Play Therapy, il gioco in aiuto dei bambini disabili

Metodo ancora sconosciuto nel nostro Paese, la play therapy è un sostegno importante e concreto per i minori affetti da disabilità

 

 

 

 
gioco bambinoNel 1920 una studentessa del grande Freud, esattamente Hug-Helmut, aveva associato il gioco all’interazione verbale in ambito terapeutico. Alla fine del suo progetto scrisse un articolo nel quale evidenziava come i bambini trovassero sollievo e aiuto non tanto nell’intuizione e apprendimento cosciente quanto nel gioco.
Negli anni a seguire la psicoanalista infantile austriaca Melanie Klein diventerà nota come pioniera nel campo della psicoanalisi infantile, utilizzando la famosa teoria delle Relazioni Oggettuali e utilizzando la tecnica della Play Therapy come strumento per analizzare i bambini sotto i sei anni di età. Da quel momento in poi, il gioco è entrato a far parte integrante nelle terapie che coinvolgono i più piccoli. La Play Therapy differisce dal gioco “normale” in quanto il terapeuta seleziona innanzitutto i giocattoli da usare e crea un ambiente e un’atmosfera sicura, dove il bambino potrà esprimere i suoi sentimenti e le sue difficoltà.

 
0Ricordiamo che il gioco per i bambini è come il linguaggio verbale per gli adulti; il mezzo naturale della loro espressione. A tal proposito possiamo individuare due tipi di espressioni: quella conscia e quella inconscia. Attraverso il gioco i bimbi rivelano quella parte di loro che altrimenti resterebbe nascosta, cioè l’inconscio. Ed è così che si possono capire i loro problemi o quelle emozioni tenute nascoste per paura. In questo modo l’esperto potrà aiutarlo attraverso i giocattoli. Praticamente tutti possono avvicinarsi e quindi trarre beneficio da questi trattamenti. È giusto sottolineare però che la Play Therapy è stata pensata per i bambini fra i 3 e i 12 anni, anche se adolescenti e adulti possono usufruirne. In diversi contesti sanitari si trovano strumenti che si rifanno a questo tipo di terapia. Come detto precedentemente viene usata per aiutare i bambini disabili: per esempio è ottima in casi di disturbo Autistico e disturbo di Asperger, disturbo da deficit di attenzione o iperattività, disturbi legati alla depressione, disturbi d’ansia e del comportamento.

 

 

 

 

 

 

000Ma non solo, può trattare casi in cui i piccoli hanno subito traumi a livello psicologico, come per esempio la perdita di un familiare in maniera violenta (incidente, calamità, ecc.) oppure hanno subito violenze fisiche o ancora separazioni in famiglia come un divorzio. Tramite delle sedute di diversa durata (30-50 minuti) con cadenza settimanale, il terapista attraverso il gioco cercherà di far uscire tutto il dolore, il malessere che a livello inconscio è rimasto intrappolato e si manifesta a livello conscio nei modi più disparati. In Italia questo tipo di trattamento non è ancora molto conosciuto nonostante ci siano diverse associazioni che lo usino. Per questo motivo troviamo iniziative e corsi sull’APT che coinvolgono anche genitori. Per esempio dal 20 al 23 ottobre 2016 a Roma, c’è un evento informativo tenuto dall’International Academy for Play Therapy studies and PsychoSocial Projects. Oltre a seguire i corsi, si possono leggere alcune pubblicazioni interessanti scritte da docenti esperti in Play Therapy. Non sottovalutiamo pertanto il potere curativo dell’APT, solo perché non riusciamo magari a comprenderlo fino in fondo; quando invece personaggi importanti della storia quali Aristotele e Platone, si sono fermati a pensare sul perché il gioco sia così fondamentale per le nostre vite. Chi siamo noi quindi per affermare il contrario?

 

articolo di Dora Millaci

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Tratto dalla rivista Cronaca&Dossier:

Play Therapy, il gioco in aiuto dei bambini disabili ultima modifica: 2016-04-15T17:35:52+00:00 da info@cronacaedossier.it

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