Pasolini, le ragioni tecniche di un’archiviazione

Dopo le nuove ricerche del RIS nulla di fatto nelle indagini sulla morte del celebre poeta Pier Paolo Pasolini.

Pier Paolo PasoliniForse quarant’anni sono davvero troppi? Eppure la cronaca racconta di casi in cui la verità tarda decenni ad arrivare ma poi arriva. Forse è solo questione di “fortuna”. A nulla è servita l’ultima ed estrema richiesta di opposizione all’archiviazione presentata da Stefano Maccioni, legale di Guido Mazzon cugino di Pier Paolo Pasolini. L’inchiesta, aperta cinque anni fa proprio a seguito di una denuncia del cugino di Pasolini al fine di far luce sulle circostanze di quella notte maledetta del 2 novembre 1975 all’idroscalo di Ostia, si chiude, possiamo dire, definitivamente: per la legge l’unico colpevole dell’efferato delitto è e rimarrà Pino Pelosi detto “la rana”; lo stesso Pino Pelosi che, sebbene poco attendibile, propinerà negli anni svariate versioni di un pestaggio per opera di più persone. A decretare la suddetta archiviazione è il gip Maria Agrimi; il giudice, una volta recepite e analizzate le conclusioni della Procura di Roma, sulla base degli elementi raccolti, ha accolto la richiesta dei PM mettendo la parola fine sul presunto mistero, ritenendo non sufficienti i seppur nuovi tasselli di questo sanguinoso enigma riesumati dalla macchina investigativa. La decisione nasce proprio dalle conclusioni, estrapolate dall’attività d’indagine condotta dai carabinieri del RIS di Roma, depositate dal procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e il sostituto procuratore Francesco Minisci, attraverso le quali si chiedeva concretamente l’archiviazione del procedimento. Si evince che la richiesta presentata dai magistrati è corroborata dalla decisione del Gip in quanto, nonostante non sia possibile non tener conto dei nuovi elementi emersi, non è in alcun modo plausibile ritenerli idonei a proseguire il cammino su una strada apparentemente a vicolo cieco. Tra gli elementi di maggior interesse investigativo si evidenziano i cinque profili genetici individuati dalle analisi di laboratorio sul tessuto interno dei jeans indossati quella sera da Pasolini e sul plantare rinvenuto all’interno dell’Alfa Gt ma non attribuibili a nessuna delle persone che a vario titolo sono state coinvolte nella lunga inchiesta (foto copertina)sull’omicidio dello scrittore. Nel provvedimento dei PM, in seguito accolto dal Gip, si afferma, infatti, l’evidente impossibilità di stabilire la paternità dei profili rintracciati e l’inverosimile collocazione in uno spazio temporale antecedente contestuale o susseguente all’evento omicidiario. Come se non bastasse, oltre la vacuità, o meglio il limite, o meglio l’apparente strumentalizzazione cronologica delle prove scientifiche, in corso di accertamento delle oltre trentaquattro deposizioni testimoniali emerge solo un grosso e torbido buco nell’acqua. Un’archiviazione che potrebbe essere la fine di una storia processuale ma di certo non la fine di un dubbio, di certo non la verità sulla linea del traguardo. Il rammarico più grande, come sottolineato dell’avvocato della famiglia Pasolini, Stefano Maccioni, sta nell’essere riusciti, con molta probabilità, a evidenziare la presenza di altri individui sulla scena del crimine e contestualmente nell’aver reso vano questo risultato così importante; sopratutto alla luce di quel ragionamento logico che fu postilla alla sentenza di primo grado emessa dal Tribunale dei Minori di Roma con cui si accusava, sì, Pelosi dell’omicidio ma supponendo e rilevando, tuttavia, la probabile presenza di altri soggetti al momento del massacro di Pasolini; una conclusione che alla luce delle ultime notizie, con il senno di poi, suona come una beffa. A nulla è servito, nell’estremo atto di opposizione, annotare anche le nuove e ulteriori strade investigative da percorrere, i possibili coinvolgimenti della malavita romana e italiana, cosi come non è servito a nulla ripercorrere tutte le tappe di un’indagine all’epoca condotta in modo eufemisticamente discutibile. In un’epoca in cui si celebra la forza indiscussa della prova scientifica come la regina incontrastata della verità, a volte a discapito della più sottile logica, esistono casi in cui anche la scienza è costretta a chinare il capo impotente.

 

articolo di Alberto Bonomo @elalaned

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Pasolini, le ragioni tecniche di un’archiviazione ultima modifica: 2015-10-16T14:20:51+00:00 da info@cronacaedossier.it

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