Pasolini, l’ipotesi che porta alla banda della Magliana

L’avvocato del cugino di Pasolini afferma a Radio Cusano: «Chiedemmo di accertare l’eventuale coinvolgimento di uomini della Magliana, ma non si indagò»

 

L'avvocato del caso Pasolini
L’avvocato del caso Pasolini

L’avvocato Stefano Maccioni, incaricato dal cugino di Pier Paolo Pasolini a fare luce sui punti oscuri della vicenda, intervistato dal conduttore Fabio Camillacci a La Storia Oscura (su Radio Cusano Campus) chiarisce aspetti importanti sulle ultime ricerche sulla fine del grande poeta e regista.
Pier Paolo Pasolini morì la notte del 2 novembre 1975 all’Idroscalo di Ostia, barbaramente massacrato e per la cui morte si è considerato Pino Pelosi unico responsabile. Oggi, alla luce delle ultime indagini della Procura di Roma archiviate nel maggio 2015, nuovi elementi potrebbero emergere cambiando completamente il quadro dei responsabili e soprattutto del movente di questa storia.

«Penso che ci siano le condizioni per una riapertura ‒ esordisce l’avvocato Maccioni ‒. Nel 2009 chiesi la riapertura del caso assieme alla criminologa Simona Ruffini, ottenemmo la riapertura nel 2010. Per la prima volta nel caso vennero effettuati degli esami scientifici sui reperti custoditi presso il Museo Criminologico di Roma. Da quei risultati occorre ripartire».

 

Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini

Un anno e mezzo fa l’archiviazione da parte della Procura di Roma sembrava chiudere le porte a qualsiasi ulteriore novità. In quella sede «mi ero opposto alla richiesta di archiviazione del dott. Francesco Minisci [titolare delle indagini sul caso Pasolini, ndr] ‒ ha affermato l’avvocato ‒ chiedendo che venisse indagato il movente dell’omicidio. Dopo il 25 maggio ho richiesto una Commissione parlamentare d’inchiesta e la Commissione dovrebbe essere istituita perché è in Commissione affari istituzionali. Prima di questo però è importante riaprire il caso su una traccia trovata in particolare sulla maglia intima del Pelosi, maglia a maniche lunghe, come si usava allora portare. Quella traccia, secondo una delle massime esperte del campo, Dott.ssa Marina Baldi, attesta in maniera inconfutabile che una terza persona, oltre a Pelosi e Pasolini, era presente all’Idroscalo di Ostia mentre Pasolini veniva ucciso. Ecco perché secondo noi non basta avere effettuato la prova del 31 DNA su altri soggetti, ma occorre indagare nella malavita  e occorre indagare fra i neonascenti componenti della banda della Magliana».

 

clan dei Marsigliesi
Jacques Berenguer, uno dei tre boss del clan dei Marsigliesi

Banda della Magliana?

Un’ipotesi interessante quella lanciata dall’avvocato Maccioni, che così spiega al conduttore Fabio Camillacci incalzato sui dettagli di quanto affermato. «Noi sappiamo benissimo che prima della banda della Magliana c’era la banda dei Marsigliesi, che viene sulla scena tale Antonio Pinna che era l’autista della banda dei Marsigliesi, sparito nel 1976 appena si arrestano i fratelli Borsellino. Io non dico che è stata la banda della

Banda della Magliana
Banda della Magliana

Magliana perché non ho le prove, un punto tutto da accertare. Ci sono tanti elementi che qualcuno di coloro che andò a far parte di quella Banda potrebbe essere coinvolto. Tant’è che il testimone principale dell’inchiesta Pasolini non è altro che il barista dove, successivamente, la banda della Magliana scambierà le armi. Io questo l’avevo sottolineato nell’opposizione di archiviazione; su questo non si è indagato. Ho parlato sia con il procuratore capo Giuseppe Pignatone, sia con il dott. Francesco Minisci che è un magistrato molto scrupoloso e confido che la Magistratura voglia richiedere questa riapertura perché l’omicidio Pasolini non può essere archiviato se sussiste anche il minimo dubbio».

 

Giuseppe Pelosi all'epoca dei fatti
Giuseppe Pelosi all’epoca dei fatti

L’auto di Pelosi

«Oltre all’Alfa Gt c’è un altro aspetto ‒ continua l’avvocato Maccioni ‒. Viene sequestrata una Fiat 850 che era di proprietà del Pelosi, soltanto che quella che aveva Pelosi la notte del primo novembre era una 850 blu, ma viene sequestrata una 850 bianca con le stesse targhe di quella blu e fino al 2011, quando un maresciallo dei ROS non si accorge di questo, abbiamo creduto che l’auto sequestrata a Pelosi fosse quella bianca. Era stata presa un’auto rubata Fiat 850 bianca alla quale erano state messe le targhe di quella blu. Forse, si può ipotizzare, c’era qualcosa sulla 850 bianca che non doveva essere scoperto o visto?».

 

 

 

Mauro De Mauro
Mauro De Mauro

Il possibile movente

Un capitolo a parte attiene poi al movente del delitto Pasolini. Perché ucciderlo e soprattutto in modo così brutale? Nel corso degli anni le ipotesi sono state tante, talvolta fondate sull’ostilità politica nei confronti del poeta, talvolta legate a informazioni che Pasolini avrebbe posseduto su alcuni misteri italiani. Ufficialmente il delitto si è consumato per ragioni “sessuali”. Una “verità” contraddetta ormai dalle recenti indagini considerando la presenza di più persona sulla scena del crimine.
«Io ritengo che Pasolini sia stato ucciso per quello che aveva scoperto, per quello che diceva e soprattutto scriveva sui principali giornali italiani. Era arrivato a dei documenti evidentemente troppo importanti» ha detto Maccioni.  «Voglio fare un riferimento sempre fondamentale che ci porta a Mauro De Mauro, scomparso mentre stava lavorando per il registra Rosi alle vicende della morte di Enrico Mattei. Ebbene, nel processo di qualche anno fa della Corte d’Assise di Palermo, la sentenza enciclopedica dice che è un delitto politico, dice soprattutto che dalla casa di Mauro De Mauro scomparve un faldone di documenti. Sul dorso del faldone c’era scritto “Petrolio”. Ora, sarà tutta una coincidenza e che non c’è un filo conduttore che lega tutto questo?».

 

Enrico Mattei
Enrico Mattei

Il riferimento dell’avvocato Maccioni è al romanzo di Pasolini. Al suo interno c’è da sempre il mistero su un capitolo che avrebbe contenuto informazioni scottanti che collegavano il delitto Enrico Mattei e il caso De Mauro fino a denunciare uomini e trame ad essi legati.

Tra i possibili moventi ampio spazio, nel corso degli anni, hanno avuto anche le pizze del film Salò, l’ultimo di Pier Paolo Pasolini. «Io penso che ci sia un legame tra il furto del film Salò e l’incontro all’Idroscalo, almeno questo emerge dagli atti d’indagine. Il montatore di quel film, Ugo Rossi, ha detto che Pasolini teneva moltissimo a recuperare le pizze del film Salò. Quello può essere stato solo il tranello per portare Pasolini all’Idroscalo. Infatti non c’era bisogno di andare all’Idroscalo, partendo dalla Stazione Termini, per consumare un rapporto sessuale».

Nel caso Pier Paolo Pasolini emerge dunque la possibilità di nuove indagini, stavolta più mirate alla ricerca di elementi fino ad oggi rimasti nell’ombra. Si riparte dal DNA per conoscere ulteriori dettagli almeno di uno degli uomini presenti sulla scena del crimine oltre Pasolini e Pelosi; particolari forse decisivi per giungerne all’identificazione e aprire così un nuovo capitolo alla vicenda, di fatto imponendo la necessità di riscriverla.

 

Redazione Cronaca&Dossier

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Pasolini, l’ipotesi che porta alla banda della Magliana ultima modifica: 2016-11-05T12:05:05+00:00 da info@cronacaedossier.it

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