Piccolomo e la storia del mostro di Varese

Ora all’ergastolo Giuseppe Piccolomo è accusato dalle figlie per altre due morti sospette oltre quelle a lui già attribuite






Una donna di 82 anni, Carla Molinari, tipografa in pensione, viene uccisa nella sua abitazione, la notte del 5 novembre 2009 in provincia di Varese. Nella villetta della donna viene trovata la classica confusione da post furto, ma gli inquirenti riscontreranno poi che non sono stati portati via beni di valore. Risalta subito però un  particolare agghiacciante: oltre alle ferite da arma da taglio che hanno causato la morte, qualcuno le ha mozzato le mani.
Pochi giorni dopo, viene fermato Giuseppe Piccolomo, imbianchino di 62 anni, condannato poi all’ergastolo nel 2011 in Corte d’Assise a Varese.
Piccolomo potrebbe essere anche l’autore di altri due omicidi: quello della moglie Marisa Maldera e quello della giovane studentessa Lidia Macchi, avvenuti anni prima. In questi casi, sono le figlie dell’uomo a portare all’attenzione degli inquirenti nuovi particolari: «Quel mostro, oltre ad averci molestate da piccole, ha ucciso nostra madre, per sposarsi con una donna più giovane».




Marisa Maldera muore nel febbraio del 2003, arsa viva nella sua auto. Il sospettato è presente al momento dell’accaduto e lo descrive come un incidente dovuto ad una perdita di benzina. A seguito del fatto, sconta una condanna a 15 mesi per omicidio colposo, terminata la quale, sposa una giovane tunisina. Rispetto all’omicidio di  Lidia Macchi, la giovane studentessa uccisa nel gennaio 1987 con numerosi colpi di coltello – proprio come Carla Molinari – le figlie di Piccolomo dichiarano di averlo sentito spesso vantarsi di esserne l’autore e di averle anche minacciate della stessa sorte qualora si fossero ribellate: «Ci diceva “vi faccio fare la fine di Lidia Macchi”, mimando il gesto di sferrare una coltellata».

Per quest’ ultimo omicidio, proprio a seguito delle dichiarazioni delle figlie, Piccolomo è iscritto nel registro degli indagati ma mancano riscontri scientifici ed investigativi certi. Dalla cella nella quale sta scontando la sua pena all’ergastolo per l’omicidio di Carla Molinari, continua a dichiararsi innocente e continua a sfidare gli inquirenti nell’essere abili a dimostrare, “sempre che ne siano all’altezza”, la sua colpevolezza.

di Francesca De Rinaldis    @FrancescaDeRin2

L’analisi dell’esperta, dott.ssa Francesca De Rinaldis (psicologa forense)

Dottoressa Francesca De Rinaldis
Dottoressa Francesca De Rinaldis

Per quanto attiene all’analisi psicologica dell’efferato omicidio di Carla Molinari, la freddezza con cui è stata mortalmente colpita la vittima, l’accanimento nei suoi confronti, il successivo tentativo di inscenare un depistaggio perfetto e, in ultima analisi, la determinazione e il pizzico di follia che possiamo scorgere nell’atto di  mozzare le mani della vittima stessa, rivelano nel soggetto autore del reato, un’accentuata propensione al crimine, alla violenza e all’abuso. Pertanto Giuseppe Piccolomo viene facilmente accostato a quella categoria di soggetti che la gente comune definisce “mostri”, cioè coloro che agiscono tramite comportamenti che si ergono al di sopra delle possibilità di comprensione umana. Secondo le ricostruzioni ufficiali dei tre delitti, in Giuseppe Piccolomo ritornerebbero quei comportamenti riconducibili alla categoria di persone che uccidono solamente per il loro piacere, solo per il gusto di compiere l’atto, proprio come i serial killer.




Egli  è convinto  della propria superiorità morale, tecnica e psicologica. Vive in una sorta di complesso di superiorità,  che si basa sulla sua capacità di raggirare a suo piacere il prossimo, inquirenti compresi, e nella convinzione di poter vivere sfruttando le donne. Addirittura arriva a sbeffeggiare gli inquirenti. Le stesse figlie dipingono il padre come un mostro, dichiarando: « Lui ci portava nel letto, ci toccava e poi si masturbava». Giuseppe Piccolomo rappresenterebbe, dunque, il ritratto di un sadico, violento e abusatore, che sembra condividere proprio con i serial killer l’essere cinico e l’incapacità di un libero rapporto con le figure femminili. È per questo che in molti ritengono probabile che egli, il  cosiddetto “mostro di Varese”, abbia già ucciso in precedenti occasioni.

Piccolomo e la storia del mostro di Varese ultima modifica: 2015-12-23T15:52:47+00:00 da info@cronacaedossier.it

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