Pordenone, «fonti testimoniali attendibili» incastrerebbero Ruotolo 

L’avvocato che difende la famiglia Ragone, Nicodemo Gentile, non ha dubbi sul conto di Giosuè Ruotolo in merito al duplice delitto di Pordenone





giosuè ruotolo
Giosuè Ruotolo

Dopo l’arresto di Giosuè Ruotolo in merito al duplice delitto di Pordenone, quando il 17 marzo scorso persero la vita Trifone Ragone e la sua fidanzata Teresa Costanza, non c’è ancora una prova schiacciante che sciolga ogni dubbio sulla sua colpevolezza. Ad oggi esistono le riprese delle telecamere di Pordenone che collocano Ruotolo nei pressi della palestra dove è avvenuto il duplice delitto. Sono gli unici baluardi, gli elementi più forti, che hanno permesso di tenere in carcere l’ex commilitone di Trifone Ragone.

 

1. Trifone Ragone
Trifone Ragone

Per come si sono svolti i fatti si tratterebbe di un evidente omicidio premeditato. A rincarare la dose in questa direzione giungono le parole dell’avvocato della famiglia Ragone, Nicodemo Gentile, riprese da Il Gazzettino e che forse potrebbero rivelarsi decisive nell’ottica dalla ricostruzione dei fatti sulla morte dei due giovani. «Ruotolo era in appostamento al palazzetto per un omicidio ideato da tempo. Trifone e Teresa erano con ogni probabilità “attenzionati” sin dal pomeriggio. «Fonti testimoniali attendibili riferiscono della presenza di una Audi A3 grigia, con a bordo un uomo, in sosta a poca distanza dalla macchina di Trifone, già verso le 19,20 del 17 marzo». Queste le parole dell’avvocato Nicodemo Gentile e che lascerebbero intravedere un piano pensato e studiato ad hoc per uccidere Trifone e Teresa.

 

 




 

 

omicidio pordenoneD’altra parte, la tesi sostenuta dalla famiglia Ragone (il legale è stato incaricato dal fratello di Trifone, Gianni Ragone) è proprio della premeditazione. «A Ruotolo andrebbe contestato anche il reato di stalking ‒ sostiene l’avvocato ‒ e non restano dubbi sulla premeditazione».
Eppure, non tutti i punti di questa inchiesta sono perfettamente chiari. Nei giorni scorsi sono comparse nuove informazioni, stavolta dai legali di Giosuè Ruotolo, che nelle carte dell’inchiesta appena acquisite hanno trovato un messaggio che Trifone inviò a Teresa. «Amore ho fatto a mazzate», scrisse Trifone. «Ma che dici, amo’, mi fai preoccupare» era stata la risposta di Teresa. E poi quel nome scritto da Trifone: «M’ha crepato Raschi. Un casino, zigomo rotto».

Su quel nome le indagini non approdarono a nulla, ma non è chiaro fino a che punto e secondo quali modalità gli inquirenti indagarono sull’episodio. Quest’ultimo avvenne infatti soltanto sei giorni prima del duplice omicidio di Pordenone. Dunque Trifone non avrebbe litigato solo con Ruotolo. Ma è sull’ex commilitone di Ragone che le indagini si sono concentrate trovando elementi a supporto della tesi colpevolista, soprattutto grazie ad un falso account che sarebbe stato utilizzato per entrare nella vita di Trifone e Teresa per seminare discordia.
Tutto ciò fa del delitto di Pordenone un caso tutt’altro che di facile risoluzione.

 

articolo di Andrea B.

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Pordenone, «fonti testimoniali attendibili» incastrerebbero Ruotolo  ultima modifica: 2016-04-11T19:17:57+00:00 da info@cronacaedossier.it

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