sì letto in aula ma con ben 72 omissis: dopo essere stato consegnato al Pm interviene infatti il presidente del Consiglio Aldo Moro, che ferma il processo e si fa restituire il rapporto, che avrebbe contenuto segreti politico-militari, e alla riconsegna al Pm (l’unico ad averlo letto incensurato) ecco i 72 omissis. Intervistato da Pier Luigi Vercesi per Sette, allegato del Corriere della Sera, il 5 febbraio 2004 Jannuzzi conferma la mano pesante della censura, poiché nel Rapporto Manes «le violazioni di segreti sulle basi americane in Sardegna non erano più di tre o quattro». Un peccato, perché sempre secondo Jannuzzi «tutto quello di cui stiamodibattendo è chiarito in un’inchiesta interna fatta dal vicecomandante dei carabinieri conservata nella cassaforte del comando dell’Arma».

Il 15 ottobre del 1969 si apre il processo di Secondo grado per i due giornalisti e c’è subito un colpo di scena: l’avvocato del generale de Lorenzo esibisce un nastro con la registrazione di una conversazione tra il generale e il consigliere del Ministero della Difesa Andrea Lugo. I due discutono a lungo ed emerge la volontà del governo di insabbiare l’inchiesta sul SIFAR. Il nastro viene tuttavia reclamato dal SID (successivo servizio segreto italiano) e non viene ascoltato per intero; ricomparirà solo tempo dopo, durante le sedute della commissione parlamentare che seguirà, quando verrà sequestrato dal Ministero della Difesa che ne vieterà l’ascolto poiché «coperto da segreto politico militare».

 

 

Documento con testo della Remissione di querela (per gentile concessione della famiglia de Lorenzo)
Documento con testo della Remissione di querela          (per gentile concessione della famiglia de Lorenzo)

I due giornalisti riescono ad evitare il carcere grazie all’immunità parlamentare: alle elezioni del 1968 Jannuzzi viene eletto senatore per il Partito Socialista italiano mentre Scalfari viene eletto deputato.

Successivamente una Commissione Parlamentare d’Inchiesta, presieduta dal senatore democristiano Giuseppe Alessi, è istituita per fare chiarezza una volta per tutte sul Piano Solo.

Nel 1970 arrivano le conclusioni della Commissione, che appura come «nella primavera-estate del 1964 il generale de Lorenzo, quale comandante dell’Arma dei Carabinieri, al di fuori di ordini o direttive o di semplici sollecitazioni provenienti dall’autorità politica – specificamente il Ministro dell’Interno e il Ministro della Difesa, il Presidente del Consiglio dei Ministri – e senza nemmeno darne loro notizia, ideò e promosse l’elaborazione di piani straordinari da parte delle tre divisioni dell’Arma operanti nel territorio nazionale».

 

Nonostante ciò la Commissione afferma che non vi furono mai né “tentato golpe”, né attività eversive, ma solo una serie di misure preventive da mettere in pratica qualora il paese fosse precipitato nel caos. Due anni dopo, nel 1972, si conclude anche l’iter giudiziario relativo ai due giornalisti con la remissione di querela del generale Giovanni de Lorenzo.

 

articolo di Nicola Guarneri

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Processo al Piano Solo ultima modifica: 2016-10-15T14:58:27+00:00 da info@cronacaedossier.it

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