Prima del caso SIFAR: la questione delle “commesse militari”

Negli anni precedenti agli articoli de l’Espresso si consumava una storia poco conosciuta: il caso dell’acquisto dei carri armati M60 

 Giovanni de Lorenzo
Giovanni de Lorenzo

Talvolta la Storia, quella destinata ad essere tramandata alle future generazioni, si riempie di pieghe e lati oscuri che dopo decenni è difficile illuminare per darvi un nome, da definire. Accade così che uno dei casi più importanti della storia italiana, nonostante sia passato mezzo secolo, riesca ancora a far parlare di sé e a rivelare pian piano, nel tempo, quel che all’inizio in pochi avevano evidenziato. Stiamo parlando del caso Giovanni de Lorenzo e del cosiddetto “Piano Solo”. A quasi 50 anni esatti dalla “bomba” fatta scoppiare da l’Espresso, ai più resta difficile conoscere e quindi capire il clima che ha preceduto quella vicenda, soprattutto all’interno degli ambienti militari. Entra qui in gioco quel piglio giornalistico che fa della curiosità la propria ragion d’essere e porta a voler conoscere sempre di più, senza accontentarsi, ma senza tuttavia avere la pretesa di sostituirsi alla Storiografia o alle sentenze della Magistratura, chiedendosi cosa accadde negli anni che precedettero il caso SIFAR.

 

 

Carro armato M47
Carro armato M47

La curiosità, in questo caso, prende il nome di “commesse militari”, ovvero un’ingente spesa che nella primavera del 1965 fu approvata dall’allora Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il generale Giuseppe Aloia. Sul piatto la necessità di rinnovare i vecchi carri armati e mandare in pensione il modello M47 ritenuto non più idoneo per le nuove esigenze. Già dal 1964 era stato posto il problema e diversi modelli erano stati oggetto di verifica presso il Poligono di Capo Teulada. Vennero sperimentati il tedesco “Leopard”, l’americano “M60 A1 Chrysler” e il francese “AMX30”.

 

 

Carro armato M60
Carro armato M60

Nonostante il Leopard fosse stato considerato il mezzo più idoneo di cui dotarsi, la scelta cadde sul carro armato americano “M60 A1” perché, si disse, già in produzione rispetto al Leopard. Venne firmato dunque un accordo che prevedeva l’acquisto di 100 esemplari già pronti e 700 da montare in Italia: un’imponente commessa da 800 esemplari. Un affare importante parte di un’operazione di rinnovo militare che impegnava circa 600 miliardi di Lire. Una cifra enorme per l’epoca, così come enorme fu lo scalpore per quanto accadde appena un anno dopo.
A febbraio 1966 avvenne il cambio della guardia e Capo di Stato Maggiore dell’Esercito diventò il generale Giovanni de Lorenzo.

 

 

Documento tratto dall'Archivio Giovanni de Lorenzo
Documento tratto dall’Archivio Giovanni de Lorenzo

Da 800 esemplari, il Generale decise di tagliare le commesse a soli 200 esemplari e rivisitazioni delle commesse vennero eseguite su tutta la linea (vedesi il documento Situazione commesse non ancora oggetto di contratto riportato) sostenendo un’esigenza di spesa pari a circa 134 miliardi di Lire a fronte dei 600 miliardi preventivati dal suo predecessore. La “OTO Melara”, azienda pubblica del settore delegata  alla produzione del mezzo associata a “Lancia” e “Fiat”, ne aveva tuttavia già iniziato il processo produttivo, di fatto creando non pochi attriti.

 

A giustificare la scelta del generale de Lorenzo furono l’obbligo di utilizzo di un solo carburante nel carro armato M60 ‒ piuttosto che la modalità policarburante già in uso in quel periodo ‒ e le dimensioni del mezzo, troppo grande per essere trasportato su ferrovia e per passare sotto le gallerie, tanto più che il successore  di de Lorenzo non mutò la scelta presa.

 

 

 

Secondo il generale de Lorenzo la questione M60 è stato uno dei punti centrali che hanno portato nell’aprile 1967 alla sua destituzione da Capo di Stato Maggiore dell’Esercito in quanto «si era opposto agli americani, agli industriali e ai politici», così come il figlio Alessandro ha ribadito in una puntata andata in onda su RAI Storia dedicata al Generale.

 

 

Documento tratto dall'Archivio Giovanni de Lorenzo
Documento tratto dall’Archivio Giovanni de Lorenzo

È evidente e oggettivo che il caso de Lorenzo è ancora oggi una storia degna di interesse. A renderla tale è la figura stessa del Generale, promotore e attuatore di un’Arma dei Carabinieri indipendente, con la possibilità ‒ mai verificatasi prima del suo arrivo all’Arma e non poco osteggiata ‒ di gestire il proprio bilancio economico; così come l’attuazione del blocco delle commesse militari con un giro di miliardi fortemente ridimensionato. Sarebbe stato un altro “brutto affare”, sulla falsa riga di quanto pochi anni più tardi un’inchiesta avrebbe messo in luce con il celebre caso Lockheed. Invece nel caso dell’Esercito i mezzi militari non idonei non riuscirono a trovare spazio. Se abbiamo raccontato la questione delle commesse militari è perché essa funge da spia, uno squarcio su un mondo generalmente poco conosciuto. I fatti legati al “caso SIFAR” sono già stati affrontati in sentenze e Commissioni, anche se continueranno senz’altro a costituire motivo di interesse per chi sarà impegnato in lavori storiografici. In questa sede, dunque dal punto di vista prettamente giornalistico, balza all’occhio invece come attorno alla figura del generale de Lorenzo girassero attriti e lotte intestine, motivati ulteriormente dalle azioni di rottura del generale de Lorenzo sia come Capo dell’Arma dei Carabinieri, sia in qualità di Capo di Stato Maggiore dell’Esercito.

 

Rileggendo a ritroso tutta la vicenda viene perciò il sospetto che quanto attuato da de Lorenzo dopo l’addio al SIFAR abbia in qualche modo lasciato sul terreno non pochi nemici, a lui avversi a torto o ragione. Ecco allora emergere il dubbio che la questione SIFAR possa essersi nutrita anche di altri fattori. È questa la ragione per la quale abbiamo scelto di raccontare un pezzo di questa storia che il prossimo anno compirà esattamente 50 anni dallo “scoop” de l’Espresso, sicuri che però parte di quella vicenda sia ancora da approfondire.

 

a cura di Pasquale Ragone

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Prima del caso SIFAR: la questione delle “commesse militari” ultima modifica: 2016-10-15T14:55:42+00:00 da info@cronacaedossier.it

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