Poliseno, da Zurigo l’indagine che apre all’ipotesi serial killer

Possibile legame fra la morte della psichiatra Labiola, uccisa da Vincenzo Poliseno, e un’altra psichiatra assassinata in Svizzera

0 (4)Uscire di casa una mattina per andare al lavoro presso il Centro di Salute mentale a Bari, nel centrale quartiere Libertà, venire colpita con 28 coltellate da un paziente dello stesso Centro e morire lasciando marito e tre figli, due gemelli di 12 anni e una più grande. È successo alla psichiatra Paola Labriola nel settembre del 2013, in una struttura dove erano già avvenuti fatti che avevano destato allarme, infatti da tempo gli operatori denunciavano rischi per la sicurezza nel centro che si trova in un quartiere difficile. Ma per il direttore generale della Asl di Bari, Domenico Colasanto, la struttura non era tra quelle a rischio ed aveva dichiarato: «Avevamo avuto nel tempo solo una segnalazione da questo centro, non lo consideravamo a rischio e non avevamo un servizio di vigilanza come invece succede per i pronto soccorso e i Sert. La vera causa di questa tragedia è il disagio sociale». Autore del delitto Vincenzo Poliseno, 44enne all’epoca, con problemi di tossicodipendenza, ma non problemi psichici, utente dei servizi del Sert e di cui la dottoressa aveva la cartella clinica. 0I testimoni avevano raccontato che quella mattina Poliseno verso le 7:30 era arrivato pretendendo di avere del denaro, ma era stato dirottato al Sim dove risultava paziente, anche se non abitudinario. Aveva chiesto soldi alla psichiatra e, al rifiuto della donna, l’aveva aggredita accoltellandola a morte con un vecchio coltello da cucina che, probabilmente, si era portato da casa. Una testimone in particolare ricorda che egli «brandiva un coltello con la mano sinistra e sferrava colpi», il che farebbe pensare ad un suo mancinismo. Particolare che andrebbe tenuto in debita considerazione, anche per un altro fatto, di cui tra poco parleremo. Raffaele Martino, dirigente del servizio di Putignano, aveva dichiarato sulla questione sicurezza: «Qui c’è un nostro infermiere sotto indagini perché avrebbe malmenato un paziente. In realtà è stato un episodio di autodifesa. Le porte in questi centri sono sempre aperte, chiunque qui come dappertutto entra quando vuole. Io stesso anni fa ho ricevuto una coltellata da un paziente. Episodi che succedono spesso. Stiamo in prima linea ma non abbiamo assolutamente nessuna difesa». Perquisito dagli agenti di Polizia dopo aver commesso il delitto, Poliseno venne trovato in possesso di circa 1.270 euro. Una somma di denaro «da valutarsi cospicua ‒ scrisse il gip Giulia Romanazzi (foto copertina 2, solo se la prima indicata sgrana)nell’ordinanza d’arresto ‒ tenuto conto della condizione di lavoratore saltuario. Evenienza che rende il movente non necessariamente identificabile con una richiesta di denaro e conseguente rifiuto». Poliseno, reo confesso, è stato condannato nel 2014 a 30 anni di carcere con rito abbreviato. Il gup Roberto Oliveri del Castillo ha riconosciuto all’uomo le aggravanti della crudeltà e dei futili motivi e, cosa più importante, ha escluso vizi parziali o totali di mente. Permangono le indagini sulle «responsabilità connesse, precedenti e successive all’omicidio, miranti ad occultare le responsabilità della Asl di Bari». Infatti a Domenico Colasanto sono stati contestati i reati di omissione di atti d’ufficio per aver «omesso la predisposizione di un sistema di sorveglianza». Il Gup ha inoltre condannato Poliseno a risarcire i familiari della vittima, dal marito ai tre figli, passando per l’ex marito. Mentre si attendono le motivazioni della sentenza ed un possibile ricorso in appello, questa brutta storia fa riaprire un cold case del 2010, che pare proprio per molti aspetti identico al delitto Labriola: l’omicida potrebbe avere precedentemente ucciso con le stesse modalità, decine di Zurigo Polisenocoltellate, il 15 dicembre 2010 a Zurigo una psichiatra 56enne, residente in Svizzera ma di origini cilene, trovata senza vita nel suo studio. Infatti nelle scorse settimane la Procura di Zurigo ha fatto pervenire a Bari una richiesta di rogatoria per il prelievo di un campione di DNA su Poliseno, attualmente in carcere. In questi anni la Magistratura svizzera ha eseguito un test genetico di massa, avviando accertamenti su circa 300 uomini appartenenti alla cerchia dei conoscenti della vittima, ma si era ad un punto morto, poiché nessuno di quei profili genetici corrispondeva alle tracce di DNA trovate sul luogo del delitto. Ora gli inquirenti svizzeri chiedono di estendere quegli accertamenti ad altri soggetti. La loro attenzione si è concentrata quindi su Poliseno, che in quegli anni aveva proprio lavorato in Svizzera. Poliseno si è dichiarato disponibile al prelievo del campione di DNA, ma ha riferito al suo difensore, l’avvocato Filippo Castellaneta, di non aver mai conosciuto quella donna e, soprattutto, di non essere stato a Zurigo in quel periodo perché detenuto in Italia, circostanza questa comunque facilmente verificabile. Ci troviamo forse di fronte al serial killer delle psichiatre?

 

articolo di Paola Pagliari @paolapagatto

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Poliseno, da Zurigo l’indagine che apre all’ipotesi serial killer ultima modifica: 2015-10-25T09:00:37+00:00 da info@cronacaedossier.it

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