Perché molte ragazze non vogliono denunciare il proprio stalker?

Sara non denunciò il suo ex fidanzato e molte vittime continuano a tacere: ecco la testimonianza di Valentina e cosa succede quando si decide di denunciare





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Sara Di Pietrantonio

La tragica morte di Sara Di Pietrantonio, 22enne uccisa nella notte tra il 28 e il 29 maggio scorsi alla periferia di Roma, è l’ultima di un elenco lungo di quante ragazze vedono la propria vita spezzarsi a causa della brutale violenza. Ad uccidere Sara è stato il suo fidanzato, il 27enne Vincenzo Paduano, inseguendola e dandole fuoco a circa 200 metri dall’auto della ragazza. In queste ore emergono anche le testimonianze delle amiche di Sara che raccontano di una lite violenta tra lei e Paduano, ma senza portare ad alcuna denuncia.

Ecco allora che può essere importante capire perché diventa così complicato denunciare le violenze del proprio partner, anche nei casi di gravi episodi di stalking, conoscenza che non può non venire da chi invece ha trovato il coraggio di denunciare e delle difficoltà che ha incontrato lungo il percorso. È il caso di Valentina, una ragazza di trent’anni che ha rischiato di fare la stessa fine della giovane romana, nonostante le denunce presentate a più riprese alle Forze dell’ordine. Valentina ha deciso di raccontare la propria storia a ECG Regione, in onda su Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università Niccolò Cusano, condotta da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio.

 

seguire«Nel 2013 conobbi un ragazzo che abitava vicino a dove stavo io e lavorava a 200 metri da me  ‒ ha raccontato Valentina ‒. Ci siamo frequentati per qualche mese, poi ho notato degli atteggiamenti che non mi piacevano e ho deciso di troncare la nostra relazione. Lui all’inizio sembrava averla presa bene, poi all’improvviso è impazzito e mi ha trascinato in un vero e proprio incubo, durato più di sei mesi. Qualche settimana dopo la nostra rottura, ha iniziato a seguirmi. Tutto è iniziato quando tentò di inseguirmi e di investirmi in un centro commerciale. Poi ha iniziato a venire sotto casa ad aspettarmi, una mattina mise a soqquadro il mio pianerottolo, davanti alla custode del palazzo. Era molto spavaldo, sembrava non aver paura di niente». A quel punto la decisione più giusta non poteva che essere la denuncia dello stalker.

 

 

caso noventaÈ così che Valentina si è rivolta alla Polizia. «Grazie a Dio trovai un poliziotto molto in gamba, ma lui stesso mi disse che avevano le mani legate. Il fatto che sono andata alla Polizia lo ha fatto arrabbiare ancora di più: da quel giorno iniziò un incubo ancor peggiore. Mi tagliava tutti i giorni le ruote della macchina, mi seguiva, mi minacciava, e il tutto è durato svariati mesi. Mi inseguiva con la moto, mi si accostava alla macchina a tutta velocità, cercava di speronarmi con la macchina, di mandarmi fuori strada, qualche volta ha provato a investirmi».

 




 

pneumatico macchinaI problemi per Valentina nel tempo sono diventati sempre maggiori, al punto da vedere trasformata la propria vita in un incubo. Quando si rivolgeva alla Polizia le veniva risposto «che servivano prove per inchiodarlo, sostanzialmente la Polizia non può fare niente». Da quel giorno le abitudini di Valentina sono cambiate. Era stata la stessa Polizia a suggerire un diverso stile di vita, ovvero «di cambiare orari nell’andare a lavorare, di non restare mai sola, di farmi accompagnare da qualcuno quando andavo a lavorare. Insomma, la Polizia stessa mi consigliò di modificare la mia vita. Secondo loro avrei dovuto fargli delle foto mentre mi minacciava o mi inseguiva, ma io ero terrorizzata, ogni volta che cercava di inseguirmi pensavo solo a scappare. La Polizia a un certo punto mi ha invitato addirittura a cambiare casa».

 

 

mattone finestraUn incubo che ha visto pian piano sempre meno persone essere presenti e disponibili nella vita di Valentina, ciascuno con la paura di diventare oggetto delle violenze del suo ex fidanzato. «Ora lui si è beccato un anno di condanna, alla fine ce l’ho fatta, ma è stato davvero un incubo ‒ ha raccontato a Radio Cusano ‒. I mariti delle mie amiche hanno iniziato a dirgli di non uscire con me, perché era pericoloso. Mi sono ritrovata completamente da sola. Anche i miei genitori si sono arrabbiati, hanno detto che la denuncia ha peggiorato le cose e che avrei fatto meglio a risolvere la questione in un altro modo. Una volta, quando mi ha seguito in un’altra provincia rispetto a quella in cui avevo presentato la denuncia iniziale, ho chiamato i Carabinieri e un carabiniere ha fatto addirittura lo spiritoso, mi ha detto “cosa hai fatto al tuo ragazzo per farlo arrabbiare così tanto, cosa hai combinato?”. Ero disperata, passavo le giornate intere a far le rotatorie, facevo cinque o sei volte le rotatorie per vedere che non mi seguisse, per un anno sono completamente scomparsa dalla vita sociale, la mia esistenza non è stata più la stessa».

 




 

La storia di Valentina deve servire a far comprendere quanto sia importante denunciare, anche se intorno c’è ostilità o indifferenza da parte delle persone alle quali si chiede aiuto o che si credono amiche. Soltanto il coraggio può essere la chiave per uscire da un incubo, per denunciare prima che sia troppo tardi. «Bisogna avere il coraggio di denunciare tutto ‒ è il messaggio di Valentina ‒, di rispondere colpo su colpo credendo nella legge e nella giustizia. Nel mio caso c’è voluto tanto tempo, ma alla fine ne sono uscita. Alle donne dico, non abbiate paura di denunciare. Se ne esce soltanto così».

 

articolo di Andrea B.

 

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Perché molte ragazze non vogliono denunciare il proprio stalker? ultima modifica: 2016-05-31T17:47:11+00:00 da info@cronacaedossier.it

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