Pier Paolo Pasolini e la notte degli orrori

Chi ha massacrato Pier Paolo Pasolini?

PasoliniÈ da poco giunto il 2 novembre 1975. Un’ora e mezza dal suo arrivo per la precisione. Il giorno in onore a tutti i Santi appena trascorso ha da poco ceduto il passo a quello dei nostri personalissimi Santi, i nostri morti. La sera è fredda, umida, ventosa, soprattutto in una zona costiera come quella del lungomare Duilio di Ostia. L’inverno veste di malinconia quelle strade che nella bella stagione brillano, infuocate di vita. Gli stabilimenti balneari nella notte sembrano giocattoli accantonati, inerti, silenziosi, oscuri, arrugginiti e cattivi sulla sabbia bagnata. Una gazzella della polizia è alle presa con uno dei soliti giri di routine, proprio uno di quelli da cui non ci si aspetta nulla. Sono forse questi i casi in cui verosimilmente accade qualcosa? Ed ecco squarcia il silenzio un bolide sull’asfalto. Nel buio il fulmine in senso vietato taglia la strada agli agenti che, di soprassalto, si lanciano all’inseguimento. Alcuni chilometri scorrono prima di avere TombaPPP07la meglio su quell’Alfa 2000 Gt pirata. Alla guida c’è un ragazzo, dice di chiamarsi Pino Pelosi, è molto nervoso, afferma di avere 17 anni, di avere rubato quell’auto in zona tiburtina e di trovarsi da quelle parti perché ha da poco accompagnato un amico a casa. Gli agenti, mitra in mano, cercano di fare chiarezza, rovistano e trovano i documenti della vettura e del suo proprietario. Il gioiellino su quattro ruote appartiene a tale Pier Paolo Pasolini. Nel 1975 non devi essere un grande appassionato di letteratura per avere coscienza di chi sia Pier Paolo Pasolini, tra i più grandi poeti della parola, dell’immagine e del pensiero che il nostro Paese abbia conosciuto. A quel punto il “ladruncolo” Pelosi viene scortato presso il carcere minorile di Casal del Marmo e il caso potrebbe considerarsi risolto ma cosi non è.

 

Sono da poco trascorse le sei del mattino quando il telefono del commissariato di Ostia suona. È la signora Maria Teresa Lollobrigida, abita all’Idroscalo, una piana vicino alla foce del Tevere, una zona degradata piena di casette abusive che sono poco più che baracche. Grida alla cornetta di correre perché proprio vicino alla sua abitazione c’è il corpo di un uomo senza vita. Un quarto d’ora dopo il commissario Vitali è sul posto, impietrito. Quel corpo martoriato, calpestato, stracciato, ingiuriato, fradicio del suo stesso sangue, appartiene a Pier Paolo Pasolini. Alle sette e trenta arriveranno il dottor Fernando Masone, capo della squadra mobile di Roma e il dottor Carlo Iovinella medico legale (alle dieci del MOSTRE: A ROMA TRE MOSTRE DEDICATE A PASOLINImattino l’attore Ninetto Davoli, uno dei suoi amici più cari, ne effettua il riconoscimento ufficiale). Sono attimi terribili, l’aria di ghiaccio è ferma, penetra sotto forma di piccole lame nelle vie respiratorie di tutti i presenti. Non è un film e non è un romanzo. Pier Paolo Pasolini si trova proprio lì, giace in mezzo ad un campetto da calcio chiuso da una recinzione. Vicino al suo corpo ci sono pezzi di legno insanguinati, ciocche di capelli e un anello (si scoprirà di Pelosi) con una pietra rossa e la scritta: «United States Army». Poco lontano, vicino alla porta del campetto da calcio, c’è una camicia di lana a righe intrisa di sangue e l’ennesima tavoletta  imbrattata di sangue e di capelli; un’altra ancora, rotta in due pezzi, con sopra scritto «via dell’Idroscalo».

 

 

Ci sono anche tracce di pneumatici che dalla porta del campetto arrivano fino al corpo. Il poeta è steso in avanti, il suo fianco sinistro, la guancia, la tempia  appoggiate in terra, il braccio destro lontano dal corpo e quello sinistro sotto. Indossa una canottiera  sollevata sul dorso, i pantaloni abbottonati al bacino, con la cintura slacciata e la cerniera abbassata. È stato un massacro. È una tragedia. In un’atmosfera quasi irreale passerà poco tempo prima che il Casarsa - tomba di Pasolinigiovane Pelosi ladro di auto si trasformi in assassino e confessi l’omicidio. La versione del giovane parla di un atto quasi dovuto, invoca la legittima difesa. Afferma di essere stato abbordato a piazza dei Cinquecento a Roma, di essere andato in compagnia di quell’uomo, di cui ignorava la fama, a mangiare in una trattoria vicino la basilica di San Paolo e di essersi diretti, dopo alcuni giri, verso il lungomare di Ostia per appartarsi, consumare l’atto mercenario e terminare cosi la serata. Qualcosa è andato storto però, Pino cambia idea e non vuole più sottostare alle avance sessuali. Il rifiuto avrebbe fatto esplodere d’ira Pasolini che, accecato dalla follia, avrebbe  provato in tutti i modi a colpire il giovane con ogni mezzo a tiro.

 

Pier_Paolo_Pasolini
Pier Paolo Pasolini

In un tentativo disperato di autoconservazione, Pino avrebbe afferrato una tavoletta frantumandola sulla testa di Pier Paolo, tramortendolo, prima di salire in macchina e scappare a folle velocità, schiacciando involontariamente il corpo esanime a terra. Non sarà dello stesso parere il  professor Durante nella perizia presentata a corollario della tesi degli avvocati della famiglia Pasolini. Pino Pelosi non era solo quel giorno. Più uomini hanno teso un agguato, hanno colpito, hanno sfregiato e ucciso il poeta. Una lunga colluttazione interminabile e dall’epilogo orribile: lacerazioni del fegato, frattura in due punti della branca orizzontale di sinistra della mandibola e lussazione dell’articolazione temporo-mandibolare di sinistra. La piramide nasale appiattita da sinistra verso destra; vasta lesione situata superiormente e posteriormente al padiglione auricolare sinistro, frattura dello sterno a livello del III spazio, frattura della IV e V costola di destra lungo la linea emiclaveare, frattura della VII e VIII costola di destra lungo la linea ascellare posteriore; a sinistra frattura della VI e VII costola in due punti; sulla linea emiclaveare e sulla linea ascellare anteriore, frattura dell’VIII e della IX costola sulla linea ascellare anteriore. Complessivamente 10 fratture costali. Un numero infinito di ecchimosi ed escoriazioni. Il cuore scoppiato. Può tanta violenza sprigionarsi per mano di un uomo solo?

 

 

Le tappe processuali
2 febbraio 1976, il Tribunale per i minorenni di Roma, esaminati minuziosamente tutti gli atti viene respinta la richiesta avanzata dalla difesa di considerare Pino Pelosi incapace di intendere e di volere. 26 aprile 1976, Pino Pelosi viene condannato a 9 anni, 7 mesi e 10 giorni e a 30 mila lire di multa per atti osceni, furto aggravato e omicidio volontario nella persona di Pasolini Pier Paolo ma aggiunge: «Ritiene il collegio che dagli atti emerga in modo imponente la prova che quella notte all’Idroscalo il Pelosi non era solo».

4 dicembre 1976, la sezione per i minorenni della Corte d’Appello di Roma assolve Pino Pelosi dall’imputazione di atti osceni e furto, conferma la condanna per omicidio e, colpo di scena,  riesaminati tutti gli elementi della sentenza precedente, la nuova Corte ritiene «estremamente improbabile, per tutte le cose dette, che Pelosi possa avere avuto uno o più complici».

26 aprile del 1979, la Cassazione conferma la sentenza. Caso chiuso. Pier Paolo Pasolini è stato ammazzato da Pino Pelosi. Una brutta storia di omosessualità e di violenza se non fosse che vecchi interrogativi si trascinano ormai da più di 30 anni.


Quella nuova pista investigativa che porta a Catania…  

Monumento_alla_memoria_di_Pasolini_-_Lido_di_Ostia_-_Lug_07Come fece Pino Pelosi, reo confesso dell’omicidio, a pestare a morte un uomo due volte più grande di lui? Come ha potuto tramortirlo colpendolo con un’asse di legno tanto marcia da sgretolarsi tra le mani? Perché le testimonianze dei presenti che hanno visto il poeta in vita per l’ultima volta sono così discordi tra loro?
Il biondino. Nelle carte del primo processo, il proprietario del locale raccontava che lo scrittore durante la cena era in compagnia di un uomo con i capelli biondi e lunghi. Pelosi aveva i capelli corti e scuri. Sono tante le teorie costruite per trovare una spiegazione, un filo logico e la verità. Il libro Nessuna pietà per Pasolini, scritto a sei mani dall’avvocato Stefano Maccioni, dal giornalista Domenico Valter Rizzo e dalla criminologa Simona Ruffini, analizza sapientemente il caso. Secondo gli autori il centro nevralgico della vicenda sarebbe la Sicilia.
La verità nei numerosi viaggi a Catania del poeta? Nel 2008 Pelosi confessò di non essere stato da solo con Pasolini al momento della morte. Altre due persone avrebbero partecipato all’agguato; furono seguiti prima al ristorante “Biondo Tevere” e poi all’Idroscalo da una motocicletta e infine raggiunti da una macchina blu, una 1100 targata Catania.  C’è chi sostiene che dietro questo fatto di sangue ci siano scie politiche connesse a quelle frange che intendono la politica come violenza diffusa, comune.
Lido_di_Ostia_nell_inverno“Semplice” odio ideologico? Quella che pullula nelle strade dell’Italia anni ’70. Soltanto in quell’anno le vittime della violenza sono otto, come Sergio Ramelli, al quale alcuni militanti di estrema sinistra spaccano la testa con una chiave inglese, come Alberto Brasili, accoltellato da giovani di destra perché attraversa una zona nera vestito «da comunista». Un delitto, insomma, nato dall’ignoranza e dall’insofferenza verso le diversità, dalla paura che genera conflitto e odio. «Ragazzi di borgata, così simili ai protagonisti dei suoi libri e dei suoi film, ma anche ragazzi violenti, in cui Pasolini non è un poeta, non è un omosessuale, ma è spesso additato con un volgare frocio comunista, un nemico, uno a cui si deve dare una lezione, uno che si può bastonare e magari anche uccidere».

 
Le nuove indagini. Il 10 maggio 2010 gli uomini del Ris cominciano l’esame dei reperti raccolti dopo la scoperta del delittoMontecatini_Terme_Viale_Verdi_Pier_Paolo_Pasolini_plaque_01 Pasolini, custoditi al Museo Criminologico di Roma. A ordinare nuovi accertamenti è il sostituto procuratore Francesco Minisci, ancora oggi titolare dell’indagine. Il caso Pasolini, di fatto, si riapre dopo la richiesta depositata in Procura a Roma dall’avvocato Stefano Maccioni, dalla criminologa Simona Ruffini e il giornalista Walter Rizzo. All’indagine tecnica partecipano l’avvocato Guido Calvi (rappresentante della famiglia di Pier Paolo Pasolini e dell’ex sindaco Walter Veltroni al quale si deve la costituzione di parte civile del Comune di Roma) e lo stesso avvocato Maccioni (in qualità di legale di Guido Mazzon, cugino di Pasolini).


Tre storie di morte
. Pasolini avrebbe raccolto informazioni sulla morte di Mattei e sul ruolo avuto dal vicepresidente dell’Eni dell’epoca, Eugenio Cefis. Le informazioni raccolte sarebbero servite Beach_Ostia_Lido_di_Roma_0017alla stesura del romanzo Petrolio, a cui lo scrittore stava lavorando prima della morte. Di questo collegamento se ne accorge il sostituto procuratore Vincenzo Calia, durante la propria inchiesta sul caso Mattei. Per impedire la pubblicazione di queste informazioni sarebbe stato ucciso Pasolini? Una tesi questa, assimilabile e sovrapponibile a quella della fine di Mauro De Mauro, il giornalista scomparso da Palermo il 16 settembre 1970. A rendere ancora più misteriosa questa storia ci pensa Marcello Dell’Utri, il quale ha raccontato di avere letto proprio l’ultimo di Petrolio, che si credeva scomparso. Tre morti e un romanzo: tutti anelli di una stessa catena? In un’intervista rilasciata in esclusiva a Cronaca&Dossier, l’avvocato Stefano Maccioni ha fatto luce su alcuni punti dell’intricata trama lunga 38 anni.

articolo di Alberto Bonomo

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Pier Paolo Pasolini e la notte degli orrori ultima modifica: 2015-04-13T17:16:12+00:00 da info@cronacaedossier.it

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