Pietro Orlandi: “Ecco il sistema di poteri che ha incastrato Emanuela”

Intervista a Pietro Orlandi che per Cronaca&Dossier racconta la sua verità sulla scomparsa della sorella Emanuela, sui silenzi di Papa Francesco e paventa nuovi scenari dall’ultima inchiesta della Procura.

ORLANDI: 'CHI L'HA VISTO?' MOSTRA POSSIBILE FLAUTO EMANUELAPietro Orlandi, quanto pensa sia lontana la verità sulla scomparsa di Sua sorella Emanuela?

«Vado a sensazioni e sento che si sta sciogliendo qualcosa di importante, che si sbloccherà all’improvviso e che porterà dei danni a qualcuno»

 

A qualcuno come il Vaticano?

«Io non penso al Vaticano come Stato, ma a persone che possono rappresentarlo. È quel discorso sul sistema collegato alla frase che mi disse una volta un vescovo: “Il responsabile è il sistema”. Più vado avanti e più mi rendo conto che Emanuela ne è rimasta invischiata»

 

Lei fa riferimento a un intreccio di poteri?

«Ripeto sempre: pezzi deviati dello Stato, del Vaticano, della massoneria e delle mafie sono legati nella formazione di un sistema che parte da molto prima e ha occultato altre verità come Papa Luciani, l’attentato, la morte di Calvi, Estermann… I motivi possono essere stati diversi, ma la mano è sempre stata la stessa»
pietro orlandi

Ritornando alle sensazioni cresciute nell’ultimo periodo: sono dovute anche alla comparsa sulla scena dell’ultimo “super testimone”, Marco Fassoni Accetti?  

«Sto in questa storia da oltre 30 anni e ho vissuto tante situazioni come questa. C’erano momenti in cui uno parlava, si creava l’attenzione, poi all’improvviso non era più attendibile. Accetti è il primo ad autoaccusarsi del rapimento e ha portato questo flauto che ci ha tenuto nel dubbio, come altro in questi 30 anni, perché non si è appurato il Dna. Siccome però le ipotesi sono tantissime, vorrei una prova che mi permetta di seguire solo una pista»

 

A proposito di Accetti: che impressione ha avuto quando ha parlato con lui?

«La prima volta, nonostante fossi davanti alla persona che si autoaccusava di aver provocato questo dramma, ero disponibile e tranquillo. Volevo capire. Da subito si è dimostrata una persona presuntuosa, che faceva gli indovinelli, che mi spiegava le cose prendendomi in giro. Sono stato preso in giro per tanti anni e mi dà fastidio esserlo anche da lui. Tante volte gli ho chiesto una prova che renda credibile quanto dice, sarebbe diverso anche per lui perché non avrebbe più i dubbi della gente. A che gli serve quest’atteggiamento? Ma si è sempre rifiutato di fare i nomi»

 

Da Marco Accetti a Sabrina Minardi. Qual è l’idea di Pietro Orlandi sulle parole dell’ex amante di Enrico De Pedis?

«Lei ha frequentato quell’ambiente di connivenze fra potere e criminalità, conoscendo determinate situazioni anche esterne al rapimento di Emanuela. Il mio dubbio è che la sua uscita non sia stata spontanea, ma dovesse incanalare gli inquirenti verso una verità parziale e chiudere la storia: responsabili De Pedis e Marcinkus, morti da tempo, e movente economico»

 

LibroEmanuela2Ha mai provato a incontrarla?

«Inizialmente l’avvocato non sembrava d’accordo. L’ultima volta, nel 2014, è stata invece lei che non voleva»

Il motivo?

«Non lo so. Ed è un peccato perché, in base alle sue parole, potrebbe essere una delle ultime persone ad aver visto Emanuela»

Ricapitolando, fra Accetti e la Minardi a chi dà più credito Pietro Orlandi?

«Ne do poco a entrambi. Tutte le ipotesi contengono qualcosa di vero, io però vorrei qualche certezza come l’ostacolo del Vaticano alle indagini e la collaborazione dello Stato italiano a occultare la verità. Per questo penso vi sia dietro qualcosa di veramente grosso che possa colpire queste istituzioni e che, quando arriverà, si porterà dietro inevitabilmente tante altre situazioni. E ho sempre la speranza che papa Francesco possa dare l’ultimo colpo»

 

Più deluso o soddisfatto dall’atteggiamento di papa Francesco verso la vicenda di Emanuela se confrontato con le prese di posizione che ha avuto verso altri scandali vaticani?

«Deluso dall’atteggiamento esteriore. Dopo l’incontro fuori la chiesa di Sant’Anna speravo in un’apertura, magari poteva vedere mia madre che è cittadina vaticana o fare un riferimento pubblico a Emanuela. Sarebbe stato normale visto che si vuole arrivare alla verità. Però mi fa sperare che, se è davvero qualcosa di pesante, anche lui stia valutando le mosse da fare»

 

Quante richieste ha fatto per incontrare il Papa?

«Cinque o sei»

 

Non Le hanno mai risposto?Emanuela_Orlandi_manifesto_2008

«Mi ha risposto una volta una persona molto vicina al Papa, dicendo però che non era lui a occuparsi della sua agenda»

 

Questa persona che ruolo ha?

«È il suo segretario personale»

 

Lei ha provato a chiedere chi si occupa dell’agenda del Papa?  

«Sì. E non mi hanno più risposto»

 

Parliamo ora di Wojtyla…

«Spesso ho pensato alla frase che ci disse quando venne a casa: “Esiste il terrorismo nazionale e il terrorismo internazionale. Quello di Emanuela è un caso di terrorismo internazionale”. Forse gli fu consigliata oppure effettivamente aveva capito che dietro ci fosse qualcosa che avrebbe pesato sulla Chiesa e quindi fece una scelta»

 

Una scelta politica? 

«Ha messo sulla bilancia la verità o l’immagine del Vaticano»

 

Sostiene che Wojtyla abbia fatto prevalere la ragion di Stato?   

«Secondo me, sì. Forse pure a malincuore. Traspariva dal suo viso che non era venuto solo per gli auguri di Natale, che avrebbe voluto essere vicino alla famiglia, ma che non poteva spingersi oltre. Dopotutto faceva comodo a molti che Emanuela fosse una vicenda di terrorismo internazionale, si accompagnava all’attentato del 1981 e ha fatto aumentare la forza di Wojtyla nella sua azione contro l’Est e il comunismo»

 

San_Giovanni_Paolo_IIPietro Orlandi, che idea si è fatto dei magistrati attuali e di quello che hanno condotto l’inchiesta dall’83 al ’97?

«Pessima. Erano molto vicini a conoscere la verità, ma non hanno avuto mai la volontà per farlo»

 

Potrebbero avere subito delle pressioni?

«Le assicuro che tante persone che ho conosciuto si sono impegnate molto all’epoca. Erano molto disponibili e molto vicine alla famiglia»

 

A chi si riferisce?     

«A persone che all’epoca investigarono tantissimo e che oggi sono diventate di un certo livello…»

 

Tipo Nicola Cavaliere? (all’epoca vice-capo della Squadra Mobile di Roma, oggi vice-direttore operativo dell’Aisi, ndr)

«Esatto. Più di uno di loro mi ha detto che all’epoca si impegnavano tantissimo però non avevano gli incentivi dei superiori ad andare avanti, ogni volta qualcuno li smontava perché c’era la pressione del Vaticano a rallentare le cose, a lasciarle così… E poi quando i magistrati affermano che non sono state approfondite piste che portavano in Vaticano perché c’era stata chiusura della Santa Sede, non sono più io a dirlo, ma loro. A mio avviso, hanno ceduto a questa sudditanza psicologica dimostrandolo un anno fa, quando hanno dichiarato che in Vaticano ci sono persone viventi a conoscenza dei fatti. Significa che hanno degli elementi per fare un’affermazione del genere in quanto magistrati, non persone qualsiasi. Io mi ero stupito positivamente»

 

small_120414-233203_To140412est_3825-770x1127Aveva pensato si fosse in procinto di una svolta? 

«Sì, me l’aspettavo. Invece è stata considerata come una battuta al bar, il capo della Procura l’ha messa a tacere e ora penso che l’inchiesta vada avanti con un freno a mano tirato»

 

Grazie alla testimonianza della Monzi a Sica il 29/7/1983 (“Quell’amica mai identificata” [infiltrato.it]), sappiamo che Emanuela non era sola quando ricevette l’offerta del fasullo rappresentante della “Avon”. Ha mai cercato questa persona? Ha un’idea su chi potesse essere?

«Sicuramente, non era una della scuola di musica. Altrimenti Emanuela avrebbe fatto il nome alla Monzi, non avrebbe detto che era un’amica. Evidentemente, un’esterna»

 

Allora, chi?   

«Poteva essere una persona conosciuta da poco, tipo una settimana prima. Dubito comunque che sia un’amica di quelle che stavano sempre con Emanuela e che conosco anch’io»

 

Con loro ne ha parlato?     

«Sì, soprattutto all’epoca. Comunque rimane un elemento importantissimo, che non si è mai approfondito a dovere perché potrebbe essere stata quella che è ritornata nuovamente da Emanuela alle sette, al termine della lezione».

 

intervista a cura di Tommaso Nelli

Vuoi leggere il numero completo di giugno 2014 da cui l’intervista a Pietro Orlandi è tratta? Clicca qui!

Pietro Orlandi: “Ecco il sistema di poteri che ha incastrato Emanuela” ultima modifica: 2015-06-23T16:23:56+00:00 da info@cronacaedossier.it

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