Pm su caso Yara: «Dna è una prova, non un indizio»

Il pm Letizia Ruggeri spiega l’enorme sforzo investigativo per un’indagine senza pari. Con la certezza che il DNA appartenga a Bossetti

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Yara Gambirasio

Sono dichiarazioni forti e senza possibilità di fraintendimento quelle pronunciate ieri dal pubblico ministero Letizia Ruggeri durante l’ultima requisitoria a carico di Massimo Bossetti, muratore bergamasco imputato per il macabro omicidio di Yara Gambirasio, la 13enne ginnasta di Brembate di Sopra (Bg) scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata morta in un campo il 26 febbraio 2011.

 

Come affermato dal Pm, il DNA appartenente a “Ignoto 1”, identico a quello di Massimo Bossetti, ritrovato «in grande quantità» e «straordinaria qualità» sopra le mutandine di Yara Gambirasio si è rivelato «il faro» per le intricate indagini degli inquirenti «fin da quando è stato trovato», tanto da rappresentare «un elemento di prova e non un mero indizio».

cold case dnaIl pm Ruggeri ha spiegato: «Si è trattato di uno sforzo investigativo enorme a partire dal DNA». Un’indagine molto ampia che ha visto la collaborazione di diversi corpi specializzati, tanto che «sono stati raccolti 5.700 campioni solo dalla Polizia scientifica e 20.000 dal RIS. È un’indagine che non ha pari in Italia e nel mondo, che ha comportato costi ed energia per cui doveva valerne la pena. Aveva di conseguenza molto senso investire tantissime risorse sulla persona che aveva lasciato questa traccia».

 

Massimo Bossetti
Massimo Bossetti

In merito alla comparazione tra il DNA appartenente a “Ignoto 1” e il patrimonio genetico di Massimo Bossetti, la Ruggeri ha voluto fare il punto della situazione citando due sentenze della Corte di Cassazione secondo cui il DNA costituisce «un elemento di prova e non di mero indizio» poiché la possibilità che appartenga a due differenti persone risulta essere «infinitesimale». In particolare, come emerso dall’esame del DNA di “Ignoto 1” effettuato con 23 marcatori, ci sarebbe soltanto una possibilità su circa 3.700 miliardi di miliardi di miliardi che possa appartenere a due soggetti distinti. La conseguenza logica sarebbe quindi la pratica certezza che quello trovato sugli slip di Yara sia a tutti gli effetti DNA “identificativo”. Inoltre, il pm Ruggeri ha sottolineato come le tracce siano state rinvenute «su un indumento molto intimo e molto poco accessibile».

Perciò, secondo il Pm, anche il fatto contestato in passato dalla difesa per cui non è stato possibile risalire al fluido (sangue, liquido seminale o tracce di saliva) che ha lasciato la traccia del DNA di “Ignoto 1”, non inficerebbe la validità del dato ottenuto dalle analisi svolte in laboratorio dagli esperti del RIS.

 

articolo di Gianmarco Soldi

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Pm su caso Yara: «Dna è una prova, non un indizio» ultima modifica: 2016-05-14T13:53:15+00:00 da info@cronacaedossier.it

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