Pedopornografia, l’orco del Deep Web non è una favola

La pedopornografia, una mano invisibile può ricreare un pericolo sociale a discapito dei minori




images (2)È una linea immaginaria, un confine che non si vede. Nella terra del Deep Web è possibile sovvertire le più elementari leggi di mercato. Un antro sotterraneo in cui l’offerta supera senza alcuna proporzione la domanda in tutte le sue proprietà costitutive. La regola base è che tutti possono avere ciò che più desiderano generando in tal senso una forma nuova di principio del piacere abnorme. Proprio in questo contesto trovano ampio spazio le offerte di natura sessuale capaci di giocare su tutti quegli istinti e pulsioni che normalmente vivono lontano dalla luce del giorno e i pedofili sono un classico esempio di carnefice/predatore del Deep Web. È ormai cosa nota la massiccia presenza di aberranti siti pedofili, che mettono in vendita filmati e fotografie di bambini e adolescenti abusati e violentati. Tutti gli studi condotti negli ultimi cinque anni sul mondo oscuro d’internet evidenziano dati davvero allarmanti: quattro visite su cinque sono realizzate su siti di pedopornografia.

Geographies_of_TorTOR è l’acronimo di “The Onion Router” e questo programma è in grado di mascherare l’IP di ogni computer. Il network, metaforicamente parlando, è una cipolla (da cui il nome Onion) dai mille strati, capace di far passare un segnale attraverso una serie di nodi criptati in modo che alla fine l’IP (del pedofilo) non sarà più raggiungibile. Sembra pura fantascienza ma non lo è; esiste una vera e propria guida chiamata “Your Own Pedo Site” attraverso la quale è possibile informarsi minuziosamente sull’utilizzo di TOR per la condivisione del materiale pedopornografico. Da quando il web ha acquisito un’importanza centrale nella vita e nelle abitudini della maggioranza della popolazione del mondo industrializzato, si è riscontrata la nascita di nuove tipologie di forme criminali ma anche l’adattamento di quelle preesistenti al continuo processo evolutivo e tecnologico. Fanno parte di quest’adattamento anche coloro che abusano dei bambini. Individui pronti a tutto per ottenere la propria dose giornaliera di droga e abbastanza competenti da utilizzare ogni forma di software per crittazione, accrescere il proprio grado di sofisticatezza e individuare ogni accorgimento per proteggere l’identità personale. In questa pericolosa passeggiata al buio nei bassifondi d’internet è possibile incontrare persone che amministrano network del tutto privati o server adibiti esclusivamente allo screen-sharing (una forma di condivisione in cui un utente consente ad altri utenti l’accesso sul proprio computer e quindi al materiale illegale in esso contenuto). Uno dei siti più conosciuti è Lolita city, un sudicio bazar che vanta migliaia di utenti registrati dediti agli acquisti nel mercato pedopornografico. Lì giù, dove tutto è permesso, c’è pure l’abuso su commissione; il pedofilo chiede all’altro pedofilo di fare qualcosa alla vittima (sempre fotografata con un’espressione sorridente per ricreare l’impressione della serenità). Il fenomeno è così radicato da essere quasi impossibile da estirpare.




(foto copertina)La prospettiva più ottimistica è quella di arginare gli effetti; lo dimostra, ad esempio, la perentorietà con cui David Cameron, primo ministro britannico, ha annunciato la realizzazione di una nuova unità speciale per combattere la diffusione di materiale pedopornografico nel Deep Web, nella quale ci sarà personale della GCHQ e della National Crime Agency. In Italia nell’ultimo quinquennio sono state portate a termine numerose e complesse indagini di polizia postale, coordinate dalla DDA di Roma in collaborazione con l’Europol e con i poliziotti del Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia online (CNCPO). Solo nel 2013 sono state arrestate in Italia 55 persone, 344 sono state denunciate, 28 mila i siti dalle presunte attività illecite monitorati dagli agenti della Postale. Attraverso complesse operazioni d’Intelligence è stato possibile rintracciare utenti italiani che gestivano famosi luoghi virtuali dove le più svariate comunità pedofile scambiavano informazioni per reperire materiale di “nuova produzione”. Il pedofilo del Deep Web può operare in due grossi ambiti: quello dell’adescamento anche detto “grooming”, che si realizza fingendo di essere coetanei dei ragazzini contattati (trappole che hanno il fine ultimo di raggiungere fisicamente “la preda”). Chi non si occupa dell’adescamento opera invece nella redditizia attività di “distribuzione” di materiale a base di pedopornografia. Dal 2001 a oggi l’Interpol ha creato un database con oltre 250 milioni d’immagini raccolte dalle Forze dell’ordine in giro per il mondo. Va tenuto presente che i pedofili che usano il Deep Web possono garantirsi l’anonimato, ma non sono totalmente al riparo. Alcune vulnerabilità nell’uso di determinati software commerciali per riprodurre filmati possono essere sfruttate per scoprire i pedofili online e localizzarli nel mondo reale. È questo oggi il cuore della cyber-attività investigativa mondiale: infiltrarsi in questi programmi per rintracciare i pedofili, creare falsi profili di minorenni per indurre il pedofilo a tentare l’approccio o ricreare falsi siti esca. Tanti accorgimenti e un unico vero precetto per il cyber-pedofilo: se si è beccati dalla Polizia, il circuito si deve interrompere immediatamente. Non si fa la spia. Un codice d’onore per chi sconosce il significato della parola in questione, per dolo o malattia poco importa; un codice d’onore virtuale.

 

di Alberto Bonomo @elalaned

 

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Pedopornografia, l’orco del Deep Web non è una favola ultima modifica: 2016-01-15T20:25:11+00:00 da info@cronacaedossier.it

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