Piazza della Loggia: la verità esiste ma non si vede (parte prima)

Le complesse fasi processuali per la strage in piazza della Loggia

 

piazza della loggiaLe bare sono pronte. I morti, riposti nel salone Vanvitelliano del municipio di Brescia, possono essere pianti. Piazza della Loggia straripa. Mezzo milione di persone presenti per rendere l’ultimo saluto alle vittime. Doveroso e normale essere lì a piangere uniti, quanto al contempo assurdo e anormale risulta essere lì a piangere uniti sconosciuti innocenti che, pochi giorni prima, avevano perso la vita proprio in piazza della Loggia. La mattina del 28 maggio 1974, come in occasione dei funerali che si stavano svolgendo, la folla fremeva. Erano da poco passate le 10:00 ed era in corso una manifestazione indetta dai sindacati e dal comitato antifascista contro il terrorismo neofascista. Ben presto il teatro della scena politica si trasformò in un delirio incontrollato, un magma umano che si muoveva senza una vera direzione come quando dopo il fragore di uno sparo gli uccelli spaventati, d’istinto, fuggono via dagli alberi.

 

Il fumo cominciò a invadere 000piazza della Loggia, le urla di dolore dei feriti e le urla di paura di chi provava a scappare lontano si propagavano all’unisono. Poco dopo si seppe che un ordigno era stato piazzato dentro un cestino portarifiuti in prossimità dei portici. Furono otto le vittime e più di cento i feriti. Le indagini non tardarono a partire ma furono condotte in modo rocambolesco. A dir poco assurdo il pronto intervento dei Vigili del fuoco che, non più tardi delle 13:00 su ordine del funzionario di Polizia Aniello Diamare, ripulirono tutta piazza della Loggia con i getti ad alta pressione cancellando per sempre possibili indizi sul luogo del disastro. Tale azione sconsiderata non impedì il proliferare d’ipotesi relative ad un possibile intervento dei servizi segreti italiani, atto a contaminare e disperdere con l’acqua sull’asfalto importanti prove. Le stesse supposizioni furono formulate in concomitanza della misteriosa scomparsa in ospedale di molti reperti appartenenti alle vittime trasportate d’urgenza quella mattina. Senza dimenticare i comprovati rapporti dei Servizi con Maurizio Tramonte, giovane militante del Movimento Sociale Italiano e di Ordine nuovo, nome in codice “fonte Tritone”.

 

 

0000Perché le informazioni di cui era in possesso, attraverso le quali sarebbe stato possibile svelare i presunti piani bombaroli di Ordine nero, rimasero segrete? Nonostante il caos, le indagini proseguirono dando vita al primo filone istruttorio. Gli investigatori, pochi giorni dopo il tremendo fatto, formalizzarono a Rieti l’arresto di tre estremisti di destra in possesso di armi e materiale esplosivo: Giancarlo Esposti (morto durante l’irruzione), Alessandro Danieletti e Alessandro D’Intino. Si pensò subito a una responsabilità dei ragazzi nella Strage di piazza della Loggia ma al contempo una foto tessera trovata nelle tasche del cadavere consentiva l’ingresso nella storia di un nuovo personaggio da attenzionare: Cesare Ferri. Il giovane, in seguito rintracciato e fermato in compagnia di alcuni esponenti di Avanguardia nazionale, fornirà un alibi per la mattina dell’esplosione ma rimarrà nella cerchia degli indagati. Nel 1975 entrarono di prepotenza nelle investigazioni Ermanno Buzzi e Luigi Papa, camaleontici estremista di destra.
Il 2 giugno 1979 i giudici della Corte d’Assise di Brescia condannarono all’ergastolo il primo e a dieci anni il secondo. La bomba sarebbe stata messa nel cestino della spazzatura da Papa, mentre Buzzi l’avrebbe coperto. Anni d’intrighi, di congetture e di tasselli che non combaciavano, scomparvero così. Prima di poter arrivare al processo d’Appello, dopo il trasferimento al carcere di Novara, Ermanno Buzzi fu strangolato durante l’ora d’aria da Mario Tuti e Pierluigi Concutelli, esponenti di spicco del movimento eversivo neofascista. Il primo ex terrorista e fondatore del Fronte nazionale rivoluzionario venne condannato all’ergastolo dopo l’uccisione di due Carabinieri (imputato anche nella strage del treno Italicus); il secondo, invece, terrorista di Ordine nuovo famoso per l’omicidio del giudice Vittorio Occorsio nel luglio 1976. Un personaggio senza scrupoli che non provava rimorsi nel chiamarsi assassino, arrestato nel febbraio 1977 e condannato a quattro ergastoli.

 

 

0Buzzi fu ucciso, secondo le confessioni dei due, per l’infamia di essere un pederasta e un confidente della Polizia ma le ragioni più profonde sarebbero da ricercare nelle presunte dichiarazioni che la vittima avrebbe potuto fare durante la fase processuale d’Appello. Con un colpo di scena inaspettato nel marzo del 1982 (e nel settembre del 1987 definitivamente in Cassazione) a conclusione del processo d’Appello sulla strage di piazza della Loggia vi fu l’assoluzione di tutti gli imputati, compreso Papa (e moralmente anche del defunto Buzzi). La storia non fu mai davvero chiara e limpida. Come se non bastasse, le dichiarazioni rese da alcuni pentiti condussero quasi naturalmente verso l’apertura nel 1984 di una nuova istruttoria (“l’inchiesta bis” sulla strage di piazza della Loggia) che pose la lente su alcuni esponenti della destra eversiva: Cesare Ferri, Alessandro Stepanoff e Sergio Latini.
I tre, nel maggio del 1987, saranno assolti dalla Corte d’Assise di Brescia e poco tempo dopo, nel novembre del 1989, in via definitiva dalla prima sezione della Corte di Cassazione presieduta da Corrado Carnevale.

 

Non passerà molto tempo prima che il giudice istruttore Zorzi smetterà di lottare nella battaglia per la conquista della verità nella strage di piazza della Loggia. In un’ordinanza, prima di lasciare l’ufficio istruzione, le sue parole: «Quei sette chili di esplosivo furono lo strumento non di una strage indiscriminata, di un atto di terrorismo puro, di un proditorio “sparo nel mucchio” finalizzato a seminare il panico e un diffuso senso d’insicurezza in relazione a qualunque situazione di vita quotidiana, ma un vero e proprio attacco diretto e frontale all’essenza stessa della democrazia; ossia al diritto dei membri della polis di ritrovarsi nell’agorà e di esprimere lì, direttamente, senza mediazioni di sorta, la propria soggettività politica, individuale e collettiva». Un altro finale italiano per la strage di piazza della Loggia.

articolo di Alberto Bonomo

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Piazza della Loggia: la verità esiste ma non si vede (parte prima) ultima modifica: 2015-05-14T16:10:39+00:00 da info@cronacaedossier.it

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