L’omicidio di Renata Rapposelli e le verità televisive

Intervista alla dott.ssa Virginia Ciaravolo sul fenomeno dell’esposizione mediatica partendo dal delitto Renata Rapposelli e dalle parole del figlio Simone

articolo di Mauro Valentini

ferdinand gamperIl caso di Renata Rapposelli sembra ormai arrivato all’epilogo. È ancora lontano il processo contro il figlio Simone Santoleri e l’ex marito della pittrice di Ancona, ma gli inquirenti hanno una così grande quantità di prove e di riscontri a loro favore da far presagire un finale scontato a questa terribile storia di rancori familiari. Il PM Andrea Laurino infatti, dal momento del ritrovamento del cadavere, avvenuto il 9 novembre scorso ad un mese esatto dalla sua scomparsa dopo la visita in casa dei due accusati a Giulianova, sono certi di aver arrestato i due assassini. Resta soltanto da chiarire la dinamica, chi ha ucciso tra i due, come e perché.

Nel marasma delle informazioni sorte negli ultimi tempi emerge anche la personalità di Simone Santoleri, figlio di Renata Rapposelli e che con la sua smania di apparire e di raccontare si è di fatto costruito da solo un quadro probatorio contro così ampio da lasciar esterrefatti gli stessi inquirenti che non hanno fatto altro che visionare le decine di interviste (ma si dovrebbero definire meglio come soliloqui) rilasciate alle telecamere di Chi l’ha visto? e Quarto Grado per formare capi d’accusa che saranno brutti grattacapi per la difesa, tanti e tali sono stati i particolari sciorinati in quegli incontri. Ed è proprio per comprendere questo singolare comportamento di Santoleri che Cronaca&Dossier  ha incontrato  la dottoressa Virginia Ciaravolo, Psicoterapeuta e criminologa, Presidente dell’associazione Mai più violenza infinita che da anni si occupa di crimini contro le donne e abusi sui minori.

Dott.ssa Virginia Ciaravolo
Dott.ssa Virginia Ciaravolo

Il caso Renata Rapposelli offre uno spiraglio per indagare e raccontare le possibili dinamiche psicologiche che scattano quando si è dinanzi le telecamere. Nello specifico, diventa interessante conoscere attraverso il parere della dottoressa Ciaravolo il rapporto che si è instaurato tra le tante trasmissioni e i giornali che si occupano di cronaca nera e i protagonisti stessi di casi di cronaca, siano essi vittime, familiari delle vittime o accusati.

«Prima di entrare nello specifico, mi preme fare un incipit doveroso sull’opera meritevole di divulgazione  dell’attività investigativa svolta da alcuni media, così come un plauso va al giornalismo investigativo che ci ha condotti per mano nella comprensione d’importanti indagini. Ma ogni fenomeno ha il risvolto della medaglia, e alle lodi iniziali dobbiamo aggiungere che ciò ha portato anche a situazioni disdicevoli, di informazioni non sempre coerenti e precise, dove i salotti televisivi hanno rubato la scena ai tribunali, regalando ai telespettatori molto spesso, per utilizzare un ossimoro “una verità bugiarda” negando talvolta ai protagonisti il rispetto della persona e del dolore legato ai fatti accaduti.

finestraI media – prendendo a prestito la metafora Hitchockiana della “Finestra sul cortile” – usano come nel film un binocolo puntato nelle case altrui, dove tutti hanno la possibilità di spiare vizi e virtù. Una sorta di Grande Fratello sul degrado delle miserie umane che nel bene e nel male assurge i protagonisti al ruolo di star. Questa popolarità di riflesso, coinvolge non solo vittime, familiari e accusati, ma avvolge anche noi operatori che sappiamo bene quanto e che risalto avrà il partecipare ai lavori di casi così eclatanti. Come un cane che si morde la coda, da un lato la televisione propina casi irrisolti, omicidi efferati, dall’altra nella stessa misura aumenta il fascino di una nuova figura “il testimone in cerca d’autore”, cioè soggetti vicini o lontani che senza alcun imbarazzo, cercano ossessivamente le telecamere, rilasciano continue interviste, ripescano nella memoria dettagli e ricordi, pronti a dichiarazioni col piglio sicuro e sfrontato.
psicologiaCome consumati professionisti della TV, saltano da un programma all’altro, senza alcuna timidezza, nutrono il bisogno del telespettatore di conoscere verità morbose, sono corteggiatissimi dalle trasmissioni più note, e come professionisti famosi cedono ai loro corteggiamenti dandosi in pasto a queste o quelle. I meccanismi psicologici dietro questi comportamenti possono essere diversi, per alcuni narcisismo, per altri risarcimento di un torto o dolore subito, altri ancora un utile secondario».

Questo si allaccia appunto al caso di cui stiamo parlando. Abbiamo assistito con Simone Santoleri ad un salto di qualità nell’interazione tra telecamere e accusato. La sua irrefrenabile voglia di raccontare la sua vita “contro” la madre sembrava più urgente della naturale necessità di difendersi dalle accuse e dai sospetti. Secondo Lei questa modalità d’azione è figlia di quanto detto sul rapporto con la televisione o c’è qualcosa di speciale, di unico in quest’uomo?

santoleri-a-quartogrado«È  chiaro che un profilo psicologico di Simone Santoleri, senza averlo mai incontrato non si può fare, quello che invece potremo provare a fare è sicuramente un’ipotesi psicologica, vista la mole di interviste date in cui mostra sicuramente tracce di sé. Non vedo nulla di speciale in questo uomo, se non l’enorme magma di risentimento nei confronti di un materno che non si è vissuto come accogliente, ma come respingente. L’odio per la figura materna sembra avere talmente permeato la vita di questa persona, unita al narcisismo di comunicarlo al mondo, che ha fatto passare in secondo piano l’esposizione eccessiva e quindi il rischio di poter dire più del dovuto. Ciò potrebbe essere una motivazione legata al risarcimento psicologico: utilizzo la tua scomparsa/morte per far sapere al mondo quanto eri cattiva e quanto male mi hai fatto».

Su questo infatti Santoleri è stato ossessivo nel raccontare proprio quella battaglia tra lui e la mamma per questione legate sia ai soldi che alla religione. Cosa può aver prodotto nel Santoleri adulto in termini di relazione sociale e filiale?

«Senza entrare nello specifico di diagnosi psicologiche che non sarebbe corretto formulare a distanza, Simone Santoleri è sicuramente un personaggio particolare. Bisogna chiederci quanto il suo eloquio corrisponde a verità e quante fantasie avrebbe propinato contro una persona che non può difendersi; quanta paura ha di riconoscersi e se è vera la descrizione che fa della madre, quanto di sé proietta in quello che ci racconta. Di sicuro nonostante l’imposizione massiccia delle sue interviste, l’effluvio ridondante delle sue parole, Simone Santoleri appare una persona fragile, sofferente emotivamente, ma al tempo stesso incapace di provare sensazioni ed emozioni, come se i suoi sentimenti verso Renata Rapposelli fossero completamente coartati».

tvCi rimane una scena tra le tante interviste televisive: quella in cui Santoleri nomina senza nessun motivo apparente la località ove poi sarà giorni dopo sarà rinvenuto il cadavere di Renata Rapposelli, a Chienti. Cos’è stato secondo Lei da un punto di vista psicologico?

«Anche qui, se cadessimo nell’errore di una decodifica superficiale potremmo ricondurre la défaillance di Simone Santoleri ad un lapsus freudiano, ad un atto mancato. Contenuti ai quali non dovremmo semplicemente dare una connotazione di disattenzione, ma  ricollegarli a pensieri rimossi e nascosti oltre la nostra coscienza. Potrebbe essere vero, ma è altrettanto vero che insieme a questa mia ipotesi di soggetto con personalità istrionica, non è detto che non possa esserci appunto un atto mancato, poi emerso per tenere sotto controllo la situazione».

 

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ciaravolo-mai-piu*Mai più violenza infinita è un’associazione che interviene sulla violenza di genere su tutto il territorio italiano collaborando anche con paesi esteri, istituzioni, professionisti del settore e vittime, individuando attraverso incontri e convegni priorità e strategie per indirizzare e promuovere studi sulla ricerca delle cause della violenza, per cercare di giungere alla risoluzione del triste fenomeno. Per informazioni:  www.maipiuviolenzainfinita.it

 

L’omicidio di Renata Rapposelli e le verità televisive ultima modifica: 2018-08-04T13:35:30+00:00 da info@cronacaedossier.it

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