Pier Paolo Pasolini, le ultime indagini: a un passo dalla verità?

Intervista all’avvocato Stefano Maccioni con le ultime sul caso Pier Paolo Pasolini e lancia un’ipotesi: «Forse a marzo l’archiviazione del caso»






Qual è stato il punto d’inizio dell’indagine raccontata nel vostro libro “Nessuna pietà per Pasolini”?
«Noi siamo partiti dal confutare l’ipotesi, come fece il Tribunale dei Minorenni, che ad uccidere Pier Paolo Pasolini fosse stata un’unica persona. Quando io e Simona Ruffini, criminologa, abbiamo letto la sentenza di primo grado, subito l’abbiamo considerata ottima. Ci hanno convinto meno le sentenze successive. La sensazione è che, saranno state tutte coincidenze, si è lottato molto per escludere il concorso contro ignoti. E questo è un omicidio che andava chiuso così: è stato Pelosi, quindi il litigio tra omosessuali, la legittima difesa di un minorenne da una persona adulta e il tentativo di violenza alla quale si sarebbe sottratto Pelosi. Questo era ciò che ci stupiva, perché lascia molto perplessi l’ipotesi che un pestaggio del genere  abbia potuto realizzarlo il solo Pelosi».

La vostra tesi tiene conto degli elementi che collegano la morte di Pasolini, quella di Mattei e di De Mauro sulla base di Petrolio. Eppure tale romanzo era, all’epoca della morte di Pasolini, solo in fase embrionale. Crede che fosse sufficiente per giustificarne la morte?
«Nelle indagini svolte dal giudice Vincenzo Calia sull’omicidio Mattei erano stati indicati legami con il caso De Mauro. La novità è stato trovare il punto di contatto con i tre omicidi, che è Catania. Abbiamo trovato un testimone, docente di lettere noto anche all’estero, che aveva conosciuto Pier Paolo Pasolini e che ci aveva indicato le ultime frequentazioni di Pier Paolo Pasolini, cioè i circoli dell’estrema destra catanese in quanto affascinato, in termini di studio, ai vari personaggi che gravitavano in quell’orbita. C’è quindi un trait d’union: da Catania partì infatti l’aereo di Mattei, De Mauro stava lavorando sugli ultimi giorni di Mattei, che furono proprio a Catania, e Pier Paolo Pasolini negli ultimi tempi frequentava ambienti della destra catanese, laddove partivano determinati personaggi per fare delle azioni su Roma. Riguardo “Petrolio”, è vero che fosse in fase embrionale  però ci sono tutti quei collegamenti che creano dei dubbi su questi famosi capitoli che non sono mai stati nell’opera finale e che riportano tutto il discorso all’Eni e alla scomparsa di Mattei».




Avete trovato altri elementi relativi alla vicenda De Mauro?         
«Nel 2011 c’è stata la sentenza, molto articolata, nei confronti di Totò Riina da parte della Corte d’Assise di Palermo. In quella sentenza, tra le altre, si legge che nella casa di De Mauro scomparve il contenuto di un faldone sul cui dorso era scritto “Petrolio”. Saranno tutte coincidenze però ci è sembrato che attorno a quel romanzo ci fosse qualcosa di particolare».

 

Nelle indagini del dott. Minisci, titolare dell’inchiesta sul caso, è emersa la verità sul numero esatto dell’auto targata CT (Catania)?          
«Vista la scrupolosità e la riservatezza di chi indaga, questo punto lo sapremo a inchiesta finita».

Quali sono i risultati delle analisi sui reperti del caso Pasolini presenti al Museo Criminologico di Roma?
«So il tipo di analisi svolte in quella sede, dal Dna all’esame dattiloscopico e altro, e ad una prima indagine sembra molto interessante, specie per quanto concerne le tavolette presumibilmente usate per il pestaggio. Consideri che nel 1975 era stata fatta un’analisi soltanto di compatibilità fra i gruppi sanguigni di Pier Paolo Pasolini e di Pelosi, ma ovviamente all’interno di quei gruppi sanguigni potrebbero esservi tanti altri profili genetici. Ecco, ciò che attendiamo è sapere quanti profili genetici è possibile trovare tramite quelle tracce».




PASOLINILeggendo le carte sulla vicenda, pensa sia stato un pestaggio andato male o una punizione?
«Per come è avvenuto mi sembrerebbe un pestaggio volto ad essere anche un messaggio ad altri, magari per coloro che forse avevano assistito al pestaggio stesso».

Dall’inchiesta dobbiamo attenderci novità circa l’identità di questo famoso “biondino”?
«Mi auguro di sì. Il Pm ha sentito moltissimi testi e non vuole lasciare niente di intentato. L’obiettivo è, con questa inchiesta, porre la parola “fine” in un senso o nell’altro a questa storia dopo tanti anni. Mi auguro che questa volta si abbia una ricostruzione più attinente con quelli che sono i riscontri».

Dopo il “biondino”, un altro personaggio di cui si è scritto nel vostro libro: Antonio Pinna. Potrebbe avere avuto un ruolo in questa storia?    
«Pinna scompare nel momento stesso in cui catturano i fratelli Borsellino e tre giorni prima dell’inizio del processo Pier Paolo Pasolini. È scomparso e non se n’è più saputo nulla. Possono essere anche queste delle coincidenze ma qualche sospetto lo fa nascere».

Vuole sbilanciarsi con noi su quando avverrà l’archiviazione del Pm?    
«Credo a marzo».

Pensa si tratterà solo un’archiviazione senza l’apertura di fascicoli ulteriori? Non c’è il rischio di  avere un’inchiesta incompleta?     
«Si consideri che tante volte nella storia si archivia ma questo non vuol dire assenza di verità. Prendiamo il caso Mattei. Ci fu archiviazione ma ci ha fatto capire che Mattei non morì per un banale incidente di volo. Non è tanto l’archiviazione in sé ma è la ricostruzione dei fatti che conta molto.
Se anche nel caso Pier Paolo Pasolini avremo una richiesta di archiviazione ma che cambia la ricostruzione dell’omicidio, allora cambierebbe molto sapere che non è stato solo Pelosi ma che c’erano anche altri soggetti ad eseguire un omicidio. Sarebbe un punto d’arrivo piuttosto rilevante».

 
a cura di Pasquale Ragone

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Pier Paolo Pasolini, le ultime indagini: a un passo dalla verità? ultima modifica: 2014-03-15T19:40:30+00:00 da info@cronacaedossier.it

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