«Pantani? Nessun mistero, non fu omicidio»

Parla il medico che eseguì autopsia su Pantani e intanto un’archiviazione dopo l’altra allontana ogni speranza: la famiglia gioca un’ultima disperata carta





famiglia pantani
Marco Pantani

Si profila un finale per nulla lieto nell’ormai lunga indagine sulla morte di Marco Pantani, rinvenuto cadavere il 14 febbraio 2004 in una stanza del Residence “Le Rose” a Rimini. Dopo l’archiviazione a giugno scorso sull’ipotesi che la morte del ciclista fosse dovuta a terzi, ora il rischio è che anche l’indagine sulle provette manomesse durante il Giro d’Italia del 1999 finisca nel nulla.

Un rischio serio, molto concreto, perché il gip di Forlì Monica Calassi è chiamata a decidere sulla richiesta di archiviazione giunta dalla Procura, secondo la quale non ci sarebbero gli estremi per condurre nuove indagini e andare oltre le informazioni sorte di recente sulla manomissione delle provette che determinarono l’esclusione di Marco Pantani dall’edizione del 1999, Giro che stava vincendo. La famiglia di Pantani aveva presentato opposizione alla richiesta avanzata dalla Procura, ritenuta ammissibile dal Gip in quanto è «credibile» l’ipotesi che camorristi possano avere avuto un ruolo nella vicenda delle provette.

 

provette - dnaDietro l’esclusione di Pantani vi sarebbe ‒ secondo la famiglia del Pirata ‒ un giro di scommesse clandestine. Per questo motivo se il Gip non archivierà si aprirà uno scenario investigativo interessante chiamando in causa addirittura la Procura antimafia. L’avvocato Antonio De Rensis, nominato dalla madre di Pantani, ritiene che sia doveroso continuare le indagini forse in altra sede, come Napoli (essendo chiamata in causa la Camorra), con l’obiettivo di identificare gli autori dei reati; quest’ultima possibilità è invece il nocciolo della contesa con la Procura che ritiene non ci sia possibilità di giungere agli autori. Da qui la richiesta di archiviazione.



cassazione roma
Roma, Cassazione

L’ipotesi che il Gip accetti l’opposizione della famiglia Pantani non vorrebbe dire una nuova apertura dell’inchiesta sulla sua morte (archiviazione contro la quale la famiglia del Pirata ricorrerà in Cassazione). Si tratta di due indagini diverse anche se forse con uguale destino. Che la Camorra abbia avuto un ruolo nell’esclusione dal Giro del 1999 non vuol dire necessariamente che nella stanza de “Le Rose” sia avvenuto un omicidio. Che non si trattò affatto di un delitto ne è convinto il Dott. Giuseppe Fortuni, il medico legale che ha eseguito l’autopsia sul corpo di Marco Pantani.

 

Marco_Pantani_240798_OFS1-1024x879Il 6 luglio scorso il Dott. Fortuni ha rilasciato un’intervista al quotidiano Il Tempo, a cura di Davide di Santo, dicendo la sua ormai ad inchiesta chiusa. Appartiene a lui la conclusione che non vi fu intervento di terzi nella morte di Pantani, relazione medico-legale oggetto di diversi interrogativi nel corso della seconda inchiesta, finita anch’essa con un nulla di fatto. «Quella di Pantani penso sia la migliore perizia scritta in vita mia. Sapevo che sul tavolo non c’era una persona qualunque ma un personaggio che era già un mito prima di morire ‒  ha detto Fortuni a Il Tempo ‒ […] Ho cercato di fare tutto nel modo più completo possibile e questo è il riconoscimento di un lavoro svolto correttamente». Secondo il Dott. Fortuni l’idea del complotto non sta in piedi nel caso Pantani, né «che abbia coinvolto poteri occulti».

 

Tomba di Marco PantaniTre giorni dopo la morte del ciclista il Dott. Fortuni entrò nella stanza del Residence. «Ho visto una scena inevitabilmente modificata dai vari rilievi. Il corpo di Pantani era già sul tavolo per l’autopsia. Ma ho voluto vedere lo stesso l’ambiente in prima persona. C’era una sorta di disordine senza violenza. Era tutto rotto ma non c’era nulla che facesse pensare ad una colluttazione. Ho pensato subito a uno che cercava meticolosamente qualcosa. Microfoni, microspie. Questo è avvalorato dagli scritti deliranti di Marco ritrovati nel Residence. Ricordo una sorta di poesia scritta sul condizionatore. Tutti elementi di un profondo turbamento psichico nell’ultimo periodo della sua vita».



Pallina di cocaina simile a quella rinvenuta nella stanza
Pallina di cocaina simile a quella rinvenuta nella stanza

Nell’intervista il Dott. Fortuni non usa mezzi termini smentendo l’ipotesi di lesioni da difesa («Non trovai nessun elemento a riguardo»), minimizzando la discrepanza (di non poco conto, sarebbe il caso di aggiungere) tra l’orario della morte riportato nel primo referto, alle ore 17:00, e quello indicato nella perizia, tra le 11.00 e le 12.30 («Era solo per un passaggio amministrativo per velocizzare la sepoltura»), spiegando il mancato prelievo di DNA sotto le unghie di Pantani in quanto «un esame del DNA ha senso se c’è un altro con cui confrontarlo. E le indagini non lo hanno mai indicato». Un punto su tutti, a detta del Dott. Fortuni, non è equivocabile: «La cocaina non si diluisce come se fosse bicarbonato e non è stata trovata acqua nello stomaco», smentendo dunque la possibilità di un’assunzione forzata della cocaina da parte di terzi.

 

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Numero della rivista Cronaca&Dossier dedicato al caso Pantani

Nonostante il grande rispetto che il medico legale ha per i familiari di Pantani («Quando ho incontrato i familiari di Marco, li ho salutati con grande rispetto per la loro sofferenza») quella sulla fine del Pirata ad oggi è una morte dovuta ad overdose di cocaina, un abuso che gli è costato la vita.

Resta sul piatto la possibilità di scoprire chi ha portato Marco Pantani al baratro profondo nel quale è scivolato nell’ultimo periodo, responsabilità non da poco considerando che anche l’esclusione dal Giro del 1999 ha prodotto lo scempio visto nella stanza del Residence “Le Rose”.

 

articolo di Giulio Bini

 

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«Pantani? Nessun mistero, non fu omicidio» ultima modifica: 2016-07-09T22:38:27+00:00 da info@cronacaedossier.it

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