Ponticelli, il cold case finisce in tv: servono nuove indagini

L’efferato delitto delle due bimbe uccise nel 1983 a Ponticelli oggetto dell’ultima puntata di “Diritto di Cronaca” e spunta l’ipotesi del singolo omicida 





Il criminologo Gianfranco Marullo negli studi di "Diritto di Cronaca"
Il criminologo Gianfranco Marullo negli studi di “Diritto di Cronaca”

«Servono nuove indagini sul caso di Ponticelli». È questo l’appello lanciato dai presenti intervenuti venerdì 25 marzo scorso negli studi di Diritto di Cronaca, trasmissione televisiva condotta dal giornalista Giovanni Lucifora in onda su Tele Roma Uno (canale 271 del digitale terrestre). Nel corso della puntata è intervenuto il criminologo Gianfranco Marullo, già noto per avere collaborato assieme allo psichiatra forense Francesco Bruno alle indagini sul Mostro di Firenze, oltre che per avere seguito altri casi noti come la strage di Erba. In diretta telefonica è intervenuto Pasquale Ragone, direttore di Cronaca&Dossier e criminalista. Nonostante siano passati quasi trentatré anni dai fatti di Ponticelli, questa storia continua a suscitare molto interesse. In carcere, condannati all’ergastolo, sono finiti Ciro Imperante, Giuseppe La Rocca e Luigi Schiavo. Secondo la Magistratura sono loro i tre assassini di Nunzia Munizzi (10 anni) e Barbara Sellino (7 anni). La loro fine è tra le più tragiche.

 

ponticelliLe due bambine spariscono la sera di sabato 2 luglio 1983 intorno alle 19:00 dal piazzale antistante le loro abitazioni, dove abitualmente si fermano a giocare. Si trovavano del Rione Incis, nel quartiere Ponticelli di Napoli. Dopo ore di ricerche e grazie ad una segnalazione, verso mezzogiorno i Carabinieri trovano i loro corpi, ormai straziati. I piccoli cadaveri sono posti uno sopra l’altro, legati insieme da una corda e gettati in un canale, tra le sterpaglie, come fossero immondizia. Ci sono anche segni di bruciature sulle due bimbe, probabilmente nel tentativo di cancellare tracce altrimenti riconducibili alla mano omicida.

 

20130514_47188_are«È un brutto caso ‒ sono le parole del criminologo Marullo ‒ perché in realtà i tre condannati, oltre ad essersi sempre dichiarati innocenti, furono tali solo su basi di testimonianze che uscivano dalle caserme dei Carabinieri, con soggetti a volte con problemi».
In merito alle prove, il giudizio del criminologo è netto: «Alla fine non c’è mai stata una vera prova della partecipazione dei tre ragazzi condannati. Secondo me il problema è che questa storia doveva essere chiusa e forse si è andati avanti su questa linea ‒ ha affermato Gianfranco Marullo ‒. […] La perizia medico-legale evidenziò anche come le bambine non avessero subito violenza, anche se fatta con i mezzi di allora e con i corpi semi bruciati».
In merito al contesto in cui avvenne la morte delle due bambine di Ponticelli, si sofferma il giornalista e criminalista Pasquale Ragone. «Il tempo dell’azione delittuosa ‒ ha detto durante la puntata televisiva ‒ e il comportamento di chi ha ucciso lascia dubbi. Il lasso di tempo, ovvero pochi minuti per sequestrare le bambine, portarle in un luogo idoneo al massacro, eventualmente abusare di loro e compiere atti sadici, è troppo ristretto. Inoltre sembrerebbe anomalo quanto avvenuto secondo l’accusa, ovvero uccise le bambine sarebbero tornati indietro per dare fuoco ai corpi e andare in discoteca senza alcuna traccia. Tutto questo in un tempo troppo ristretto».

 

                      (puntata integrale andata in onda venerdì 25 marzo 2016 sul caso di Ponticelli)




bambinoIl caso di Ponticelli è stato oggetto anche di richieste di revisione più volte presentate dagli avvocati Eraldo Stefani e Ferdinando Imposimato. Nonostante ciò, esse sono state sempre rigettate dall’autorità giudiziaria.

L’ipotesi è che in realtà possa non essere stata esplorata l’ipotesi alternativa a quella del branco, ovvero la mano di un solo omicida o di soli due soggetti. Secondo il criminologo Marullo, la vicenda è abbastanza chiara per alcuni aspetti. «Escluderei quasi sicuramente la partecipazione dei condannati ‒ ha detto nel corso della puntata ‒, ma evidentemente ci furono altre piste che non furono controllate come la pista di “Tarzan”. Furono indagini iniziate male e finite peggio».
Di parere simile è anche Pasquale Ragone secondo il quale «l’analisi degli elementi in gioco potrebbe portare anche all’ipotesi di un unico soggetto omicida».
Un caso controverso quello di Ponticelli al quale Cronaca&Dossier ha dedicato anche un ampio approfondimento a firma della psicologa forense Francesca De Rinaldis. Quel che emerge dalla puntata a Diritto di Cronaca è però un accorato appello a riaprire le indagini sul massacro di Ponticelli, con tre uomini condannati molto probabilmente per un atroce duplice delitto mai commesso.
articolo di Andrea B.

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Ponticelli, il cold case finisce in tv: servono nuove indagini ultima modifica: 2016-03-31T17:49:02+00:00 da info@cronacaedossier.it

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