Omicidio di Pordenone, il dilemma del profilo Facebook

Avere un profilo e odiare due persone sono sufficienti per essere accusati di un delitto? Dubbi su omicidio di Pordenone dopo le ultime novità






omicidio pordenoneSi attendono le battute finali sul caso del duplice omicidio di Pordenone, quando nel marzo dell’anno scorso furono ucciso nel parcheggio del Palazzo dello Sport, a colpi d’arma da fuoco, Trifone Ragone e Teresa Costanza. Battute finali che però stentano ad arrivare nonostante la determinazione degli investigatori a chiudere il cerchio.
L’intento investigativo si comprende dalle indagini di queste ore sul social Facebook, oggetto di ricerche serrate dopo la scoperta di un falso profilo utilizzato da Giosuè Ruotolo e dalla sua fidanzata Rosaria Patrone. Secondo gli inquirenti quel profilo sarebbe stato utilizzato per entrare nella vita di Trifone e Teresa con l’obiettivo di seminare discordia. Su tutti la mancata dichiarazione dell’utilizzo del profilo Facebook, in sede di deposizione nei giorni scorsi da parte di Ruotolo e poi di Patrone, costituirebbe un elemento centrale nella ricostruzione dei fatti inerenti il duplice omicidio di Pordenone. Perché non dichiararne l’utilizzo?

 

RuotoloPer la Procura la domanda avrebbe una risposta ovvia: perché sarebbe un elemento-chiave che accuserebbe Ruotolo e Patrone. Tuttavia, non sono poche le considerazioni da opporre a quella che è immaginabile considerare la futura tesi degli inquirenti sull’omicidio di Pordenone. Se anche si ammettesse l’utilizzo del profilo da parte dei due giovani e se anche si ammettesse astio da parte di quest’ultimi nei confronti delle due vittime dell’omicidio di Pordenone, mancherebbe ancora la prova dell’intenzionale organizzazione del delitto. L’esistenza di un profilo falso in realtà non implica un omicidio.




facebook 2Solo nel 2014 Facebook stesso dichiarava nel mondo l’esistenza di quasi settanta milioni di profili falsi, con una forbice destinata a crescere irrimediabilmente nel 2015 fino, si prevedeva, a toccare quota oltre cento milioni di profili. Se consideriamo queste cifre, dobbiamo anche comprendere come l’esistenza di un profilo falso sul social ad oggi più seguito al mondo sia un fatto quasi “fisiologico”. È dunque sì un’eccezione ma assume sempre più i connotati di una “regola” per molti utenti. I falsi profili (fake) sono spesso usati per spiare vite altrui altrimenti difficili da conoscere, oppure creare sostegno in gruppi nei quali si preferisce non comparire; ma anche creare dissapori fino poi a sfociare nei reati (con pene fino ad un anno se il falso profilo è associato ad un reato quale stalking). Insomma, fino a quando non si trova la fatidica frase che dimostra l’organizzazione del duplice omicidio di Pordenone, gli inquirenti sono costretti a non chiudere le indagini. Il rischio è di ritrovarsi altrimenti con un’indagine monca se non supportata da prove concrete quali possono essere impronte digitali, DNA, attribuzione dell’arma ad uno dei due sospettati.

Redazione di Cronaca&Dossier

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Omicidio di Pordenone, il dilemma del profilo Facebook ultima modifica: 2016-01-11T15:00:23+00:00 da info@cronacaedossier.it

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