Palmina Martinelli, ecco le prove che non fu suicidio

Palmina Martinelli fu arsa viva, come confessò prima di morire: dopo 35 anni il caso viene riaperto grazie a nuove tecniche d’indagine e alla sorella

 



palmina martinelliNon fu un suicidio quello di Palmina Martinelli, bruciata viva l’11 novembre 1981 a Fasano, in provincia di Brindisi. Palmina, 14 anni, venne ritrovata dal fratello Antonio nella vasca da bagno: era avvolta dalle fiamme e stava cercando disperatamente di salvarsi, inconsapevole della mancanza d’acqua. Sia al fratello che ai primi soccorsi, la giovane fece i nomi dei suoi carnefici. Nomi ripetuti anche in ospedale, in presenza del dott. Tommaso Fiore e del pubblico ministero Nicola Magrone. Quelle parole sono ancora incise su un nastro: «Chi ti ha fatto del male?». «Giovanni, Enrico» sussurra Palmina. «Puoi dire anche il cognome di queste persone?». «Uno Costantino, l’altro non lo so». «Cosa ti hanno fatto queste persone?». «Alcool, fiammifero» sussurra con le ultime forze. Giovanni Costantino era l’uomo di cui Palmina Martinelli si era innamorata: a 19 anni aveva già un passato in carcere e si occupava di prostituzione minorile. Iniziava le giovani al sesso a pagamento, come era accaduto alla sorella di Palmina, Franca: lei si era innamorata di Enrico, il fratello di Giovanni, e dopo aver dato alla luce un figlio era stata costretta a prostituirsi.

 

fuocoPalmina Martinelli morì il 2 dicembre, dopo venti giorni di agonia. Nonostante avesse fornito nomi e moventi, i suoi assassini vennero assolti il 22 dicembre 1983: «mancanza di prove» secondo la Corte, che per avvallò quindi la tesi del suicidio, supportata da una lettera di addio trovata in cucina. Nonostante l’impugnazione del Pm l’assoluzione venne confermata sia in Appello nel 1987 sia in Cassazione nel 1988. Ma la storia non finisce qui: la sorella Giacomina non ha alcun dubbio, Palmina non può essersi suicidata. Nell’ottobre 2012 presenta così una denuncia alla Procura di Brindisi per fare riaprire il caso.

 

 




 

letteraL’ordinanza di archiviazione del Gip del 28 aprile 2015 viene annullata dalla Corte di Cassazione che il 30 marzo annuncia la riapertura del caso. Sarà ora la procura di Bari ad indagare, grazie ad una questione di competenza territoriale sollevata dal legale di Giacomina Martinelli, l’avvocato Stefano Chiriatti. Ad essere decisiva per la riapertura del caso è stata una perizia dell’anatomopatologo Vittorio Pesce Delfino, che grazie ad avanzate tecniche di analisi di immagine computerizzate ha analizzato le ustioni della giovane, arrivando alla conclusione che «il volto di Palmina era protetto con entrambe le mani prima dello sviluppo della vampata e quindi dell’innesco dell’incendio. L’incendio fu quindi provocato da altri».

 

Anche la perizia grafologica sul biglietto ha confermato i dubbi sulla dinamica del suicidio: sarebbero state almeno due le mani a scrivere il presunto addio alla vita di Palmina Martinelli. Dopo trentacinque anni Palmina potrebbe finalmente ricevere giustizia: una vittoria di Pirro in ogni caso, poiché il ne bis in idem è uno scoglio insuperabile e i due imputati non potranno essere processati per lo stesso fatto.

 

articolo di Nicola Guarneri

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Palmina Martinelli, ecco le prove che non fu suicidio ultima modifica: 2016-04-04T15:11:24+00:00 da info@cronacaedossier.it

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